A Detroit sul ring della Joe Louis Arena l ’11 febbraio del 1984 avvenne qualcosa di eccezionale. Luigi Minchillo, campione europeo dei superwelter affrontava Thomas Hearns per il mondiale dei superwelter WBC. Pur conoscendo il valore del nostro pugile era chiuso da un pronostico che sembrava scontato a favore di Hearns, una sorta di monumento, che per gli scommettitori si apprestava ad abbattere l’ennesimo avversario dall’alto della sua classe unita alla sua micidiale potenza. Se il match era senza uscita, dalla parte del nostro pugile era riconosciuta una buona dose di coraggio e resistenza con discreta potenza. Dopo il primo round, dominato da Hearns, nel secondo Minchillo contrattaccava facendo capire che per Hearns non sarebbe stata una passeggiata. Il match proseguiva con Hearns che guadagnava punti, ma non dominava. All’ ottavo round Minchillo accusava un destro alla mascella, ma resisteva e in alcuni frangenti replicava con successo. Hearns, vista la durezza dal match rallentava la sua azione; nel 10° round quasi allo scadere dopo uno scambio si girava improvvisamente per dirigersi al suo angolo e dopo qualche secondo suonava la campanella. Lo stupore del pubblico fu evidente e sul ring si formò un capannello con accesa discussione. Furono cinque secondi di suspence dove poteva accadere di tutto, poi si risolse giustificando che Hearns aveva sentito la campanella suonare e per questo si era diretto all’angolo. Il match proseguì per gli altri due round stabiliti con un Hearns deciso a chiudere e un Minchillo che non voleva rischiare contro un avversario “inviperito”. Un capitolo che sancì la grandezza del pugile di Detroit, ma anche il valore del nostro pugile che aveva sfiorato la “grande sorpresa”… pur giustificata. Alla fine il punteggio dei tre giudici fu decretato a favore di Hearns con il punteggio di 120-110, 118-112, 120-109.

Di Alfredo