vasyl-lomachenko-vs-orlando-salido-odds_f3925di Giuliano Orlando

 Vasyl Lomachenko express. L’ucraino delle meraviglie, è arrivato a tempo di record alla soglia del mondiale professionisti. Nessun passaggio intermedio, nessuna gavetta di apprendistato. Dall’oro di Londra 2012, all’assalto di sabato notte all’Alamodome di San Antonio, nel cuore del Texas, una struttura capace di contenere oltre 60.000 spettatori e diventare la sede di uno storico primato. Lo sfidante ucraino, tenta la conquista di un mondiale professionisti al secondo incontro. Qualora riuscisse nell’impresa e ci sono tutte le condizioni per raggiungere il sogno, scavalcherebbe il superleggero thailandese Seanseak Muangsurin, che detiene il primato dal 1975, avendo centrato l’obiettivo iridato al terzo confronto tra i prize-fighter. Nel passato, due atleti ci provarono addirittura all’esordio. Nel 1957, il bombardiere semicalvo Peter Rademacher, che l’anno prima ai Giochi di Città del Messico, si era imposto nei massimi a suon di ko, sfidò Floyd Patterson a Seattle nello stato di Washington. Tentativo fallito con l’onore delle armi. Negli anni ’50 fu un massimo temutissimo per la potenza, vincendo i Golden Gloves dal 1949 al ’53, battendo tra gli altri Zora Folley e Harold Johnson, oltre al russo Mukhin nella finale olimpica per ko. Peter che aveva ormai 29 anni, per due riprese tenne il manager Cus D’Amato, sulle spine imponendo un conteggio al campione. Nel proseguo del confronto il miglior tasso tecnico di Patterson fece la differenza. Stop al sesto tempo. Una pagliacciata risultò il tentativo di tal paraguaiano Rafael Montiel, sbucato dal nulla per tentare il mondiale minimosca WBC nel 1975 a Caracas in Venezuela, di fronte al titolare di casa Luis Estaba detto Lumumba, longilineo di qualità che concesse al malcapitato ospite quattro round. In aggiunta, lo sconfitto una volta tornato a casa, denunciò gli organizzatori di averlo dopato alla rovescia, facendolo salire sul ring, letteralmente addormentato. Una cosa è certa, in Venezuela ancora oggi si va sul pesante per proteggere i locali.   

Il tentativo di Lomachenko è una sfida di altissima qualità, giustificata da componenti tecniche che non lasciano dubbi. L’ucraino è un campione con la C maiuscola, capace di vincere tutto nei dilettanti col piglio del dominatore. Pugile completo in ogni senso, la cui esperienza in maglietta è il biglietto da visita che giustifica ampiamente il tentativo iridato.

Ho conosciuto Lomachenko nell’ottobre del  2011 a Baku in Azerbajan, in occasione dei mondiali che davano il pass per i Giochi di Londra. Debbo questa opportunità all’amico Sergiy Karchynsky, tecnico ucraino di lungo corso. Aiutante di Nikolaj Hromov nella nazionale giovanile russa, poi con quella del suo paese, per tre stagioni con Milano Thunder, dove portò il medio Derevyanchenko, per diventare Head Coach degli Astana Arlans, i vincitori della terza edizione delle WSB.

In Azerbajan Vasyl, pur vincendo non era certo al meglio. Aveva ripreso dopo un lungo stop dovuto a guai, prima alla spalla e poi alla mano destra. Si era preparato a casa col padre Anatoly, che è sempre stato il suo maestro. L’edizione 2011 fu quella dell’esplosione del team ucraino. Vinsero quattro ori e un argento. Si presentarono in una condizione incredibile. Iniziavano a picchiare dal primo e finivano all’ultimo minuto, senza denotare il minimo calo fisico. Qualcuno storse la bocca, ma nessuno poté muovere accuse specifiche. Parlai di questo al papà, facendo notare che l’unico a non avere tale condizione era proprio il figlio. “Abbiamo chiesto di svolgere una preparazione diversa, per i problemi che ci hanno condizionato. Per quanto riguarda la forma davvero perfetta posso solo complimentarmi con i tecnici e i pugili, importante saper replicare a Londra, perché il vero traguardo è quello”.

