di Giuliano Orlando

POTENZA.  Il Portogallo torna a casa da Potenza con un cappotto pesante. Otto incontri e altrettante sconfitte, i tecnici lusitani parlano di alcuni verdetti troppo casalinghi che hanno punito gli ospiti. Non posso condividere, salvo il confronto tra i supermassimi Diego Lenzi e Iuri Fernandez, che il bolognese ha vinto di misura, quindi si poteva regalare il pari, tutti gli altri incontri hanno segnato una superiorità azzurra schiacciante. Che poi alcuni ospiti si siano battuti con coraggio, non significa abbiano fatto meglio degli azzurri. Faccio l’esempio del match nei 71 kg., col tarantino Francesco Magri opposto ad Armando Naè. Il portoghese a attaccato per tre round, quasi sempre con la testa in avanti, portando spesso colpi scorretti, l’arbitro ha sempre lasciato correre e solo nella ripresa finale ha richiamato ufficialmente entrambi, sbagliando clamorosamente. Magrì è stato più preciso e il rapporto dei colpi a bersaglio era di 5-1, per l’azzurro. Che poi al verdetto Neè si dimostrasse sconcertato, fa parte delle sceneggiate non certo nuove. Questi alcuni dettagli. La verità è che il Portogallo visto a Potenza avrebbe perduto anche dai nostri youth. Il responsabile dell’Italia Emanuele Renzini, nell’occasione accompagnato dai tecnici Riccardo D’Andrea e Gennaro Moffa, ha giustificato la scelta, in considerazione dell’attuale momento di preparazione, con tutti gli atleti ben lontani dal picco della forma.                                                                                                                               “Portogallo avversario troppo facile? – mi risponde – Non potevamo certo affrontare Cuba, come debutto azzurro nell’anno preolimpico. Al momento tutti i convocati sono in una fase iniziale di preparazione, per i prossimi appuntamenti, siano essi tornei o campionati di categoria. L’anno appena iniziato prevede numerosi impegni per tutte le categorie. A Potenza ho portato alcuni nomi importanti per onorare l’impegno degli organizzatori, in particolare il maestro Giuseppe Gruosso della Boxe Potenza e le autorità di Potenza, dal sindaco agli assessori, che hanno reso possibile la bella serata. Conclusa con la vittoria di Irma Testa, assente dai nostri ring da quasi tre anni, un regalo al pubblico potentino, che ha potuto ammirare l’azzurra più premiata negli ultimi anni, dove brillano il bronzo olimpico e l’argento mondiale, oltre al doppio oro europeo. Peraltro debbo fare i complimenti a tutti gli azzurri che hanno dato il meglio anche se non erano al top della forma”.                                                                                                                                                                                                      Il richiamo dei guantoni ha fatto presa e il Pala Rossellino di Potenza, era quasi al completo. Il pubblico ha gustato la passerella vincente della squadra italiana, con grande partecipazione.                                                                          Prima del confronto ufficiale, sono salite sul ring la pugliese di Francavilla, Cristina Garganese, 26 anni, bronzo a Gallipoli nei 57 kg. numerose presenze agli assoluti con scarsa fortuna, un argento agli universitari 2019 a l’Aquila, e due dottorati dopo la laurea, opposta alla salernitana Inglesina Cuomo, titolare per la Campania al Women Boxing League tenutosi a Pompei in novembre. Ha prevalso come previsto la più esperta pugliese, che ha mantenuto l’iniziativa in modo costante, anche se la Cuomo nel terzo round indovinando un destro, ha fatto contare l’avversaria, senza per questo cambiare l’esito del match, nettamente a favore delle Garganese. 

