di Giuliano Orlando
Grazie Valentina Alberti, per l’oro che hai conquistato nel prestigioso torneo Strandja a Sofia (37 nazioni, 193 maschi e 103 donne) nei 64 kg. Nata nel 2011, la sorellina minore della manifestazione maschile, la più longeva d’Europa e non solo, quest’anno ha festeggiato la 70° edizione e nel corso degli anni, ha visto salire sul podio i più forti dilettanti in assoluto. La giovane bolognese, 24 anni, ha compiuto una grande impresa, battendo nell’ordine la greca Toussa, la quotata indiana Basumatari. In finale si è imposta sulla decantata olandese Heijen, europea youth 2017, che nel sito dell’Eubc, l’ufficio stampa, alla vigilia della sfida, si sprecava in elogi pubblicando la foto, dedicando per contro, meno di due righe sull’italiana. Per fortuna Il ring ha scritto un’altra storia, premiando Valentina, dopo una battaglia tosta, ma nettamente in favore dell’italiana. I giudici come ormai prassi, sono stati molto stretti, in particolare il giudici svedese che ha assegnato alla “tulipana” un 30-27 che lascia sbigottiti, ovvero 6 punti di differenza col verdetto del romeno e del bulgaro che hanno assegnato 30-27 per l’italiana! Confesso che questo successo mi rende felice perché in passato la Alberti ha dovuto superare guai fisici a non finire, limitandone per anni il rendimento. Una bella soddisfazione anche per il consigliere federale Sergio Rosa, che l’ha vista crescere nella sua palestra, la Tranvieri a Bologna. Era dai Giochi Europei 2015 che l’azzurra non saliva sul podio in campo internazionale: argento a Baku in Azerbajan. In alcune occasioni per la condizione atletica, spesso per verdetti assurdi, in particolare agli europei 2016, contro la gallese Rosie, premiata dalla giuria nei quarti, mentre nel 2014 e 2018 non era al meglio. Pure ai mondiali, sia a Jeju in Corea del Sud 2014 che ad Astana 2016, le giurie favorirono le locali. Assente lo scorso anno in India, subì l’ennesima ingiustizia agli assoluti di Pescara a dicembre, contro la campana Amato, che solo la giuria aveva visto vincere. Lungi dall’arrendersi, ha preso parte al torneo più longevo del mondo, giunto per i maschi alla 70° edizione, mentre è stato aperto al settore femminile dal 2011. In precedenza l’Italia in rosa aveva conquistato un argento nel 2012 con Valeria Calabrese, oggi apprezzata tecnica azzurra e 6 bronzi. Mancava l’oro e i pronostici non concedevano molto credito a Valentina, che ha smentito tutti. Un bel risultato, mancato ancora una volta a Irma Testa nei 57 kg., fermatasi al bronzo, battuta come nel 2018 dalla bulgara Stanimina Petrova (28 anni) sicuramente una delle più forti al mondo, iridata nel 2014, due titoli europei, vittima di una sconfitta ingiusta ai mondiali del 2018 contro l’indiana Sonia, che costò al maestro della bulgara la squalifica per aver gettato una bottiglietta d’acqua sul ring, in segno di dissenso. Bravissima ma non imbattibile. Nel 2017 a Cascia nel perugino, al campionato UE, la nostra Alessia Mesiano, iridata 2014, la battè chiaramente e si aggiudicò la cintura. La Testa, 21 anni, in fatto di talento non è inferiore a nessuna, ma purtroppo il salto dalle youth all’elite la condiziona sul piano psicologico. Dopo aver battuto l’esperta russa Sartakova negli ottavi, sulla soglia dei 30 anni, presente agli assoluti nazionale dal 2012, dove ha raccolto ben tre argenti e quattro bronzi, ha ceduto alla migliore scelta di tempo dell’azzurra, che nei quarti ha passeggiato contro la brasiliana Romeu. Purtroppo contro la bulgara è parsa indecisa e ha perso. Niente da fare per Bonatti (48) e Mesiano (57) in condizione non ottimale, come la milanese Nicoli, scesa nei 60 kg. con un calo di rendimento preoccupante, ben lontana dall’atleta che tra il 2017 e parte del 2018 vinceva tornei importanti. Ai mondiali youth 2017 in India, dopo aver battuto la campionessa europea Heijen con sicurezza veniva letteralmente defraudata da una giuria scandalosamente casalinga contro la locale Boro, che vinceva poi l’oro. La milanese vista a Sofia è lenta e poco mobile, come la Floridia (64). A parere personale la ligure Fadda e ancora più la ferrarese Galizia avevano battuto le rivali. Purtroppo le giurie ormai da anni, sono sempre severe con azzurri e azzurre. Ne fa fede il 3-2 ottenuto dalla Alberti, al termine di un match vinto nettamente. Lo svedese segnava un 30-27 alla tulipana a conferma di incapacità o malafede. Diverso il discorso maschile, dove i quattro rappresentanti azzurri sono usciti presto, senza scusanti. Cappai a 56 kg. non poteva certo tenere testa al campione nazionale uzbeko Sharakhmatov, una nazione che ormai va considerata tra le più forti al mondo, tanto che i due rappresentanti sono arrivati in finale. Maietta, ex speranza nei 56, (bronzo europeo 2015) come leggero vale meno, come dimostrano i risultati, compreso quello di Sofia, dove il kazako Safiullin ha dominato. Di Lernia supplisce con la generosità alla minore prestanza atletica. Dopo aver battuto il quotato marocchino Nadir, cedeva netto contro il polacco Durkac che ha fatto valere la maggiore consistenza atletica. Manfredonia al rientro (81) ha fatto atto di presenza fuggevole contro il russo Khataev, meno di 1’ prima dell’abbandono. Il coach Maurizio Stecca, nel commento finale si è dichiarato soddisfatto del rendimento generale. Adducendo ai carichi di lavoro il rendimento non ottimale della squadra. Tesi tutta da verificare, visto che nella stessa situazione si trovavano anche le altre nazioni. Da tempo, il settore femminile, è quello che spesso porta a casa più medaglie. La realtà che il ricambio è sempre più difficile. Nel bilancio conclusivo, Russia: 4 M, 1 F; India: 1 M, 3 F; India 1 M, 2 F; Uzbekistan: 2 M; Usa: 1 M, 1 F; Bulgaria 1 M, 1 F; Ucraina 1 M; Filippine 1 F; Italia 1 F. Brasile 1 F.

Di Alfredo

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