Chiesi al campione se pensava al professionismo dopo Londra. “Ci avevo pensato anche dopo Pechino, ma papà mi frenò, spiegandomi che il mio corpo era ancora in fase di crescita e aveva ragione. Infatti sono diventato un leggero nei dilettanti. Vedremo cosa fare quando passerò pro con l’AIBA, avendo sottoscritto un precontratto come l’amico Usik”.                                                                                                                            

Quando hai iniziato la boxe?

Sorride e guarda il padre: “Meglio chiedere a lui. Era già tutto deciso prima ancora nascessi. Siamo una famiglia sportiva, papà ha fatto la boxe con buoni risultati poi ha scelto l’insegnamento. La mamma è stata una ginnasta, poi è passata al ruolo di moglie e madre. Io ho messo i guantoni prima di andare a scuola. A 6 anni ero già impegnato  nei tornei studenteschi. Mi piaceva imitare i campioni americani. Papà aveva molti filmati di Muhammad Alì e Roy Jones, ma anche di Leonard e Hagler. E’ sempre stato un appassionato della boxe spettacolo”

Che tipo di pugile sei?

 “Penso di aver costruito un tipo di boxe personale, aiutato dalla facilità di eseguire quello che mio padre mi insegna. Devi avere dentro qualcosa in più. Altrimenti resti nel gruppo”.

Quando hai capito di essere un campione?                                                                                                                                                      

“Il riconoscimento del trofeo Val Barker come miglior pugile dei Giochi a Pechino, è stato il biglietto da visita  che aspettavo.  Anche perché l’anno prima non era andata come mi auguravo, sconfitto ai mondiali di Chicago dal russo Selimov, con un verdetto bugiardo e questo ti lascia l’amaro in bocca. La riscossa olimpica ha significato molto per me. In finale contro il francese Djelkhir che aveva impressionato per la potenza, l’ho messa sullo scambio duro e in una ripresa ho risolto la sfida. Volevo dimostrare che quando decido ho anche il pugno da ko”.

