di Giuliano Orlando

A distanza di sei mesi, la boxe di vertice, riscontra il secondo risultato inatteso e quindi clamoroso. Dopo la sconfitta di Teofimo Lopez (16-1) del 27 novembre scorso contro l’australiano George Kambosos  (20)  che gli sfilò  le tre cinture (WBO, WBO e IBF) dei leggeri, l’altro fine settimana a Las Vegas, il messicano Saul   Alvarez  (57-2-2) salito nei mediomassimi  ha tentato di scalzare il russo Dmitri Bivol (20) dal regno WBA che detiene dal 2017 arrivato all’ottava difesa, mantenendo sia la cintura che l’imbattibilità. Alvarez, professionista dal 2005 a soli 16 anni è il pugile più pagato nel ranking, si gestisce da solo anche se mantiene contatti con i vari organizzatori. In questa occasione il promoter è stato Eddie Hearn (Matchroom), emittente la DAZN. Il confronto non ha toccato momenti drammatici, rare le fasi emozionanti. Il messicano ha cercato di accorciare la distanza consapevole che il campione col maggiore allungo aveva un vantaggio che nell’economia della sfida è risultato determinante. Bivol ha boxe scolastica, che esegue con grande precisione e proprio la geometria dei suoi colpi ha fatto la differenza, mentre Alvarez ha puntato tutto sui colpi per linee esterne, mettendo buoni pugni nella prima parte, rallentando dopo il quinto tempo, mentre Bivol faceva valere la maggiore consistenza di un vero mediomassimo, contro un supermedio ingrassato. Il verdetto unanime a favore di Bivol (115-113) può essere un po’ avaro per il vincitore, ma la sostanza non cambia. Alvarez ha disputato un match senza cattiveria, rimediando una sconfitta che i pronostici assegnavano al russo. Il messicano professionista dal 2005, non conosceva l’amaro del verdetto avverso dal lontano 2013, quando ancora Bivol era dilettante. L’aveva subito contro Floyd Mayweather Jr. il 14 settembre 2013, sempre a Las Vegas, verdetto a maggioranza e tra i giudici operava Dave Moretti che assegnò a Floyd un netto 116-112, lo stesso giudice chiamato anche per Bivol-Alvarez, che ha visto come gli altri due colleghi il 117-115 per Bivol. Sul piano economico il campione riconfermato ha guadagnato la più alta borsa in carriera, mentre Alvarez sul piano pratico non rischiava nulla. Non mettendo il palio le cinture supermedi (WBC, WBA, WBO e IBF) che dovrebbe difendere entro l’anno contro l’ucraino Gennadiy  Golovkin  (41-1-1) contro il quale  ha un conto in sospeso dal 2018, quando la giuria gli assegnò la vittoria, ma stampa e opinione pubblica dissentirono dall’opinione dei due giudici (Moretti e Weilsfeld 115-113), il terzo Don Trela aveva visto il pari 114.114. La prima sfida datata 16 settembre 2017 sempre a Las Vegas vide il pari effettivo e a giudicare anche nell’occasione Dave Moretti, fu l’unico a vedere Alvarez vincere  (115-113) mentre Don Trela scelse il pari 114-114 e Byrd la netta affermazione dell’ucraino 118-110. Dopo tergificazioni varie, sembra che il messicano si sia deciso a concedere la bella, contando sul fatto che Golovkin ha ormai 40 anni e da medio naturale sale di categoria. Il discorso non fa una piega, ma pensare che abbia perduto il rendimento, è un rischio non calcolato, per Alvarez. Lo scorso aprile a Saitama in Giappone ha costretto Ryota Murata (16-3) alla resa al decimo tempo, con una prestazione maiuscola, diventando re di tre sigle (IBF, WBA e IBO). Mentre Bivol potrebbe entrare in rotta di collisione col connazionale Artur Beterbiev (17) tutti KO, nazionalizzato canadese dal 212, dopo aver fatto parte della nazionale russa, prendendo parte ai Giochi di Atene e Pechino oltre che a mondiali ed europei. Emigrato col padre allenatore in Canada nel 2010, e a 37 anni viene considerato ancora il numero uno dei mediomassimi. Il prossimo esame lo sosterrà il 18 giugno a New York, affrontando Joe Smith jr. (USA 28-3), beniamino di casa, nato a Long Island, 32 anni, titolare WBO, mentre Beterbiev mette in palio le cinture WBC e IBF.  Bivol è tornato a casa a Indio in California, dove risiede dal 2017, pur avendo mantenuto la nazionalità russa. Nato in Kirgyzstan ha fatto parte della nazionale russa, campione mondiale giovanile 2006 e 2007, campione nazionale 2012 e 2014. Nella serata di Las Vegas, il cinese Zhang Zhilei 24-0-1) argento olimpico 2008, battuto da Roberto Cammarelle in finale, ha sconfitto il locale Scott Alexander (16-5-2) messo KO al secondo round. Il cinese si batterà prossimamente contro il croato Fjlip Hrgovic per definire lo sfidante del campione massimi IBF. Il welter uzbeko Shakhram Giyasov (13) argento a Rio 2016, oro mondiale 2017 ad Amburgo ha battuto largamente il messicano Cristian Gomez (22-3-1) che ha avuto il merito di arrivare api punti, nonostante tre conteggi.  Vince anche il superleggero Montana Love (18-0-1) con più fatica contro un altro messicano Gabriel Valenzuela (25-3-1) che dopo aver subito per buona parte del match, compreso un kd., nella parte conclusiva trovava le energie per tentare una rimonta difficile, costringendo Love al conteggio nell’ultima ripresa, non sufficiente per evitare la sconfitta. Per contro il successo gli ha permesso di arrivare alla top ten IBF, più vicino al traguardo iridato.  Nel 2014 Love finì in carcere per spaccio di stupefacenti  e proprio in prigione iniziò ad allenarsi seriamente e all’uscita ha deciso che la boxe sarebbe stata la sua salvezza. A quanto pare ha fatto la scelta giusta.