Venuta a mancare l’avversaria di Erika Prisciandaro, fresca campionessa élite nei 48 kg. Rita Soares bloccata dall’influenza, onde evitare che la barese non combattesse, in sostituzione viene chiamata la napoletana Gabriella Laudano, a sua volta tricolore youth nei 54 kg. La differenza di peso si vede tutta, come la velocità e la precisione di Erika, sempre in controllo, senza forzare per l’eventuale soluzione di forza. Largo successo della Prisciandaro, in costante miglioramento ma anche la necessità di aggiungere qualche muscolo ad una struttura ancora in formazione. Tecnicamente sta completando una base già ampia.   

Kg. 57. Irma Testa b. Marine Camara. La nostra star è tornata a combattere in Italia, dopo una lunga assenza, accolta con tanti applausi che Irma ha ricambiato offrendo sprazzi di quel talento che le ha permesso di salire ai vertici assoluti. La mancina Camara, bene impostata e anche rapida non ha sfigurato, cercando di replicare alle rapidissime azioni della campana, alla quale è bastato aumentare il ritmo nell’ultimo minuto dei tre round per fare la differenza. Encomiabile comunque l’azzurra, che riesce a mantenere una buona condizione praticamente per tutto l’anno, dosando con grande equilibrio impegni agonistici e promozionali, essendo ormai l’immagine positiva dell’Italia in guantoni. Ruolo che sta svolgendo sempre meglio.

Kg. 60. Alessia Mesiano b. Carolina Ferreira. La Mesiano, superata la trentina ha raggiunto una continuità di rendimento che le permette di mantenere la posizione di vertice in ambito nazionale, in attesa dell’imminente ritorno di Rebecca Nicoli, per rinforzare la categoria e accendere un dualismo stuzzicante, in proiezione Giochi di Parigi. La ex iridata 2016, l’ultima azzurra a vincere il titolo, non ha dovuto risolvere molti problemi per superare la più alta Ferreira, che ha cercato invano di evitare la media distanza, anticipata regolarmente da una Mesiano più precisa e rapida, abile nel colpire e non dare bersaglio all’impacciata avversaria. Tre round in fotocopia di colore azzurro. 

Kg. 63. Assunta Canfora b. Miriam Rautemberg. A chiudere la parte femminile toccava ad Assunta Canfora, allieva del maestro Colucci, ormai pedina fissa in nazionale in una categoria che al momento non è inserita tra quelle olimpiche. La portoghese è sempre stata anticipata da una Canfora in ottima condizione, veloce sulle gambe e precisa nei colpi. Match a senso unico, l’ospite non ha quasi mai trovato bersaglio, mentre l’azzurra colpiva con estrema facilità. Pronta per i prossimi tornei.

Cinque gli incontri maschili.

Kg. 54. Federico Serra b. David Pina. Il mancino portoghese, più alto e mobile riesce a mandare fuori misura Serra che si lancia subito all’attacco, sbagliando il tempo delle repliche e facendosi cogliere sbilanciato. Il tempo per registrare attacchi e bersagli, e il sardo inizia a macinare l’ospite che chiuso alle corde, subisce e stenta a replicare. Secondo e terzo round ad allargare il vantaggio di Serra, anche se Pina si conferma buon elemento, ma al momento non all’altezza dell’azzurro che, non dimentichiamolo, è bronzo europeo in carica. A Yerevan in Armenia lo scorso maggio, avrebbe meritato la finale. Il 3-2 che ha premiato l’inglese Mc Donald non specchiava la realtà del ring.

Kg. 67. Gianluigi Malanga b. Josè Bolela  Il campione italiano ha mostrato l’ormai acquisita mobilità e l’arte di colpire indietreggiando. Combattendo nella sua regione, il barese pur non al massimo della condizione non ha mai concesso all’iper muscolato Bolela di chiuderlo per scaricare le sue bordate. L’atleta di colore capace di colpire solo con l’avversario a stretto contatto, ha vagato spesso per il ring, finendo diverse volte fuori dalle corde. Mentre Malanga, dopo ave colpito usciva dalla visuale del lusitano. Solo nel terzo tempo in qualche occasione Bolela riusciva a trovare bersaglio, con Malanga un po’ stanco, che gestiva l’ampio vantaggio.

