di Giovanni Calabresi

Foto di Viviana Calabresi

Maestro Pilia parlaci della zona di Cagliari dove è situata la “Palaistiké Boxe Cagliari”.

Siamo nel quartiere Pirri, zona Nord di Cagliari è una zona tranquilla con un buon tessuto sociale, ci sono tutti i servizi essenziali, banche, mercato, supermercati, aeroporto e mare vicinissimi, un quartiere messo bene. 

Come ti sei avvicinato al pugilato?

Negli anni ’90 praticavo Taekwondo e Full Contact, c’era un compagno di palestra che iniziò a frequentare anche una palestra di pugilato e mi resi conto che migliorava enormemente. Così chiesi se potessi anch’io frequentare questa palestra, la “Boxe Cagliari”, ma avevo già 25 anni e il Maestro non mi accettò perché per regolamento non potevo fare agonismo. Poi venne un altro Maestro, Natalino Caredda, che era stato campione italiano professionista dei Piuma, lui mi accettò e mi dedicò tempo e attenzioni quando finiva il turno con gli agonisti. Con lui feci tanto sparring con gli agonisti, anche se, sempre per ragioni di età avanzata, non sostenni incontri ufficiali, ma grazie a lui questa disciplina mi entrò nel cuore, mi entusiasmò.  

Storia della società.  

Iniziamo dal nome, “Palaistiké” è una parola greca, perché la Grecia dall’ antichità è stata la culla di tutti gli sport, in questa terra sono nati i Giochi Olimpici, “Palaistiké” significa “arte della lotta”. La fondai nel 1992 insieme ad alcuni miei famigliari dopo aver fatto il corso da insegnante ad Assisi, quindi abbiamo festeggiato il trentennale, iniziai con un piccolo locale di circa 130 mq, dove insegnavo pugilato e Full Contact, poi incoraggiato dall’ affluenza nel 1998 trasferii la Palestra in un altro locale di circa 900 mq dove si faceva solo pugilato, ma ero sempre in affitto. Da inizio 2023 siamo in questa nuova sede di 1500 mq su due piani, l’immobile è di mia proprietà, l’ho fatto ristrutturare e oltre al pugilato che occupa 400 mq con un ring regolamentare, si possono praticare Full Contact. MMA, Fitness danza, ballo, sto mettendo su impianti di sauna e bagno turco, e a breve anche ginnastica propedeutica per donne in dolce attesa. 

Hai incontrato momenti di difficoltà agli inizi?

Tantissime difficoltà, in special modo nello stesso ambiente della boxe sono stato ostacolato, perché venivo visto come uno che non lo aveva praticato a livello agonistico e quindi a essere buoni venivo snobbato, ho faticato tantissimo a farmi accettare. Ma come mi hanno conosciuto ho superato anche questa diffidenza. Inoltre, stando in un quartiere abbastanza tranquillo, i genitori dei ragazzi quando venivano ad informarsi sull’ attività che si faceva erano sempre molto timorosi. C’era ancora la credenza malgrado i tempi che il Maestro rompesse il naso agli allievi. A mano a mano, grazie ai risultati dei miei allievi che mi hanno aperto la strada e alla mia persona, sono stato accettato.   

Le istituzioni ti sono state vicine in questi tuoi sforzi?  

Ho fatto tutto da solo, facendo sacrifici economici e migliorando costantemente, un poco alla volta.  

Che cosa significa il pugilato per Cagliari?

Cagliari ha una grande tradizione, ma adesso a parte gli appassionati si è un po’ perso l’amore per il pugilato, non sono più i tempi delle riunioni all’ Amsicora con trentamila spettatori, adesso è difficile organizzare una riunione anche di professionisti e raggiungere almeno 600 persone. L’ amore si è perso, non solo a Cagliari, non solo in Sardegna ma un po’ in tutta Italia. L’unico sport a cui si dà importanza è il calcio, dalle riviste specializzate alle reti televisive.  Si parla di boxe solo in occasione delle Olimpiadi con la speranza che venga mantenuta la sua partecipazione.  

Il numero delle Società e degli affiliati, in ambito nazionale, è in costante aumento, Maestro Pilia ma non è facile trovare professionisti da accostare a quelli dei tempi passati, perché? 