Il ‘giovane’ Don King, 91 anni in agosto, organizza l’11 giugno a Casino Jai-Alai di Miami in Florida, la difesa del suo protetto Trevor Bryan (22), 32 anni, pro dal 2011, titolare della cintura WBA regolare massimi, contro l’inglese Daniel DuBois (17-1), 24 anni, guidato da Frank Warren, sfidante ufficiale. Il gigante londinese, dopo una striscia vincente di 15 vittorie dal 2017 data del passaggio al professionismo, a 19 anni, venne fermato dal connazionale Joe Joyce (13), argento ai Giochi di Rio 2016, dodici anni più anziano, per KO al decimo round, in palio i titoli inglesi e il silver WBC. Dopo due match di rodaggio, l’ultimo il 29 agosto 2021 a Cleveland (Usa), spedendo Joe Cusumano (19-4) KO al primo round, tenta la conquista della cintura WBA. Pronostico difficile, trattandosi di due massimi col pugno pesante. Il campione si è avvalso dei consigli di Larry Holmes, che fu campione del mondo negli anni ’60.  

Aspettando il risultato della sfida, tra l’ucraino.Alexander Usyk (19)  35 anni, pro dal 2012, a lungo campione cruiser, diventato titolare delle cinture WBA IBF e WBO massimi il 25 settembre scorso sul ring di Tottenham a spese di Anthony Joshua (24-2), battuto nettamente al quale stando alle ultime notizie, dovrebbe il 23 luglio in Arabia Saudita o in alternativa allo stadio di Wembley a Londra, concedere la rivincita. In questi giorni, desta una certa curiosità quanto riportato da diversi siti inglesi e confermato da Eddie Hearn,  riguardo alla decisione di appendere i guantoni al chiodo  di Tyson Fury (32-0-1), re del WBC, reduce dalla facile difesa contro il connazionale  Dillian Whyte (28-3) a Wembley, il 23 aprile, davanti a oltre 95.000 spettatori, finito KO al sesto round. La fatica del ring è stata ripagata con oltre 30 milioni di dollari e la prossima dovrebbe essere almeno triplicata. Personalmente ritengo la notizia pur vera nella sostanza e altrettanto fantasiosa nella pratica. La vena istrionica di Fury non è un mistero e questa fa parte del personaggio. Quando sarà il momento di decidere e sul piatto  ci sarà una montagna di dollari o sterline, il baldo guerriero di sangue rom irlandese, troverà le motivazioni per allenarsi e vincere. Tanto più che il presidente WBC, Mauricio Sulaiman lo assicurato che avrà tempo un anno per la prossima difesa ufficiale.