Che i mondiali di Baku, fossero difficili per Lomachenko lo dimostra l’andamento del torneo. Per arrivare al titolo, ci fu un clamoroso recupero negli ottavi, quando l’ucraino era ormai fuori dal torneo, battuto 20-19 dal brasiliano Conceicao, che ora fa parte dei Thunder Italia alle WSB. A quel punto, intervenne direttamente il direttore esecutivo dell’AIBA il coreano  Kim. Nella notte la Commissione Tecnica rileva che il richiamo fatto a Lomachenko per colpo basso è inesistente. Nuovo punteggio di 19-18 per l’ucraino, salvando colui che viene indicato come il  leader della APB, il professionismo sotto l’egida dell’AIBA. La storia  smentirà il progetto, dovuto forse alla troppa fretta dell’Associazione presieduta da Ching-Kuo Wu. Lomachenko resosi conto che lo sbocco promesso non ha data certa, traccheggia fino al 2013, boxando nelle WSB con la franchigia ucraina, poi decide che è tempo di passare professionista.  Si accorda con l’americana Top Rank di Bob Arum, che non è certo alleata con Wu e Kim.  Inizia il cammino verso il mondiale, dopo aver parlato chiaro al nuovo promoter. “Io sono il dilettante più vincente della storia: 396 successi e una sola sconfitta, ho 26 anni e intendo chiudere prima dei 30. Non intendo crearmi un record disputando match di collaudo. Un buon avversario al debutto e poi il mondiale. Al resto ci penso io sul ring”. Detto fatto. Debutta il 12 ottobre scorso a Las Vegas, battendo per kot al quarto rpund, il coetaneo messicano Josè Ramirez (25-4) che figura al settimo posto per il WBO. La stessa sigla che l’ucraino cercherà di conquistare sabato sera a S. Antonio, contro l’esperto Salido Rivera, 33 anni, dal ’96 sul ring, dal 2004 nei quartieri alti dei piuma. Il primo centro mondiale nel 2010, ttolo IBF, dopo aver fallito ben tre tentativi per la stessa sigla. Battuto da Manuel Marquez nel 2004 e Cristoball Cruz quattro anni dopo, mentre nel 2006 contro Robert Guerrero, finì con un non-contest, anche se i giudici gli avevano assegnato la vittoria. Agli esami risultò che Salido aveva usato qualcosa di proibito, quindi vittoria cancellata. La cintura conquistata ai danni di Cruz regge solo quattro mesi. Troppo bravo Gamboa, uno dei tanti talenti cubani, oro ad Atene nel 2004, fuggito in Florida qualche anno dopo.  Dicevo che il messicano è tipo tenace. Infatti torna campione prendendosi la rivincita con Marquez con la WBO. Che difende due volte, poi inciampa su Mikey Garcia, giovane e bravo, che si ferisce ma vince all’ottavo tempo, avanti largamente per i tre giudici. Garcia lascia il titolo e ancora Salido contende la vacante cintura a Orlando Cruz, un cognome che sembra attrarre il messicano. Lo batte prima del limite. A S. Antonio, gioca grosso e rischia molto. Nonostante esperienza e titoli, i pronostici lo danno, sia pure di poco, sfavorito. Quali sono i presupposti per cui Lomachenko ha buone possibilità di spuntarla contro un signor pugile quale il messicano, che in fatto di tenacia non è inferiore a nessuno? L’ucraino è un vincente nato. A 16 anni, nel 2004 debutta in campo internazionale e vince l’europeo cadetti a Saratov in Russia. Pesa 46 kg. e regala un anno ai rivali. Due stagioni dopo domina il mondiale jr. ad Agadir in Marocco tra i 51 kg. dove batte il cubano Portuondo in finale, oltre al gallese Selby e al russo Vodopyanov. Un piccolo dispiacere nel torneo Semer Trenstin a Odessa, disputato due mesi prima della rassegna iridata: in finale contro Andrey Bukreyev, pur vincendo, conosce il primo e finora unico conteggio. Nel 2007 è campione nazionale assoluto, titolo che farà suo fino al 2011. Passando dai piuma ai leggeri. Sempre nel 2007 a 19 anni, prende parte ai mondiali a Chicago, snobbati dai cubani dopo le fughe dei loro migliori dopo i Giochi di Atene 2004. Ufficialmente sul ring americano, nella finale contro il russo Selimov subisce l’unica sconfitta. Che reputa immeritata, come la maggior parte dei presenti. Si rifà a Pechino 2008, battendo il bravo, ma spocchioso avversario al primo turno con un netto 14-7. Per completare la stagione e non farsi mancare nulla, domina gli europei disputati a Liverpool. A Milano nel 2009, vince il primo mondiale assoluto dove non incrocia Selimov, salito nei leggeri, ma batte comunque un altro russo, quel Vodopyanov che conosce da jr.                                                                                                                                               

Dell’edizione iridata di Baku, ho già parlato sopra, la completo ricordando che in semifinale sconfigge il nostro Valentino, soffrendo parecchio in avvio. Prendendo il largo al terzo, favorito da un arbitro a dire poco fazioso. In finale doma assai più facilmente il cubano Yasniel Toledo.  A distanza di un anno e mezzo Lomachenko è passato dall’oro olimpico al tentativo di conquistare il massimo alloro nel professionismo. Un traguardo che nella storia ha solo due precedenti, entrambi falliti. Vedremo se sabato notte il sogno di un giovane di 26 anni, baciato dal talento riservato a pochi, riuscirà a rendere realtà il suo grande sogno. Senza dimenticare che nella boxe nessun verdetto è scritto e nelle ipotesi, non va scartata al 100% la vittoria di Salido. Imprevista ma non impossibile.

Foto da www.thesweetscience.com

Di Alfredo

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