775040di Silvia Filippi

L’A.S.D. Culturale “Interpolis_boxe” presenta il progetto “Pugil’@RT”: laboratorio teatrale pugilistico.
L’idea di Laboratorio che vogliamo proporre nasce dalla sinergia di linguaggi comunicativi diversi all’interno dello spazio scenico, straordinariamente associabile allo spazio atletico, con il quale condivide metodologie ed obiettivi psico-pedagogici ed educativi in grado di intervenire ed influenzare positivamente ragazzi ed individui provenienti da situazioni disagiate o vittime di episodi di razzismo e violenza,  anche in quei casi dove essi stessi siano i diretti responsabili.


Già da diversi anni il rapporto esistente tra boxe e teatro è fonte inesauribile di interesse, sia per gli addetti ai lavori che vi riscontri similitudini nei modi di preparazione ed un potenziamento nelle capacità ricettive dell’allievo, sia per gli operatori del sociale, i quali  supportano con crescente entusiasmo il connubio indicandolo quale valido percorso di recupero anche in casi di emarginazione sociale derivante da forme di tossicodipendenza, spesso causate da contrasti originatesi all’interno dei rapporti familiari che sfociano in difficoltà comunicative e nella mancata accettazione del proprio Se, per cui l’individuo arriva a maturare forme di autodistruzione personale che si spingono all’esterno  innescando processi di incomprensione ed intolleranza verso l’altro da Se, sia esso straniero o diverso nel modo di pensare e rapportarsi alla realtà dominante.
Non si tratta di fare teatro come terapia , ne tantomeno di far diventare una lezione di boxe una seduta di psicoanalisi, più  semplicemente di ritrovare il gusto e il piacere di confrontarsi ed esprimersi cercando un contatto libero e naturale svincolato dai condizionamenti imposti dalle cosiddette “norme”, i principi fondanti la moderna società insensibili alle necessità umane, attraverso un lavoro intenso sulla persona che parta dalle emozioni, dalle gioie come dai dolori che abitano dentro di noi, riscoprendo una sensazione di benessere oggi dimenticata, quella di condividere insieme un cammino, una formazione, assaporare la fatica di un duro allenamento che porta alla realizzazione e condivisione di un traguardo raggiunto, l’osservazione di regole quali il rispetto e la lealtà che sono i presupposti naturali della comune convivenza .
Scegliere il pugilato come sport significa letteralmente  “scontrarsi” con la diversità, con chi non ha il mio stesso pensiero, con la differenza che questo scontro avviene in un contesto legalizzato – lo spazio del ring –  disciplinato da regole è come tale  strumento di educazione e tolleranza.
Ma vuol dire anche affrontare le proprie insicurezze esistenziali: non a caso molti pugili sono spinti a salire sul ring per riabilitarsi, sia a livello psicologico che di emancipazione sociale , per  fare i conti con la voglia di riscatto e di riuscita che ognuno di noi nasconde del proprio intimo e trovare la strada per realizzare i propri sogni puntando su stessi e sulla forza delle nostre idee e convinzioni.
Lo stesso vale per  l’esperienza teatrale, non necessariamente finalizzata alla carriera professionista, che si rivela sapiente  gioco di gruppo all’interno della rappresentazione scenica tesa ad un miglioramento  della propria capacità comunicativa ed  espressiva di un disagio , con il conseguente  sblocco delle rigidità le quali innalzano barriere,  apparentemente insormontabili, nei rapporti sociali.
 Sul  ring non esistono differenze di razza, i pugni non hanno colore ne etnia, la vittoria è la conseguenza diretta dell’allenamento che impone all’atleta sacrificio, capacità di coordinamento e superamento delle proprie inibizioni comunicative,  studio dei movimenti, ai quali deve corrispondere sempre una riflessione mentale e concentrazione continua verso i gesti  dell’avversario, passione e volontà nel raggiungimento dei propri obiettivi; allo stesso modo lo spettacolo teatrale basa la sua riuscita sull’accettazione, da parte dell’allievo, dell’uniformarsi con dedizione e sforzo continuo alle regole imposte da un diverso modulo semantico, fattore che determina un diverso modo di vivere lo spazio temporale, la rielaborazione degli eventi e il vissuto personale costringendo l’allievo ad  adeguare il proprio codice/azione a quello degli altri attori.
Stanislansky  ha spesso osservato l’analogia che si stabilisce tra il pugile e l’attore, e studiando il comportamento dei pugili sul ring enuncia quanto segue sugli attori : “se analizzassero attentamente le loro sensazioni, scoprirebbero che la plasticità è come un’energia che scaturisce dal profondo segreto del loro essere, attraversa tutto il corpo carica di emozioni, desideri e problemi che spingono interiormente,  a provocare questo o quel sentimento…energia riscaldata dal sentimento, rafforzata dalla volontà e guidata dall’intelligenza”.
Anche in Brecht troviamo di frequente dei rimandi al mondo pugilistico, tanto che in alcune sue opere lo spazio della messinscena assume le dimensioni e l’aspetto di un quadrato di boxe, attraverso cui l’autore introduce un aspetto straniante nell’azione che nelle intenzioni di Brecht assume un alto valore di significato :  il pugilato come simbolo della vita intesa come lotta di sopraffazione in cui necessariamente vi siano vincitori e sconfitti.
Attraverso il gioco dell’interpretazione scenica, l’individuo ha la possibilità di confrontarsi con la molteplicità delle situazioni quotidiane: questo meccanismo d’identificazione produce una riflessione interiore sulle scelte operate nel personale, una presa di coscienza del “ruolo” che ognuno di noi ha nel gioco della vita, la quale può portare ad un radicale cambiamento nei comportamenti finora adottati scoprendo e valorizzando nuove capacità espressive, talvolta, represse o sconosciute.
Analogamente per un ragazzo la  palestra di pugilato diventa lo spazio dove confrontarsi e combattere contro con se stesso, opponendosi  ai propri limiti che corrispondono alle sue paure, alla non accettazione della sua immagine, trovando nella  durezza della pratica sportiva e nello sforzo costante dell’allenamento, seguito dal  Maestro, una guida in grado di convertire i messaggi negativi di rifiuto, di violenza ed intolleranza in un’aggressività positiva e creativa rimandando alla platea un messaggio di solidarietà, tolleranza , comprensione e cooperazione in termini di convivenza sociale.
Se l’uomo moderno si presenta come un individuo in bilico tra un’identità autentica ed un’altra artefatta,  laddove quest’ultima finisce quasi sempre col prevalere pena l’esclusione dalla partecipazione collettiva, lo scopo del laboratorio diventa la possibilità di riconquistare l’identità personale trasferendola  dagli schemi di una rappresentazione scenica , e fuori dal ring,  alla vita reale coordinando l’allenamento fisico a quello psichico  e mentale, in una prospettiva di crescita nel segno della conoscenza  e dello scambio culturale senza barriere o vincoli precostituiti.

Il Laboratorio teatrale pugilistico sarà aperto da settembre ed ospiterà corsi aperti a chiunque volesse partecipare ad un’esperienza innovativa ed emozionante. A tutti i partecipanti vogliamo ricordare che non sono necessari requisiti fisici particolari ai fini dell’ammissione e che i corsi potranno essere frequentati anche separatamente.

Per informazioni e delucidazioni sulle modalità dei corsi è possibile contattare l’Associazione “Interpolis_boxe” ai seguenti recapiti:

Recapito telefonico 340.1238485
Posta elettronica : interpolisboxe@gmail.com

 

Di Alfredo