E’ morto ieri 21 marzo all’età di 76 anni nella città di Houston George Foreman. A darne notizia è stata la sua numerosa famiglia su Instagram. E’ stato uno dei più grandi nella storia del pugilato, ma avrebbe potuto salire qualche gradino in più se non fosse stato sconfitto nella famosa “battaglia” di Kinshasa del 1976.In quella occasione fu sconfitto da uno straordinario Muhammad Alì per ko all’VIII round svuotato più che dai colpi da una battaglia psicologica di cui il suo vincitore era un “maestro”. All’epoca i pronostici erano quasi tutti dalla sua parte mentre in molti consideravano Alì nella parabola discendente. Anche da noi in Italia erano in molti a non dare scampoa d Alì, tranne Roberto Fazi l’allora direttore di Boxe Ring e inviato della Gazzetta dello Sport e la sua era apparsa la classica voce nel deserto. George Foreman era un predestinato già da dilettante e lo confermò alle Ollimpiadi del Messico del 1968 conquistando l’oro nella categoria dei Massimi, tra gli altri a farne le spese fu anche il nostro Giorgio Bambini. Nel 1969 fa il suo esordio tra i professionisti. Le grandi aspettative sono tutte confermate con 13 vittorie: gli resistono ai punti solo Roberto Davila e Levi Forte. L’anno seguente prosegue la sua marcia trionfale con 12 vittorie e solo l’argentino Gregorio Peralta gli resiste ai punti. La sua scalata mondiale è inesorabile: tra il 1971 e il 1972 nessuno può resistergli, persino Peralta viene spazzato via in pochi round nella rivincita. Nel 1973 il campione è Joe Frazier, ma dura appena 2 round di fronte ad una sorta di “tornado”. Nella difesa vengono “disintegrati” Jose King Roman e quel Ken Norton, che aveva dato filo da torcere a Muhammad Alì in tre match, di cui uno vinto. Se il match di Kinshasa consacrò Alì fece decidere Foreman per un anno sabbatico con alcune esibizioni. Il rientro vero arrivò nel 1976, ma più drammatico non avrebbe potuto essere. Aveva come avversario Ron Lyle, pugile dalla potenza micidiale. Furono 5 riprese terrificanti e il match fu catalogato come Match dell’Anno, paragonato per violenza alla sfida tra Marvin Hagler e Thomas Hearns. Che Foreman fosse tornato in grande spolvero lo dimostrò chiudendo la carriera di Joe Frazier in 5 round. Nel 1977 Foreman subì una inattesa sconfitta ad opera di Jimmy Young, ex sparring di Alì. Fu una sconfitta ai punti che causò la nuova decisione di lasciare il ring. Ma fece sensazione il suo rientro alla bella età di 38 anni. Logicamente era un Foreman meno impetuoso, più riflessivo, ma che conservava ancora una potenza non indifferente. E’ come se iniziasse una nuova carriera, la terza per essere esatti. Dopo 24 vittorie gli venne concessa la chance mondiale contro Evander Holyfield nel 1991. La sua sconfitta subita non cancellò le sue possibilità e il 5 novembre del 1994 a farne le spese fu il giovane Michael Moorer, che aveva scalzato Holyfield. Moorer, molto più giovane, aveva dominato nelle prime nove riprese, ma al decimo round un micidiale destro di Foreman mise ko il campione, diventando quindi il più anziano a conquistare il titolo dei massimi. Foreman continuò a combattere sia pure saltuariamente per tre anni ancora fino a quando si ritirò con una record di 76 vitttorie, di cui 68 per ko, e solo 5 sconfitte. Foreman ritiratosi fu un ottimo commentatore, ma fu anche un giudizioso imprenditore, attorniato dalla sua numerosa famiglia.

Di Alfredo