Dalla vetta del mondo, alle faccende di casa nostra. Venerdì all’Allianz Cloud di Milano, la Matchroom Italy dei Cherchi, appuntamento da non perdere col confronto tra i supermedi, il milanese Daniele Scardina (20) che mette in palio l’Intercontinentale WBO e il romano Giovanni De Carolis (30-10-1),un derby nazionale molto sentito, uno di quei confronti che gli appassionati gradiscono. Spazio alla boxe femminile, con l’europeo supergallo tra la spagnola Mary Romero (7-2) e la sfidante Maria Cecchi (7) decisa a portare in Italia il trofeo EBU. Torna a combattere il welter Maxim Prodan (19-1-1), dopo l’ottima prova in Inghilterra contro Florian Marku, affronta il venezuelano Luis Enrique Romaro (10-5-1) reduce dalla vittoria sul favorito Jonathan Alonzo (21-2) a Oviedo lo scorso marzo. Avversario di tutto rispetto. Per il giovane cruiser Oronzo Birardi (3) avversario decisamente impegnativo come Ovidiu Enache (6-9) romeno di nascita, italiano di passaporto, mai domo. Il medio Joshua Nmomah (11) per riconfermarsi contro Gabor Gorbics  (26-26-2).  Nel prologo il debutto del supermedio Daniele Reggi contro Luca Barbessi (0-3).

Al Pala Bisterzo di Busto Arsizio nel varesotto, il superpiuma Samuele Grilli, (1), 22 anni, ottimo dilettante campione italiano jr., titolare azzurro agli europei giovanili 2016-2017, ha debuttato al professionismo battendo Andrea Lo Sicco (1-6-2) Kot al secondo round, dopo aver dominato la prima ripresa. Il superleggero venezuelano Samuel Gonzalez (23-8) della OPI  82, si impone su Maycol Escobar (10-28-2)  del Nicaragua in sei riprese.

Al Palasantoro di Roma, per la Phoenix Gym di Pomezia, si sono svolti cinque match professionistici.  Prosegue la striscia vincente del medio Marco Merro (4) campione italiano Youth nel 2017, allievo del maestro Simone D’Alessandri, 21  anni, barese trapiantato a Roma ha battuto kor 3, Luigi Mantegna (2-96-2), 45 anni di Frosinone, giunto ai 100 incontri, un traguardo che dovrebbe segnare anche lo stop alla carriera. Anche per il superleggero Marco Filippi (4) raggiunto il poker  di vittorie, che nel 2020 colse l’argento agli assoluti youth, ha superato il modesto ungherese Alex Csurka (0-2). Il mediomassimo Giovanni Carpentieri (14-4-3) stende l’altro magiaro Peter Orlik (24-31-1) al quarto  round, mentre il welter Cristian Malvitano (11-3) supera Patrizio Moroni (4-6)  sui sei tempi                                                                                    

Poca fortuna per il mancino triestino Luca Maccaroni (17-9-4), 31 anni, sul ring di Pezenas in Francia. Il giovane  francese di origine marocchina Jaouad Belmehdi (15-0-3), 24 anni, pro dal 2017, lo ha costretto alla resa al sesto degli otto round previsti. Decisione presa dal maestro Adriano Krapez, quando ha visto il suo pugile in difficoltà. Maccaroni, pro dal 2011, non aveva mai perduto prima del limite. Dopo questa vittoria Belmehdi, intende lanciare la sfida ad Emiliano Marsili, campione UE leggeri.                                                                                      

Sul ring di Maria Enzersdorf in Austria, Serhiy Demchenko (23-18-1), 42 anni, pro del 2004, ucraino di nascita, italiano dal 2008, ha perso onorevolmente ai punti contro l’imbattuto Bernardin Jakaj (12), 24 anni, nato in Kosovo, nazionalizzato austriaco, sui sei round.

Di Alfredo

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