Dico sempre che i campioni li trovi nei numeri, se in palestra hai ad esempio cinque o sei pugili agonisti è difficile che in un numero così ridotto trovi dei campioni. In numeri più elevati invece la possibilità di trovare un campione è più alta perché il campione deve avere delle caratteristiche particolari sia fisiche che caratteriali. Come in tutti gli sport non è facile trovarne.  Poi come in tutti gli sport se inizi troppo tardi hai dei limiti. I genitori, ad esempio, che mi portano i bambini hanno tanta diffidenza verso questo sport, tanto che io ho un turno di bambini che ho evitato appositamente di chiamare “boxe” ma lo chiamo “multi sport” dove gli faccio fare un po’ di tutto, anche se ci sono tutti i presupposti poi volendo per essere indirizzati verso il pugilato, però se tu chiami l’attività “boxe” sicuramente hai dei numeri molto inferiori. Eppure ci si fa molto più male praticando altri sport, oggi il pugilato gode di tante salvaguardie e protezioni sia da parte degli arbitri che dall’ equipaggiamento usato come i guanti ad assorbimento di energia, l’atleta è molto più protetto che ad esempio nel calcio dove una gomitata ti può fratturare il naso per non parlare delle lesioni ai menischi o ai legamenti. 

La Nazionale Elite sta raccogliendo buoni risultati, dopo un periodo di difficoltà siamo sulla strada giusta? Le basi ci sono bisogna solo avere costanza e continuare a lavorare con impegno?

Adesso stanno puntando molto sui giovani con incremento di attività, con tanti Tornei, in passato si è sbagliato a puntare solo su quei quattro, cinque pugili della Nazionale, a portare lì tutti i finanziamenti disponibili. Bisogna ampliare la platea, tutti devono avere la possibilità di emergere, a parte i Campionati per i vari settori giovanili bisogna farne anche per Elite ad esempio di terza, di seconda serie tutti devono essere messi in condizione di partecipare a Tornei e Campionati dove possono essere competitivi. Che senso ha partecipare a un Campionato Elite dove trovi pugili della Nazionale che hanno più di cento incontri, tanti si scoraggiano e abbandonano l’attività. A tutti bisogna dare l’ambizione di poter vincere e così formi una grande base, perché più gente hai che si appassiona a questo sport e più si amplia la platea, si fanno avvicinare figli, nipoti, amici, parenti e tutto il settore ne beneficia. Quindi non la ricerca assoluta del Campione Olimpico trascurando tutti gli altri, perché poi quando questi smette o è costretto a smettere ti ritrovi a mani vuote. 

Le ragazze intanto vanno sempre forte.

Si, vanno forte anche perché ce ne sono meno, hanno fatto esperienza con altre arti marziali, va benissimo il settore femminile ma non credo che questo sia la soluzione di tutti i mali.  

Suggerimenti ai vertici Federali per il bene del nostro pugilato. 

Sto seguendo attentamente questo nuovo corso, mi piace che stanno dando spazio al settore giovanile, è da lì che si deve partire per raccogliere più avanti. E poi stanno dando spazio al professionismo, perché se parliamo di Cammarelle lo conoscono solo gli addetti ai lavori, Russo lo conoscono per le trasmissioni televisive. Il dilettantismo non ha sulla gente quella visibilità che ha il professionismo. Trascurare il professionismo è stato un errore del passato, adesso vedo che gli si sta dando più interesse, ci sono questi Trofei delle Cinture, ci sono incontri tra italiani c’è un cambiamento di tendenza che vedo favorevolmente.  

Curate anche un settore amatoriale, oltre a quello degli agonisti

Certamente, perché tanti passano dal settore amatoriale all’ agonismo   proprio per questa diffidenza che c’è verso l’agonismo, in tanti si iscrivono come amatori, poi cominciano a fare i guanti e qui vedono che non è questa brutta cosa che tutti dicono e passano all’ agonismo, fanno qualche incontro. Ci sono persone grandi, che non combatteranno mai ma vedono che è un bell’ ambiente e ci portano i figli. Ci possono essere amatori che possono sponsorizzare pugili agonisti, con la loro quota aiutano la società ad andare avanti, perché le spese sono tante. E’ un settore nel quale ho sempre creduto e ci sono tantissimi vantaggi a curarlo. 

Cosa privilegiate nei vostri allenamenti?

 Parlando degli agonisti curiamo un po’ tutto, sia la parte tecnica che la preparazione atletica, quando siamo vicini alle riunioni, all’ attività curiamo di più la preparazione atletica, perché è quello che in tempo di gara ti permette di esprimere quello che sai fare, se siamo lontani da appuntamenti importanti ci dedichiamo di più alla tecnica.    

Collaborate con sessioni di sparring con altre società della Sardegna?  