Kg. 71. Francesco Magrì b. Armando Naè. Per il Portogallo l’ennesimo atleta di colore, una massa di capelli all’insù e una sola tattica, avanti a tutta con la “cabeza” a precedere i pugni. Magrì che giocava in casa, era sostenuto dal pubblico presente. Il maestro Cataldo lo invitava a non innervosirsi evitando di fare il gioco dell’ospite. Magrì usava molto bene i montanti che entravano come un coltello nel burro, mentre Naè insisteva nella sua boxe sporca, grazie alla noncuranza dell’arbitro, che si limitava a richiami amichevoli. Il match si accendeva nel round finale per l’aumento della pressione di Naè, consapevole di aver perso. Tardivamente l’arbitro richiamava il portoghese e pure Magrì, che proprio non meritava la sanzione. Comunque nulla cambiava e Magrì giustamente si aggiudicava la vittoria.  

86 Kg. Yohan Acosta b. Josè Rodrigues. Il giovane colosso di origine dominicana, 21 anni compiuti a dicembre, residente a Genova dal 2010, italiano dal 2021, allievo della Boxe Rosetto ad Arenzano (Ge), argento a Gallipoli, con un verdetto assurdo, ha debuttato in azzurro, sostituendo il casertano Caruso, fermato dall’influenza all’ultimo momento. Nonostante il limitato numero di match (27) ha offerto una prova decisamente positiva contro Rodriguez, mai in partita. Acosta lo ha superato in tutti i temi, vincendo alla grande i tre round. Concedendosi anche qualche preziosismo tecnico a braccia basse. Ottimamente costruito, in fase evolutiva, rinforza una categoria che a livello giovanile sta trovando elementi di sicuro interesse.

Kg +92. Diego Lenzi b. Iuri Fernandez. Debutto azzurro anche per l’inedito bolognese Diego Lenzi, 21 anni, allievo del gym Alto Reno, la sorpresa degli assoluti, dove ha vinto il titolo, superando prima l’esperto e plurititolato Mirko Carbotti e in finale il campione uscente Dmtri Tonyshev, origini ucraine, italiano da alcuni anni. Brevilineo dai colpi rapidi, ancora carente in difesa, contro Fernandez pugile di rimessa, abile e veloce, pur subendo i pugni dell’azzurro trovava a sua volta bersaglio utile. Il tema si è ripetuto per tutto l’incontro e la maggior quantità di pugni messi a bersaglio hanno giustificato il verdetto a Lenzi. Anche se la parità ci poteva stare.

Come già scritto in apertura, si è trattato di un semplice allenamento, sicuramente utile in prospettiva. La più festeggiata era ovviamente Irma Testa, che per l’occasione era accompagnata dalla famiglia, che dopo parecchi anni, ha potuto vederla in diretta. Soddisfatto anche l’esordiente Acosta, dimostratosi pronto al richiamo improvviso: “Ero un po’ emozionato – confessa – ma anche orgoglioso di indossare per la prima volta la maglia azzurra dell’Italia, ormai la mia patria. Ringrazio il maestro della nazionale Renzini e tutto lo staff azzurro che mi hanno accolto con amicizia e fiducia. Spero sia la prima tappa di un percorso importante”. 

