“Hanno sparato a Stanley! Perché non hanno contato fino a 10? Si sarebbe rialzato”. Qualcuno afferma che questa fu la reazione del manager Willus Britt, altri la attribuiscono ad un giornalista quando avvisarono che qualcuno aveva ferito mortalmente con un colpo di fucile  Stanislaus Kiecal, meglio conosciuto come Stanley Ketchel , the “Michigan Assassin”, uno dei più micidiali picchiatori della storia della boxe. Era il 15 ottobre 1910 a Conwa nel  Missouri dove Ketchel – da poco aveva compiuto 24 anni- si stava rilassando nel ranch del suo amico Pete Dickerson in attesa di ritornare sul ring, il suo orgoglio e la sua smania di dimostrare al mondo di essere il più grande picchiatore  esistente gli facevano perdere la serenità, voleva vendicarsi sia di Jack Johnson, che lo aveva messo ko per il mondiale dei massimi, sia dell’altro nero Sam Langford che lo aveva battuto ai punti.  Ma la sua vita finì alle 19,05 del 1910, questo per  un rimprovero fatto il 14 ottobre   a un tal  Walter Kurz. per aver picchiato un cavallo. Questo secondo un articolo del New York Times del 16/10/1910. In poche parole, dopo essere stato rimproverato dal boxeur, Kurz  decise di vendicarsi,  Ketchel di spalle, mentre stava facendo colazione  e sparò. Il pugile fu ferito mortalmente da un proiettile che gli trapassò una spalla e un polmone.

Mentre Ketchel era a terra l’assassino  gli sfilò la piccola pistola che portava e lo colpì in faccia con la stessa..Poi si seppe che il suo vero nome era Walter Dipley, aveva paura di essere licenziato e a difesa disse: “ Non poteva darmi lezioni su come fare il mio lavoro”.  In un tentativo di salvare la vita al giovane – Ketchel aveva compiuto 24 anni da un mese –Dickerson noleggiò appositamente un treno che avrebbe dovuto trasportarlo all’ospedale di Springfield, ma Ketchel spirò intorno alle 7,05 di sera. Le sue ultime parole furono: “Sono così stanco. Portatemi a casa da mia madre”.

Era nato a Grand Rapids il 14 settembre 1886 da Thomas e Julia Kiecał. Il padre era immigrato dalla Polonia Prussiana, mentre la madre proveniva da Sulmierzyce, che si trovava nella Guberniya di Piotrków Trybunalski, nell’attuale Polonia centrale.

Pugile selvaggio per l’impeto, indomabile, non aveva paura di nessuno, infatti nella sua carriera affrontò tutti, dai medi ai massimi senza nessun problema. Dotato di grande velocità, colpiva con straordinaria potenza con ambedue le mani  da ogni angolazione possibile. Ed era un guerriero, un guerriero feroce tanto che “Philadelphia” Jack O’Brien dopo essere stato messo ko da  Ketchel  dichiarò “è un esempio di tumultuosa ferocia”. Destro devastante. Come lo era il suo particolare gancio sinistro, partiva con uno “`shift” uno spostamento in avanti colpendo con il destro e poi la fucilata con il gancio sinistro. Jack Johnson una volta disse, “E ‘un buon pugile ed un uomo forte. Mi ha colpito la mascella in maniera così forte  di quanto avessi mai sentito  prima. Ed è resistente. L’ho colpito con alcuni colpi piuttosto pesanti”.

Dumb” Dan Morgan, che ha gestito i combattenti per quarant’anni, definì  Ketchel un’eccezione alla razza umana. Ha detto Morgan, “Era un selvaggio, capace di  strappare all’ avversario gli occhi, il naso e la bocca in un clinch. . Il soprannome,` Michigan Assassino” gli calza  come un guanto. ”