Io sono un collaborazionista per eccellenza, cerco di andare d’accordo con tutti, porto i miei ragazzi a fare i guanti con tutti quelli che mi chiamano. Qui a Cagliari andiamo spesso alla “A.P. Sardegna” dal Maestro Paolo Carta, alla “Boxe Cappai” dal Maestro Fabrizio Cappai, e con la “Boxe Uta” dal Maestro Edoardo Pilittu, al quale a volte affido anche i miei pugili, perché io essendo Presidente della mia società, non posso stare all’ angolo dei miei pugili, c’è questa incompatibilità con il ruolo di insegnante. Ma andiamo anche a Oristano dal Maestro Marcello Loi. 

Parlaci dei risultati ottenuti dai ragazzi della “A.S.D. Palastaiké”. 

Alessio Rondelli come professionista Titolo Internazionale WBF Massimi Leggeri e Titolo Inter  Continentale Massimi Leggeri IBF, da dilettante tre volte Campione Regionale Medio Massimi e due volte Campione d’Italia Universitari; Marco Serrau due Trofei “Alberto Mura” come Junior e come Youth e più volte Campione Regionale; Andrea Saba finalista “Trofeo delle Cinture” Pesi Super Welter  più volte Campione Regionale; Francesco Zito finalista “Trofeo delle Cinture” Pesi Welter , più volte Campione Regionale;  Federico Sanna Campione d’ Italia Youth e Campione Regionale;  Alessandro Sorrentino Campione Regionale Pesi Super Welter; Luigi Porru Campione Regionale Pesi Super Welter; Davide Maxia Campione Regionale Pesi Super Welter; Ignazio Melis Campione Regionale Pesi Welter; Antonio Maxia Vincitore “Criterium Universitario”; Riccardo Fessia vincitore “ Criterium Universitario”; Angelo Argiolas Medaglia d’Argento Campionati Italiani Schoolboys.  

Cagliari è stata una delle grandi capitali Europee del pugilato, ha avuto grandi Maestri, grandi Organizzatori, grandi Manager, grandi Campioni perché adesso non ci sono più i trentamila spettatori dell’Amsicora, non ci sono più i grandi personaggi che abbiamo citato, perché a tuo giudizio c’è stato questo calo, questa ritrosia verso il pugilato? 

Sicuramente noi del mondo del pugilato dobbiamo fare un “mea culpa”, mi è capitato di assistere a riunioni dove venivano presentati sedicenti pugili dell’est Europa completamente digiuni di tecnica pugilistica, gente presentata in sottoclou importanti che avanzavano col piede sinistro e colpivano col destro. Gente presa dalla strada che non avevano nemmeno una settimana di palestra, spettacoli indecorosi. Ecco, a un pubblico competente abituato a vedere gente come Puddu, Miranda, Burruni, Accavallo, Vacca, Udella, Fanni, Melis, Manca, Galici e altri campioni, non puoi presentare questa gente. E il proliferare di titoli e titoletti é un’altra realtà negativa, ma questo è un male incurabile e non vale la pena di analizzare questi problemi. Ma ne va la reputazione. Il pubblico viene una volta, poi ti abbandona. Altra cosa negativa è che in Sardegna manca un procuratore sardo che si prenda cura dei pugili locali, l’ultimo è stato Tonino Puddu, i nostri professionisti vanno sempre fuori regione e qui si va sempre incontro ad alcuni verdetti falsati, anche questo concorre a far disamorare il pubblico perché il pubblico del pugilato è un pubblico che conosce la durezza dei pugni e vuole la lealtà.  

E per finire Maestro Pilia il tuo sogno nel cassetto.

 Portare un mio pugile alle Olimpiadi e a parità vincere un Titolo importante da professionista.    

L’arbitro Internazionale Albino Foti che ha rappresentato l’Italia ai Giochi Olimpici di Londra 2012, primo arbitro sardo a salire su un ring Olimpico, si allena alla “A.S.D. Palaistiké” ne approfittiamo per rivolgere qualche domanda anche a lui. Albino il numero delle Società e degli affiliati, in ambito nazionale, è in costante aumento, ma non è facile trovare Professionisti da accostare a quelli dei tempi passati, perché?    

