IFWT_-Timothy-Bradley-Juan-Manuel-Marquez-5di Giuliano Orlando

Il Thomas & Mack Center di Las Vegas, costruito nel 1989, è un’arena, ubicata nel campus dell’Università metropolitana, che senza la genealogia dell’MGM, del Mandalay o del Resort mega alberghi con casinò, avendo privilegiato, altri spettacoli come rodei, gare di auto e festival musicali, ha una struttura capace di quasi 20.000 posti e l’appuntamento di questa notte, è l’evento clou del week end.  Bob Arum l’organizzatore ha messo sul piatto tre incontri di assoluto interesse, capaci di stuzzicare la curiosità del pubblico, che negli ultimi anni ha avuto solo l’imbarazzo della scelta. Finita l’epoca dei massimi, allorché Las Vegas dai primi anni ’60, iniziò con Patterson, Liston, Frazier, Foreman e Muhammad Alì a soppiantare piazze storiche come New York, Fildelfia, Miami e Los Angeles e concluso ai piedi del 2000, con l’apogeo e il tramonto di Mike Tyson, gli operatori del Nevada hanno puntato su altre categorie, trovando campioni altrettanto validi come De La Hoya, Hopkins, Cotto fino a Pacquiao, che per un decennio è stato il grande protagonista della boxe mondiale in Nevada. In questa occasione la Top Rank ha messo assieme un bel cocktail, offrendo campioni del recente passato, del presente e la grande speranza del futuro. Tre sfide da non perdere. La prima riguarda i welter Juan Manuel Marquez (55-6-1), un messicano che calca il ring dal 1993 ed è stato assoluto protagonista dal 1999 ad oggi, ha messo nel carnet personale le cinture iridate dei piuma,superpiuma,leggeri e welter. Ha incontrato tutti i più forti, da Penden a Casamayor, Juan Diaz, Katsidis e per quattro volte Pacquiao, l’ultima lo scorso dicembre, spedendolo ko al sesto round. Un risultato che ha fatto epoca. Ha compiuto 40 anni in agosto, eppure gli allibratori lo vedono nettamente favorito contro il più giovane Timoty Bradley, californiano di 29 anni, imbattuto in carriera, che mette in palio la cintura WBO welter, conquistata nel giugno 2012, proprio a spese del filippino Pacquiao, spezzando la striscia di imbattibilità che durava da sette anni. Doveroso ricordare che il verdetto fece scalpore e la stragrande maggioranza degli spettatori lo definì scandaloso. Opinione personale: un regalo di due giudici, non nuovi a verdetti assurdi. Quest’anno quelli di Las Vegas sono risultati spesso miopi creando non poche polemiche. L’ultima cantonata della giudice non più verde Cynthia J. Ross, recidiva in materia, autrice di un 114-114, tra Mayweather e Alvarez, a fronte del dominio assoluto del primo. Il problema è che questi signori o signore, pagati niente male, dai 4 fino ai 10.000 dollari, sembrano inamovibili e i vari responsabili della Commissione tecnica li difendono ad oltranza. Bradley in fatto di vittorie non limpide è recidivo. Nella prima difesa della cintura contro Ruslan Provodnikov (22-2), un russo di 29 anni, residente negli Usa, dalla boxe concreta, ha rischiato il botto e la vittoria l’ha ottenuta con molti dubbi. Contato nell’ultimo round a conferma che quando è costretto a battersi testa a testa, denuncia limiti di tenuta. Contro Marquez non avrà vita facile. Il messicano sembra aver dimenticato la data di nascita, tenendo un ritmo offensivo incredibile. Bradley non è certo un assalitore, ha gioco di gambe e boxe di rimessa. Tocca e fugge, boxe all’europea, che il pubblico americano non gradisce troppo. Potrebbe essere un match poco spettacolare, resta il fatto che sono di fronte i recenti vincitori di Pacquiao. Un biglietto da visita di tutto rispetto. L’altro mondiale riguarda la categoria dei piuma WBO e vede di fronte l’esperto messicano Orlando Salido (39-12-2), 32 anni, in attività dal  1996, bocciato nel 2004 da Marquez, poi da Gamboa e da Cruz, ha avuto il merito di non arrendersi mai. Classico attaccante, molto resistente opposto al portoricano Orlando Cruz (20-2-1) alla prima prova iridata, ma da alcuni mesi sotto i riflettori per aver ammesso pubblicamente di essere gay. Di per se, la dichiarazione non è tanto clamorosa, in quanto altri pugili lo hanno ammesso, pur senza la risonanza ottenuta da Cruz, che ha saputo cavalcare molto bene la faccenda. Ha fatto sapere che dedicherà la vittoria e quindi il titolo a ricordo di Emile Griffith, deceduto recentemente, il cui travaglio del suo essere omosessuale fu ben diverso e drammatico. Gay o non gay, deve dimostrare sul ring di essere superiore al rivale che ha dalla sua l’esperienza, ma non sarà facile tenere a freno Orlando, che senza essere un fenomeno, ha le armi per spuntarla. La terza carta messa sul ring da Bob Arum si chiama Vasyl Lomachenko, ucraino, al debutto nei professionisti. Dei vincitori ai Giochi di Londra è sicuramente quello col tasso di classe superiore. Per molti un fenomeno  assoluto. I successi in maglietta confermano questa previsione. Dal 2007, ai mondiali di Chicago, dove giunse secondo battuto con un verdetto assurdo dal russo Selimov, successivamente punito severamente, non ha più conosciuto sconfitte. Due ori olimpici (2008-2012), altrettanti titoli mondiali (2009-2011) e successi pesanti nelle World Series oltre che nei più importanti tornei internazionali. Avendolo seguito dagli esordi, posso dire che l’unico limite è la categoria dei piuma, fosse un medio o un massimo, con la classe che possiede potrebbe ambire a qualsiasi impresa. Lomachenko che ha 25 anni, pugilisticamente è completo in ogni segmento sia tecnico che tattico e possiede anche una discreta potenza. Da dilettante veniva considerato un consumato professionista. Con Bob Arum è stato categorico. “Nel giro di un anno intendo diventare il miglior piuma del mondo e conquistare le cinture disponibili”. Il promoter americano è convinto di aver messo sotto contratto un vero genio della boxe. “Debutta sui dieci round, fatto inedito in assoluto. In allenamento ha impressionato parecchio. Mettendo al tappeto pugili più pesanti”.  Per il debutto contro il non certo disprezzabile Jose Ramirez (25-3) un messicano di 25 anni, che nell’ultimo match  ha conquistato l’Internazionale WBO contro il quotato Rey Bautista (34-3) un filippino che nel 2007 contese il mondiale supergallo a De Leon. Nessun debuttante è mai stato impegnato sui 10 round, ma Lomachenko non è uno qualunque e lo dimostrerà sul ring.

Di Alfredo

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