Ed era anche un innovatore, suo il “Ketchel shift,” o Triple Shift, tre colpi in rapidissima serie cambiando guardia. Ma era anche un folgoratore da un solo pugno, ne sa qualcosa il fortissimo italiano Hugo Kelly che ha combattuto  contro lui – mondiale medi- a San Francisco il 31 giugno 1908, Kelly iniziò bene, fece sanguinare dalla bocca Ketchel, che prese  le misure e dopo un passo veloce di lato scaglia un gancio sinistro alla mascella: Kelly resta immobile, folgorato poi, come se qualcuno gli avesse falciato le gambe, crolla al tappeto restandovi in croce. L’arbitro non contò nemmeno. Una vita avventurosa quella di Stanley, scappa a 12 anni da casa, vagabondando nel Midwest, vita da hobo sui treni, poi arriva a Butte, ha 14 anni e diventa garzone nella taverna Copper Queen, ma presto ne diventa il buttafuori avendo pestato il precedente buttafuori. Un giorno arriva Sid Lemmon, peso leggero che rimane sbalordito nel vedere Stanley mettere ko con un solo pugno i clienti più rissosi. Inizia l’avventura nella boxe del polacco. Inizia – si fa per dire, non ha mai amato allenarsi – a fare palestra di boxe,  primo incontro il 2 maggio 1904 mette ko alla 1 un certo Kid Tracy. Poi al secondo incontro trova la sua bestia nera, Maurice Thompson, che lo batterà due volte ai punti, ma fu proprio questo pugile che diede le dritte al giovane Ketchel. Il resto è storia. Il 2 settembre 1907 mette ko alla 32 rispesa l’ottimo Joe Thomas e vince il mondiale dei Medi, non ha ancora compiuto 21 anni, è il più giovane campione mondiale della categoria. Poi la serie di successi: ko alla prima con Mike “Twin” Sullivan, non contento l’incontro successivo mette ko alla ventesima ripresa il gemello Jack “Twin” Sullivan. Ed iniziano le 4 sfide con un altro killer del ring, il tedesco dell’Illinois Billy Papke. La prima la vince il polacco ai punti nel 1908, poi arriva la rivincita sempre nello stesso anno, il 2 settembre, arbitra Jim Jeffries, l’antico peso massimo,  e diventa un massacro ancora prima del gong. Ketchel dà la mano a Papke prima di iniziare, e ricevette  un terribile destro che gli spacca il naso. Jeffries non interviene, diventa un massacro e Papke diventa il nuovo campione dei medi per kot alla 12. Poi altre due sfide, entrambe vinte dal polacco, entrambe durissime e Papke sempre perdente per kot alla 11 ed ai punti in 20 round, si racconta che la moglie non lo riconobbe dopo l’incontro. Tra le vittime di Ketchel anche l’asso dei mediomassimi “Philadelphia” Jack O’Brien distrutto in 3 riprese. Il fortissimo welter steso alla 2 ed il massimo Dan “Porky” Flynn al tappeto alla 3. Ketchel, poco allenato, incontra con un No Decision anche il futuro re dei Medi Frank Klaus ed il re del Ko Sam Langford, evitato da molti ma non dal polacco, avvenne il 27 aprile 1910 e Sam vinse ai punti in 6 riprese, molto combattute grazie ad un New Paper Decision come si usava all’epoca, il verdetto dei giornalisti: su 13 giornalisti 7 avevano Langford avanti, 4 Ketchel, e 2 avevano un pareggio. Altro incontro memorabile, che mostra il coraggio, la determinazione e anche l’orgoglio di Stanley, fu quando sfidò il Gigante di Galveston, il nero campione dei massimi Jack Johnson. Era il 16 ottobre 1909, nell’arena di Colma, California. Johnson pesava 93 kg, Stanley 77. Un incontro relativamente tranquillo- i due avrebbero preso una percentuale dei proventi del film- Johnson con tipica guardia a mani basse che tira jab, Ketchel che cerca si ridurre la distanza, senza grandi sussulti. Ma all’improvviso alla 12,si apre un varco nella guardia del campione, Stanley si avventa come una tigre e gli sferra un largo destro velocissimo e preciso, Johnson va al tappeto, uno schianto; si rimette in piedi aiutandosi con braccia e ginocchi. Come è in piedi Ketchel si avventa per finirlo ma Johnson lo fulmina con un uppercut micidiale, il polacco va al tappeto ed il “nero” nella foga dello slancio cade anche lui. Ketchel rimane a croce sul ring fino al conteggio finale, racconta Fleisher, che tanta fu la foga di Johnson in quel pugno che i denti anteriori di Ketchel rimasero nel guantone di Jack. Ma il Gigante di Galveston ebbe sempre parole di elogio per l’assassino del Michigan. L’anno dopo nel 1910, quando ci fu l’incontro del secolo tra Johnson e Jeffries, Ketchel non aveva dimenticato l’arbitraggio di Jeffries e lo detestava- dichiarò pubblicamente che Johnson avrebbe vinto e criticò i metodi di allenamento di Jeffries, tanto da essere cacciato dal campo da parte dell’ex campione dei massimi Tommy Burns.

Selvaggio sul ring, spesso anche nella vita; Ketchel aveva una personalità molto complessa capace di gesti assurdi, violenti ed anche generosi. Sparò ad uno sparring perché lo aveva svegliato per l’allenamento e poi pentito si mise a piangere, usciva sempre armato con una pistola a sei colpi di colore blu; per divertimento investì un carro di un commerciante cinese uccidendo e poi ripagò tutto. Quando andava a New York si vestiva da Cow Boy, generosissimo coi bambini, specie se orfani, ma anche amico di Cole Younger della banda James Gang e di Elemt Dalton.  Fleischer ,che lo conobbe, parla di un carattere molto complicato. Lo storico della boxe Hype Igoe che gli era amico lo descrisse cosi: “poteva essere ammansito come un bambino e poi trovarlo come un leone feroce; poteva essere amorevole come una mamma e poi subito feroce, cattivo e pericoloso2.

La maggior parte degli esperti considera Ketchel tra i più grandi medi della storia: al primo posto per Nat Fleischer e Charley  Rose. Al secondo posto per Tracy Callis, Bert Sugar e Teddy Atlas, solo 8° per Herb Goldman.

Di Alfredo

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