Impossibile avvicinare Miriam Podda senza una barriera invisibile rappresentata dal volto sorridente di Matteo, il fratello scomparso in un incidente stradale circa tre mesi fa. Miriam, 18 anni, è una ragazza sensibile ma anche forte come lo dimostra nella boxe. Il maestro Franco Piatti lo certifica e dice: “Quando l’ho accompagnata ai mondiali di Albena avevo qualche timore non per la sua preparazione, ma per la sua inesperienza al cospetto di atlete molto più navigate e con una incredibile carriera alle spalle. La ragazza invece ha entusiasmato tutto il Team della Nazionale e in un certo senso ci ha contagiato per il suo coraggio e la sua grinta. E’ stata eliminata con un verdetto scandaloso, come hanno riconosciuto tutti i presenti, ed è stata ad un passo dalla medaglia”. La ragazza che si allena sotto la guida di Angelo e Riccardo Gasparri nella Cosmo di Tarquinia, la palestra gestita dal papà Bernardo, ha esordito giovanissima nel 2009 e ha bruciato le tappe affrontando fin dall’inizio avversarie temibili. Finora ha disputato 15 match (+ 8, – 5, = 2); non è facile trovarle un’avversaria, per questo buona parte dei suoi incontri la vedono protagonista con la Nazionale.

La boxe come è entrata nella tua vita?

“Diciamo che sono cresciuta in mezzo a questo sport fin da piccola, ero tifosissima di mio fratello Luca che già combatteva con successo. Era inevitabile che la passione per questa disciplina mi avrebbe contagiato. Ho cominciato ad andare in palestra e pian piano mi sono appassionata sempre di più”.

Miriam precede una nostra domanda che rimane sospesa…

“C’è anche un perché, lo sport ci salva da tante cose, ci aiuta nella vita a crescere, a maturare su tanti aspetti”.

Cosa fai nella vita?

“Studio come Tecnico Programmatore e…faccio pugilato”.

Come occupi il tuo tempo libero dallo sport e dallo studio?

“Mangiare, mangiare soprattutto. Naturalmente scherzo anche se sono golosa. Mi piace stare con i bambini, spesso vado nelle Chiese a guardare i bambini. Sono felice quando sto a contatto con la gente e i più piccoli. Mi piace anche avere un impegno nel sociale”.

Il giorno più bello e quello più brutto pugilisticamente parlando ?

“Il giorno più bello è stato quello in cui mi dissero che sarei andata ai mondiali. Il giorno più brutto, ma per me è stato ugualmente bello, quando sono stata sconfitta e sono uscita ad un passo dalla medaglia”.

L’avversaria più difficile?

“Non lo so perché ho combattuto spesso con atlete di alto livello. Ovviamente le avversarie dei mondiali avevano un’altra preparazione, un altro modo di combattere. Erano molto più temibili”.

Tu leggi?

“Si molto. Attualmente sto leggendo una biografia di Mike Tyson, ma leggo anche romanzi. In quest’ultimo periodo mi sono avvicinata molto alla lettura, perché è un modo di staccarsi dalla realtà”.

Cosa pensi di questo gruppo femminile che si è formato nel Lazio e delle sue iniziative?

“E’ senz’altro una gran bella cosa, perché finalmente qualcuno si è mosso per il pugilato femminile, a differenza di prima quando se ne parlava poco e non venivano prese iniziative. Questi allenamenti collegiali ci possono portare ad altri livelli, fanno crescere le ragazze, visto che prima non c’era neanche la possibilità di disputare un match. E’ bello trovare avversarie di altre realtà, di altre regioni. Adesso con questa opportunità del Torneo a squadre il livello si alzerà molto”.

Il tuo colore preferito?

“Forse il blu. Non so il motivo, forse inconsapevolmente deriva dal fatto che la maggior parte dei miei successi e quelli di mio fratello sono iniziati dall’angolo blù. Un colore che per me si associa molto con il pugilato”.

(Alfredo Bruno)

Servizio fotografico di Luigia Giovannini

Di Alfredo