di Giuliano Orlando

La sfida di Las Vegas, oltre che storica per l’attesa infinita degli USA, è stata anche un confronto tra promoter. La Golden Boy di Oscar de La Hoya e l’intramontabile Don King. Il primo giocava in casa e presentava il favorito del confronto, mentre Don King, stavolta non sventolava la classica bandierina USA, semmai quelle di Haiti e Canada, covando la speranza di uscire dal ring dell’Arena MGM Grand di Las Vegas, col suo Bermane Stiverne (Haiti 24-2-1), haitiano di stanza in Canada, 36 primavere sia pure ben portate, col titolo WBC massimi ancora in tasca. Niente da fare, il gigantesco Deontay Wilder (33) ragazzo di colore dell’Alabama di 29 anni, dopo un tirocinio oculato durato sette stagioni,  non ha fallito la prova della conquista. Dopo  dodici round combattuti, ma per la maggior parte in favore dello sfidante, che ha sfruttato al meglio le lunghe leve, evitando il contatto con un rivale che doveva avvicinarsi al bersaglio per scaricare i colpi pesanti sui quali contava per riportare a casa il titolo, nessun dubbio sul verdetto. Merito di Wilder, ottimamente preparato, aver evitato l’avvicinamento del rivale capellone, tenendolo sotto controllo con l’uno due per tutto il match. I giudici hanno perfino largheggiato nel premiare il nuovo campione, anche se non era il caso.

Dopo un digiuno di sette anni, gli Usa tornano ad assaporare il piacevole profumo che emana un campione del mondo dei pesi massimi. Sul ring Gli USA all’asciutto dal 2007, record negativo in questa categoria, in passato una prerogativa assoluta,  allorchè  l’irascibile Shannon Briggs (57-6-1), dovette cederla al russo Sultan Ibragimov (39-7) ad Atlantic City (Usa) dopo averla conquistata a fine 2006, battendo il bielorusso Siarhei Liakhovich. I successivi tentativi bocciati dai fratelli Vitali e Vladimir Klitschko. L’altra notte Wilder ha rotto l’incantesimo e aperto un nuovo capitolo nel firmamento dei massimi. Dopo questo confronto, dovrebbero svilupparsi programmi a media scadenza, per riportare di moda una categoria in passato di esclusiva marca USA. Il dominio dei Klitschko, iniziato nel lontano 1999, con Vitali che colse il mondiale WBO, proseguito col fratello Vladimir l’anno dopo ed egemonizzato dal 2004 in avanti. Per oltre un decennio i due giganti provenienti dalla kick,  hanno bloccato il vertice dei massimi. La nuova situazione permetterà di allestire difese più equilibrate anche se di valore tecnico modesto. Wilder è un gigante di 2 metri, migliorato parecchio dal suo esordio nei pro. Ai Giochi di Pechino nel 2008, il nostro Clemente Russo lo dominò in semifinale (7-1), nonostante pagasse 20 cm in altezza e altrettanti nell’allungo. Passato nei pro, sotto le ali della Golden Boy di De La Hoya, ha fatto lunga esperienza avvalendosi di due ottimi tecnici come Jay Deas e Mark Breland. Ben 32 vittorie, tutte per ko, con avversari modesti. L’esame mondiale ha mostrato un Wilder discretamente mobile, più coordinato e continuo, capace di tenere i dodici tempi senza cali di rendimento. Sia chiaro, non abbiamo scoperto un campione assoluto. Certi limiti restano: boxe ancora dilettantistica, repertorio di colpi limitato e la testa alta che potrebbe essere un bersaglio per avversari che sanno sfruttare meglio la situazione. Sfidare Vladimir Klitschko è ancora troppo presto,in attesa, si aprono altre opportunità.  Il livellamento attuale, fatta eccezione per il pluricampione ucraino, mette in moto un giro di incontri impensabile fino a poco tempo addietro. Il 5 febbraio a Costa Mesa in California, il cubano Ismaikel Perez (20-1-1), fuggito dall’isola nel 2008 e approdato in Irlanda assieme ad altri connazionali, affronta Darnell Wilson (Usa 25-18-3), per collaudare la condizione dopo la battuta d’arresto contro Jennings Bryant (19) dello scorso giugno a New York e il pari con Carlos Takam, il tosto camerunese che a ottobre prima di arrendersi al 10° round, ha tenuto botta col russo Alexander Povetkin (20-1). Ed è proprio l’ex iridato WBA, l’obiettivo di Perez, per arrivare a Wilder. Ma c’è pure Tyson Fury (23), fresco campione d’Europa, altro gigante di 2.06 cm. a

bussare al mondiale di Wilder. Fury che si divide tra pugni e dichiarazioni sempre forti, ha detto chiaro e tondo che Stiverne é un ciccione e Wilder un tipo allampanato, battibili facilmente. In attesa di dare corpo all’ambizione di diventare campione del mondo, il 28 febbraio a Londra, affronta per l’Internazionale WBO, Christian Hammer (17-3) un romeno di stanza in Germania. Al di fuori delle battute, il gitano irlandese, può effettivamente dare parecchio fastidio a Wilder. Come Povetkin, campione silver, quindi sfidante di diritto dell’americano. Sul fronte della WBA, dopo la squalifica del  cubano Luis Ortiz (21) contro Lateef Kayode (Nig. 20) finito ko al primo round, per uso di sostanze stupefacenti (nandrolone),  ha indicato Lucas Browne (Aus. 22) e Shannon Briggs  (Usa 57-6-1) cosfidanti per l’interim. Il vincitore sarà il prossimo avversario del campione Ruslan Chagaev (Uzb. 33-2). Come si vede nei prossimi mesi la categoria dei massimi, torna a muoversi. Non è neppure secondario che il 25 aprile al Madison di New York, si svolga la difesa di Vladimir  Klitschko (Ucr. 63-3) titolare super WBA, WBO, IBF e IBO controBryant Jennings (Usa 19). Il pluricampione non combatteva negli Usa dal 2008, anno in cui batté ai punti Sultan Ibragimov (Rus. 22-1-1). Imprecisata la borsa di Vladimir, un milione di dollari per lo sfidante. Il segnale che sta iniziando l’operazione di avvicinamento per l’evento più atteso, ovvero Klitschko-Winter, magari a Las Vegas. Golden Boy e K2 sono sicuramente già in contatto.

Di Alfredo