di Giuliano Orlando

Dopo oltre mezzo secolo, il calcio femminile entra a pieno titolo come sport professionistico. A Viareggio nel 1968, la prima partita ufficiale.                                                      

Giovanni Di Salvo – Azzurre, storia della nazionale di calcio femminile – Bradipolibri editore – Pag. 384 – Euro 24.00.

Come la maggior parte degli sport, anche il calcio femminile come quello maschile ha emesso i primi vagiti in Inghilterra. Lo riporta, nella parte iniziale del corposo volume scritto da Giovanni Di Salvo, sulla cui competenza in materia non ci sono dubbi, a tirare i primi calci in rosa furono le inglesi. Calcio in gonnella, visto che le giocatrici indossavano lunghe gonne. Era il 7 maggio 1881, sul campo di Amburgo, sfida voluta dalla suffragista Helen Matthews. Le giocatrici, stando alle informazioni dell’epoca, pare fossero le giovani attrici che si esibivano in teatro, abili a diventare calciatrici. Storia lontana, antica di un secolo e mezzo, mentre quella italiana, volendo scavare a fondo, sembra aver avuto il battesimo nel marzo 1927 a Piacenza, alla “Festa della Primavera”, con un team di giornalisti locali contro una compagine composta da signorine, con tanto di copricapo e maglietta rosse, in sottanina nera, davanti a ben 2000 spettatori, con un sonoro 2-0 per il gentil sesso. Ma il vero avvio si può datare al 1933, con la nascita di squadre femminili, ufficializzato dallo stesso CONI, che emise un comunicato, che oggi definiremmo piuttosto sconcertante. Eccolo: “Esperimento a patto che ogni attività deve però svolgersi in privato, cioè su campi cintati e senza l’ammissione del pubblico”. Contravvenendo alla normativa, nello stesso anno, a Milano l’11 giugno, si affrontano l’Ambrosiana e la Cinzano, presente un numeroso pubblico. La sfida si replica e sull’esempio milanese, anche Roma intende replicare, ma a quel punto interviene Achille Starace, già segretario del partito Fascista, succeduto ad Arpinati che vieta di fatto il calcio femminile. La resistenza al divieto si spegne sotto i venti della guerra imminente. Unico cambiamento di fatto: le ultime partite vengono giocate dalle ragazze con più pratici pantaloncini. Il risveglio nel 1946, dopo un sonno di dodici anni, con Trieste che allestisce due squadre femminili in giro per l’Italia, per sensibilizzare il problema della città, amministrata dalle autorità anglo-americane. Stop, mi fermo, per consentire al lettore e alle lettrici di poter seguire nel libro l’evolversi di uno sport al femminile come il calcio, esploso nell’ultimo decennio in modo esponenziale, trovando non solo l’appoggio della Federcalcio, dopo anni di ostacoli a non finire, ma principalmente dei media e delle emittenti, compresa la RAI, fino allo storico 2019, quando la nazionale guidata da Milena Bertolini, si qualifica per il mondiale “France 2019”, arrivando ai quarti, battuta dall’Olanda che arriverà in finale, cedendo solo agli USA per il titolo iridato. Un tomo completo che racconta la storia del calcio femminile dagli albori ad oggi. Un percorso incredibilmente centenario ma che esplode dagli anni ‘80 in avanti, con tutte le protagoniste a cominciare da Carolina Morace, la prima ad entrare nella Hall of Fame del calcio italiano, ma anche tante altre calciatrici che col loro apporto hanno costruito le basi per far arrivare la disciplina al livello a cui aspiravano le pioniere negli anni ’30. Un sogno che sembrava irraggiungibile. Enciclopedia in cui trovano spazio sia la storia che coloro che l’hanno scritta, ufficialmente dal 23 febbraio 1968, quando a Viareggio si giocò Italia-Cecoslovacchia, anche se ancora non era nata la Federazione femminile. Che si costituì un mese dopo. In seguito, il destino del calcio femminile non derogò da altre discipline, passando dal nulla all’inflazione, con varie sigle a rappresentare il movimento. Solo nel 1972 si riesce ad unificare il tutto, ma ci sono voluti altri dieci anni, con l’ingresso ufficiale nella FIGC secondo la direttiva dell’UEFA, dopo che diverse Commissioni hanno studiato il modo migliore per tale inserimento. Di certo, anche per questa operazione la burocrazia l’ha fatta da padrona. Per fortuna, mentre l’aspetto normativo creava una montagna cartacea, il calcio femminile indossava gli stivali delle sette leghe e cresceva anno dopo anno. Fino ai due momenti storici del movimento. Nella stagione 2018-2019 i campionati di serie A e B passano sotto il diretto controllo della FIGC e dal primo luglio 2022, il calcio femminile in Italia diventa professionistico. A questo punto il giuoco è fatto. Adesso dovrebbe iniziare il tempo del raccolto.                                                                                                                                                   

Di Alfredo

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