di Leonardo Pisani

I suoi incontri contro il lucano Rocco Mazzola infiammarono la categoria dei mediomassimi negli anni 50 in Italia, in un periodo che tra i semicolossi sui ring italiani combattevano  forti pugili come Rinaldi, Calzavara, Amonti, Jannilli, D’Ottavio, Fontana. Domenico Baccheschi , nato a Marciano della Chiana in provincia di Arezzo il 26 maggio 1931 e deceduto dopo una breve malattia a Grosseto, 2 marzo 2010,  infiammava i ring. Arrivato tardi alla boxe , debuttò a Grosseto tra i dilettanti a 20 anni, però riuscì subito ad affermarsi come campione regionale della Toscana e poi nel 1955, secondo ai campionati italiani assoluti. Poi “Seo” come era soprannominato arrivò anche nella nazionale diretta da Steve Klaus. Il pugile grossetano quindi passò tra i professionisti: una carriera breve ma intensa, non ci si faccia ingannare dalle sole 18 vittorie, di cui 10 prima del limite e dalle 10 sconfitte. Baccheschi. arrivò anche a essere VI in classifica europea e nelle classifiche mondiali. Dotato di buon pugno, era abile nella boxe a corta e media distanza, risultando anche spettacorale. Ed era anche pericoloso, come mi raccontò il suo avversario per antonomasia, Rocco Mazzola, con cui ha combattuto ben 4 volte, con tre sconfitte e una vittoria il 23 novembre 1958 a Civitavecchia con il titolo italiano in palio. Un titolo che Baccheschi perse alla prima difesa contro il fortissimo Amonti, non dopo aver dato spettacolo. Tra gli avversari battuti anche Giulio Rinaldi¸ Plinio Scarabellin¸ Widmer Milandri e anche pari con il già campione d’Europa Artenio Calzavara e Ivano Fontana. Chi lo ha battuto erano forti pugili di livello mondiale come  il sudafricano Mike Holt, o europei come Pekka Kokkonen, Santo ZAmnti, Rocco Mazzola. Lasciato il pugilato nel 1960, venne chiamato nello staff tecnico alla Pugilistica Grossetana dal presidente Osvaldo Brizzi insieme a Bruno Bertini e i suoi insegnamenti furono di grande aiuto nella formazione di Antonio Zuffi, il miglior pugile grossetano di quel periodo. Umberto Cavini, infine, negli anni Ottanta, lo volle all’angolo di Alessandro Scapecchi, all’epoca neoprofessionista, dove rimase per un anno e mezzo.

Di Alfredo