Intanto è cambiata l’era, non ci sono più le motivazioni che c’erano in passato, prima c’era più povertà e questo era lo sport dove senza grandi spese potevi uscirne fuori, oggi c’è benessere economico. Noi siamo fortunati ad avere aumentato il numero delle società e degli affiliati però non c’è quella qualità che c’era prima. Ci stiamo riprendendo con il Presidente attuale D’Ambrosi che ha avuto l’idea di far crescere i ragazzini che sono il futuro, ricordiamoci che campioni come Parisi, Delli Paoli e Campanella venivano dai Giochi della Gioventù. A livello dilettantistico quando un nostro atleta va a medaglia, bisogna togliersi tanto di cappello perché oggi c’è una concorrenza incredibile, dalla frantumazione dell’ex Unione Sovietica in luogo di una Nazionale adesso ce ne sono almeno quindici tutte fortissime, e le nuove entrate come Cina e India che hanno milioni di praticanti. Il pugilato è comunque uno sport che tira come si dice, sono rimasto sbalordito ai Campionati Italiani di Gym Boxe dello scorso anno a Fermo, che possiamo considerarla una attività propedeutica al pugilato agonistico, Campionati dove ero supervisore ci sono stati 440 incontri disputati in un clima di grande entusiasmo. A livello professionistico però per organizzare ci vogliono i soldi anche, lì ci stiamo riprendendo perché io faccio sempre una considerazione che i Campioni sono legati al numero degli affiliati.   

Cagliari che è stata una delle grandi capitali Europee del pugilato non ha più i numeri del recente passato perché?

Uno dei motivi è che si organizza poco, lo scorso anno in Sardegna ci sono state 25 riunioni di pugilato, Adrio Zannoni mi ha detto che nello stesso anno nel Lazio ce ne sono state ben 180. In Sardegna non vedo molta collaborazione tra le società; eppure, ci sono tante palestre con spazi che possono ospitare riunioni, la Federazione gli viene incontro pagando gli arbitri e il medico, ma principalmente mancano gli uomini che c’erano nei tempi passati, gente che ha fatto la storia. Pensa che io prima di passare in A.I.B.A. ho arbitrato circa 150 match tra professionisti, oggi se mettiamo insieme tutti gli arbitri della Sardegna, questo numero non lo raggiungono. 

Albino, in Italia la classe arbitrale è spesso al centro di polemiche pur vantando un profilo di altissimo livello internazionale come te che hai rappresentato la nostra Federazione ai Giochi Olimpici di Londra 2012, come Giuseppe Quartarone designato ad arbitrare Joshua- Parker, come Massimo Barrovecchio, tanto per citare i più noti; quindi, sono lagnanze campanilistiche o il settore deve migliorare e cosa proponi per questo?

 Sono lagnanze campanilistiche perché anche davanti all’ evidenza dei risultati si lamentano sempre. Nascondono il loro fallimento riversandolo verso gli altri per far vedere ai genitori dei ragazzi che non è colpa loro che hanno lavorato male ma è colpa degli arbitri e dei giudici che hanno giudicato male. Oggi c’è la revisione del verdetto che il Presidente ha messo anche agli inizi dei Campionati. Premetto che giudicare non è facile, ma in ogni Campionato o Torneo, tutte le mattine dalle ore 9 a mezzogiorno ci riuniamo, nella sala dell’Albergo, con tutti gli Arbitri con Massimo Barrovecchio e Renzini ed esaminiamo al rallentatore tutti gli incontri del giorno precedente, analizzando eventuali errori commessi. In questo modo la categoria migliora, oggi ho ricevuto una e-mail dalla Bulgaria dove ci chiedono la presenza di un arbitro Tre Stelle italiano, quindi la qualità c’è.  È però naturale che bisogna sempre puntare a migliorarsi, ritengo che sarebbe opportuno quando si tengono Corsi per Arbitro, fare incontri formativi con gli insegnanti, colloqui prolifici anche per far capire come si valutano gli incontri. Forse nel Lazio questo succede perché  c’è Adrio Zannoni che è un ex Arbitro e quindi capisce l’importanza di questa collaborazione.                                                                             

“A.S.D. PALASTAIKE’ BOXE CAGLIARI”

Presidente: Gianni Pilia                                                                                                                                                                 

Tecnici: Marco Aramu; Andrea Saba.                                                                                                                                 

Professionisti: Francesco Luigi Zito                                                                                                                                            

Elite: Kevin Masala 67 kg; Ignazio Melis 67 kg; Alessandro Murgia 71 kg; Marco Serrau 67 kg;                                                

Youth: Riccardo Zucca 54 kg                                                                                                                                                        

Junior:  Angelo Argiolas 46 kg                                                                                                                                                  

Schoolboys: Flavio Usai 57 kg                                                                                                                                                   

Allievi: Mauro Argiolas                                                                                                                                                                 

Canguri: Riccardo Medau; Gabriele Pisano; Jacob Seniga; Federico Tocco; Emanuele Zucca; Alessandro Cara.                                Cangurini: Nicolò Ballette; Ascanio Figarini; Mattia Pierini; Antonio Ruspoli                                                         

Cuccioli: Francesco Barraga; Tommaso Medau; Gabriele Pierini.                                                                                       

Di Alfredo

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