A questo punto, al Centro di Assisi prende il via un corposo programma che vede impegnate tutte le nostre forze, nei campionati continentali, oltre alla prima selezione preolimpica, fissata a Cracovia in Polonia dal 21 giugno al primo luglio. Come è accaduto ai Giochi di Tokyo, anche per Parigi 2024, sarà il CIO presieduto dal tedesco Thomas Bach, in carica dal 2013, ad organizzare tutte le qualifiche preolimpiche, come per gli stessi Giochi. Purtroppo l’IBA non è riuscita ad adempiere alle richieste sui numerosi aspetti: finanziario, di governanche, conflitti di interesse, il peggioramento di rendimento arbitri e giudici, addirittura la mancanza di un conto corrente rintracciabile. Ultimo ostacolo, forse il più importante, riguarda lo sponsor dell’IBA, la Gazprom, il gigante energetico russo, che secondo voci non ufficiali ma concrete, avrebbe pagato all’IBA ben 50 milioni di dollari. Sponsor non gradito dal CIO, che ha chiesto la rescissione perché la dipendenza da una società statale ha il rischio di creare conflitto di interesse e autonomia. Questo accadeva prima che la Russia invadesse l’Ucraina!  Non solo, sgradite alcune iniziative che ha preso il presidente dell’IBA, il russo Umar Kremlev, tra le quali il tentativo del ritorno di Russia e Bielorussia ai tornei internazionali. Respinto di misura dai membri dell’IBA. Non si conosce ancora a chi sarà affidata la responsabilità delle qualificazioni e il resto per Parigi 2024. Per Tokyo il CIO aveva formato una commissione che definì Task Force, incaricando il giapponese Morinari Watanabe presidente internazionale della ginnastica, affiancato dal presidente del judo, Marius Vizer. Non andò  bene, per tutta una serie di motivi, dal covit19 alla mancanza di esperienza di una disciplina non facile, anche se Bach, con una battuta infelice, disse che il pugilato non è “una scienza missilistica” a significare che non servivano esperti del settore. Il bilancio conclusivo rilevò errori a non finire. Che lo stesso CIO fece finta di ignorare.                                                                                                              A Cracovia inizia il cammino europeo verso Parigi, con alcune novità imposte dal CIO. Come previsto, i maschi scendono da otto a sette categorie, mentre le donne saliranno da cinque a sei. Con un vero salasso per gli uomini e forte incremento femminile. Per i maschi la riduzione sembra inarrestabile, a Pechino 2008 figuravano 11 categorie, a Rio 2016 scendono a 10, ridotte a 8 a Tokyo e a Parigi saranno solo 7. Mentre quelle femminili sono in continuo aumento. A Londra 2012 e Rio 2016 erano 3, a Tokyo sono salite a 5 e a Parigi arriveranno a 6.  Nella capitale francese saliranno sul ring 126 uomini e altrettante donne. L’Europa ha diritto a 44 atleti equamente divisi. Le categorie maschili sono: 51, 57, 63.5, 71, 80, 92, +92, quelle femminili: 50, 54, 57, 60, 66 e 75. In questa prima selezione staccheranno il pass solo vincitori e vincitrici. Ovvero 7 uomini e 6 donne. Nel 2023 per l’Europa sono in programma i campionati youth maschili e femminili dal 4 al 18 aprile a Yerevan in Armenia, quelli riservati agli schoolboy e girl avranno luogo a luglio a Maribor in Slovenia. L’Azerbajan ospita in novembre a Baku la rassegna riservata agli Under 22. Gli europei elite maschili sono fissati nel marzo 2024 e dovrebbero riservare gli utimi pass per i Giochi di Parigi. L’IBA organizza quest’anno i mondiali femminili nella prima metà di marzo a New Dehli in India, mentre la rassegna iridata maschile avrà luogo a maggio nella capitale dell’Uzbekistan a Tashkent. I mondiali riservati agli jr. andranno in Messico a novembre. Quest’anno si terranno anche le elezioni IBA per il rinnovo delle cariche e il rischio di una scissione appare molto concreto. Parecchie nazioni europee, guidate dalla Francia e dall’Inghilterra e buona parte dell’America sembrano orientate alla non riconferma del russo Kremler e si ipotizza anche la creazione di due federazioni in antitesi. Il problema, se questo avvenisse, è quale delle due verrà riconosciuta dal CIO.

Di Alfredo