Per i giovani e i meno giovani Bruno Frattini può essere considerato “un carneade”, ma per quanto riguarda la storia della boxe, e soprattutto la “nostra”, merita un posto d’onore da essere per certi versi trascritto nel voluminoso libro dei record, o perché no nel “Guinnes dei primati”, essendo stato il primo pugile italiano a diventare Campione d’Europa. Logicamente a quest’impresa va accomunata la categoria dei medi in una sorta di doubleface. L’impresa avvenne il 30 novembre del 1926, mentre Frattini era nato a Milano il 7 febbraio del 1898. Entrò giovanissimo nel mondo del pugilato, uno sport agli albori, che era seguito con grande interesse. Il giovane si mise subito in luce per le sue caratteristiche, che sul ring rifulgevano di una luce particolare sotto i riflettori. Il coraggio e la sfrontatezza erano il suo biglietto da visita. Uno spirito indomabile che combatteva fino all’ultima stilla di energia, e ben presto molti quando sentivano il suo nome preferivano girare alla larga. Il tutto fu compendiato con il soprannome “cuor di leone”, che poteva essere anche il titolo di un romanzo, ma rendeva bene l’idea. Dopo una breve carriera dilettantistica Frattini cercò la consacrazione soprattutto all’estero. Francia, Inghilterra, Sudafrica, America Latina, Stati Uniti furono le sue tappe preferite. Nel 1919 la nascente Federazione lo nominava d’ufficio Campione d’Italia dei medi. La sua prima difesa fu contro Battling Week, nome di battaglia di Angelo Boniforti, che si era costruito la fama all’estero. Fu un match molto duro contro un avversario che aveva le sue caratteristiche. Il match si disputò sul ring d Porta Ticinese a Milano e Frattini superò l’avversario di un soffio tra i fischi di una parte del pubblico. Logicamente fu subito allestita la rivincita che si disputò al Velodromo di Milano. Battling Week partì a razzo per sorprendere l’avversario, che dal canto suo aspettava il momento per piazzare il suo destro. Ciò avvenne al IV round con un micidiale gancio che tramortì lo sfidante. Il problema per gli organizzatori italiani era quello di trovare un avversario disposto a battersi con lui. Affinò il suo stile grezzo, ma efficace. Le sue quotazioni scalarono parecchi gradini nel ranking europeo. Il suo manager era il francese Descamps, preparatore di grandi campioni. Il 22 aprile del 1922 fermò l’ascesa di Leone Jacovacci con un’ottima prova a Milano. Confermò la sua superiorità sullo stesso pugile anche a Marsiglia. Trovò invece disco chiuso contro l’inglese Ted “Kid” Lewis, campione del mondo dei welter. Fu una sconfitta che avrebbe potuto lasciare il segno. Non era così, perché dalle sconfitte Frattini accumulava un tesoro di esperienze. Lo dimostrò quando il 30 novembre del 1924 affrontò l’inglese Roland Todd. I pronostici vedevano netto favorito il campione d’Europa, ma il pugile milanese sbalordì superando l’avversario in maniera netta, per giunta mettendo in evidenza incredibili miglioramenti in fatto di tecnica. Frattini era un “eroe” del ring e lo dimostrava battendosi dopo 15 giorni a Parigi contro l’idolo locale Francis Charles, il pari gli permise di conservare il Titolo Europeo. Gli inglesi dopo la sconfitta di Todd ne fecero una questione di principio per riconquistare la corona dei medi, categoria di cui erano stati dominatori per molto tempo. Il 18 giugno del ’26 sul ring londinese Tommy Milligan ottenne il verdetto dopo essere stato più volte sull’orlo di una sconfitta prima del limite. L’IBU, che in pratica era l’EBU di oggi, concesse dopo pochi mesi una chance all’Italiano defenestrando l’inglese che non aveva accettato la rivincita. Fu così che Frattini il 31 gennaio del 1926 affrontò per il Titolo il belga Renè Devos, già suo vincitore nel passato. Il match si rivelò incerto fino alle ultime riprese che videro prevalere l’avversario, pugile di grandi doti. A molti sembrò che fosse arrivata la fine di Frattini. Dopo qualche incontro disputato in Argentina Frattini fu chiamato dalla Federazione per difendere il titolo italiano dei medi conquistato 5 anni prima. Il motivo di tale spazio di tempo fu causato dal fatto che molti atleti non ebbero il coraggio di sfidarlo e anche per le sue imprese europee, che logicamente avevano la preminenza. Il nome del suo sfidante era un nome illustre visto che si trattava di Mario Bosisio. Il milanese che in precedenza era stato sconfitto da Frattini, stavolta si prese la sua rivincita all’Arena di Milano il 3 ottobre del 1926. Bosisio e Jacovacci, che già si erano battuti con Frattini saranno i dominatori della categoria in campo Nazionale ed Europeo. Il milanese continuò a combattere ancora per qualche anno fino a quando il 30 ottobre del 1930 decise di appendere i guantoni al chiodo dopo aver messo ko sul ring di Messina il pugile congolese Kid Nomo. Si ritirò con un record di 62 vittorie di cui 34 prima del limite, 14 sconfitte, 9 pari e 1 NC.
Oltre ai suoi meriti ebbe anche la fortuna di aver incontrato nel suo cammino un grande organizzatore-impresario come Giuseppe Carpegna, che fu l’artefice di aver lanciato altri campioni, tra cui Erminio Spalla, Mario Bosisio, Domenico Bernasconi, tanto per fare alcuni nomi. Qualche anno fa a Bergamo al Museo delle storie e Siad Fondazione Sestini venne organizzata una mostra fotografica in cui apparvero molte immagini di Bruno Frattini scattate tra il 1919-1930. Segno inequivocabile che un campione come lui non doveva essere dimenticato.
(Al.Br.)
