In questi giorni sta accadendo un fatto curioso, in molti tra giornali, riviste e siti hanno già decantato l’impresa di Nino Benvenuti campione del mondo a New York, come se scrivere prima di questa data potesse acquisire non dico diritti, ma una sorta di leadership su chi ha scritto o commentato. Oggi nell’era dell’immediato la paura di rimanere indietro, di essere scavalcati ci attanaglia…e questo per certi versi lascia un po’ di amaro. La data va rispettata e quella dell’impresa di Benvenuti è ormai leggenda, che è entrata in un nostro immaginario calendario, come quella di un Santo, di un nostro onomastico o compleanno. I 50 anni sono un numero particolare, che si abbina alle nozze d’oro oppure al mezzo secolo, quest’ultimo un po’ pesante da digerire. I 50 in questo caso sono diventati pura formalità, come sono stati i 49 e come saranno i 51. Ogni anno noi celebriamo quel giorno con la radiocronaca di Paolo Valenti scolpita nelle nostre orecchie. Chi era presente palpitava, chi non era nato, oggi grazie ai media, può conoscere quell’impresa anche con nuovi dettagli.

Nino Benvenuti era un predestinato. Vincere le Olimpiadi e tutto quello che c’era da vincere da dilettante facevano di lui il futuro campione. Un’intelligenza pugilistica innata e un sinistro perfetto facevano di lui sulle tre riprese un uomo imbattibile. Si costruiva intanto il personaggio, una prassi necessaria…ma dire che Benvenuti entusiasmasse nei primi match da professionista non è esatto. Vinceva si, ma non trascinava. Una delle mosse vincenti fu quella di affidarlo alle cure di Libero Golinelli, un preparatore eccezionale. Vincere con il solo sinistro, che lo aveva portato comunque a conquistare e difendere il titolo italiano, sia pure contro gente solida, non bastava più e si cominciò a lavorare anche sul destro. Era questo il suo unico difetto e fu curato e corretto. Sandro Mazzinghi fu la vittima più illustre, un ko che rimarrà negli annali della storia, ma la consapevolezza per i tifosi e gli appassionati che si poteva anche cominciare a sognare.

Si perchè allora il titolo mondiale dei medi era un “sogno” e per qualcuno pura utopia. Dall’altra parte dell’Oceano dominava incontrastata la figura di Emile Griffith, campione indiscusso tra i welter dove la classifica era formata da una sfilza di campioni. Emile aveva un fisico eccezionale, era una forza della natura, ma qualcosa doveva pure lasciare per la bilancia. Il superwelter era la categoria perfetta per lui, ma i soldi e la gloria stavano in quella dei medi, la regina insieme ai massimi. Griffith per certi versi era un campione “digerito”, soprattutto dopo il funesto match con Benny Paret. Aveva estimatori, perchè si riconosceva la sua bravura e forza, ma non tanti come avrebbe meritato. La sconfitta subita in un round da Rubin “Hurricane” Carter e quella sia pure discutibile ad opera di Don Fullmer per una fetta mondiale dei medi lo relegavano a uomo imbattibile solo nei welter. Ma come in un mosaico i pezzi si aggiustarono quando il 25 aprile del 1966 fece scalpore la sua vittoria su Dick Tiger in maniera netta, inappellabile. Griffith aveva raggiunto il gradino più alto dei medi. Era entrato nella storia insieme ai grandi del passato come Harry Greb, Mickey Walker, Tony Zale, Marcel Cerdan, Jack La Motta, Ray Robinson…tanto per fare alcuni nomi. Dick Tiger dal canto suo dimostrò il suo grande valore dominando poi nei mediomassimi. A ben guardare la classifica dei medi i nomi di spicco all’epoca erano Benvenuti e Mazzinghi, anzi spesso il toscano era messo prima del triestino. E’ chiaro che un Benvenuti vincitore di Mazzinghi e campione europeo fu selezionato dall’ente mondiale per affrontare Griffith. La nostra stampa specializzata era scettica sulle possibilità di Nino, anche perchè Griffith aveva difeso il titolo con autorità altre due volte. I pronostici stavano dalla parte del pugile delle Isole Vergini. Comunque il fatto di essere arrivati a New York dentro il tempio della boxe, il Madison Square Garden, fu considerato già un successo. La stampa locale snobbava Benvenuti e sembrava addirittura “rassegnata”per quanto riguardasse il successo di Griffith. Ma quel montante al secondo round mischiò le carte in tavola e divenne l’inizio di un’ impresa memorabile. Non vado oltre perchè in pratica sono 50 anni che descriviamo una delle più belle pagine della nostra storia pugilistica. Il mosaico si era finalmente composto con l’ultimo pezzo e aveva il volto sorridente di Nino Benvenuti.

(al.br.)

Di Alfredo