di Giuliano Orlando

Dopo dieci mesi di sosta, il non più verde supercampione ucraino Vasyl Lomachenko (17-2), 34 anni, sul ring dal 2004, professionista dal 2013, guidato sempre dal padre – nei dilettanti ha vinto tutto – è risalito sul ring del Madison, difendendo l’Internazionale WBO, leggeri conquistato a sullo stesso ring, contro il combattivo ghanese Richard Commey (30-4-1) residente nel Bronx.  L’avversario proposto per questo rientro, il fino ad allora imbattuto Jamaine Ortiz (16-1-1), 26 anni, non era dei più facili e l’andamento del match lo ha confermato. Il pugile di Wocester nel Massachusetts, radici messicane, è partito a mille, facendo leva sulla struttura fisica da welter, con azioni rapide e precise, costringendo Lomachenko più a difendersi che ad attaccare. Lo ha fatto con grande intelligenza, limitando i danni. Questo fino al quinto round. Dal sesto l’ex iridato leggeri dal 2014 al 2020 delle varie sigle, battuto da Teofimo Lopez a Las Vegas, ha cambiato marcia e per Ortiz le cose si sono fatte più difficili. Vasyl ha aumentato il ritmo dei pugni e Ortiz ha pagato lo sforzo dei round precedenti, rischiando addirittura di perdere prima del limite. Particolarmente difficili gli ultimi tre round, con Lomachenko protagonista di combinazioni e spostamenti, riportandosi in netto vantaggio. I giudici si sono trovati d’accordo ad assegnare il successo all’ucraino. In prima fila il giovane Devin Haney (29), 23 anni, attuale titolare delle quattro cinture (WBC, WBA, WBO e IBF) leggeri, protagonista in Australia contro George Kombosos (20-2) battuto due volte, che si è detto disponibile a giocarsi il poker contro Lomachenko. Nella corposa riunione allestita dalla TOP RANK di Bob Arum, il piuma cubano Robeisy Ramirez (11-1), 28 anni, pro dal 2018, fuoriclasse già ai tempi del dilettantismo, doppio oro olimpico (2012-2016), carattere bizzoso e polemico, sembra aver imboccato la strada giusta per conquistare il mondiale WBO. Il mancino di Cienfuegos, attivissimo nei dilettanti, con oltre 150 incontri, tra i pochissimi che lo hanno sconfitto, il nostro Vincenzo Picardi, il 27 aprile 2012 ad Assisi. Al Madison ha dominato Matias Romero (26-3), lungo nove round a senso unico.  L’argentino, contato in avvio ha mostrato coraggio e resistenza notevoli, ma quando l’arbitro ha dato lo stop, Romero era allo stremo della resistenza. Quasi certo che il fortissimo messicano Emanuel Navarrete (36-1), già titolato supergallo, lascerà la cintura piuma per salire di categoria. Il cubano dovrebbe giocarsi la cintura contro Isaac Dogboe (24-2), 28 anni, nato ad Accra nel Ghana, nazione per la quale prese parte ai Giochi di Londra nel 2012, subito eliminato. Passato pro l’anno dopo con passaporto inglese, guidato dal padre Paul, ha subito le uniche sconfitte (2018-2019) da Navarrete nei supergallo. Prosegue la marcia del giovane massimo Richard Torrez  jr. (4), 23 anno, bianco californiano di Tulane, buona tecnica, argento a Tokyo 2021, ma bruciato nei dilettanti dall’uzbeko Bakhodir Jalolov, gigante di oltre due metri, passato pro nel 2018, residente negli USA, con un record attuale di 11 vittorie tutte per KO, che grazie alla scellerata normativa di Wu e Kim (ex presidente e segretario AIBA) nel 2014, potè partecipare ai mondiali 2019 e ai Giochi di Tokyo conquistando l’oro. Torrez venne messo KO dall’uzbeko in entrambe le occasioni. Al quarto impegno nei pro, ha battuto il vecchio egiziano Ahmed Hefny (13-3) 38 anni, per KO al terzo round. Nel cartellone altri reduci dai Giochi di Tokyo sul ring,  tutti vincitori ai punti. Il superleggero Duke Ragan (8) argento olimpico, dalla buona tecnica ha superato Luis Lebron (18-5-1) ai punti, dopo aver rischiato di finire male al settimo round. Il medio Nico Walsh (7), che assicura essere nipote del grane  Ali, ha vinto di misura contro l’ostico Billy Wagner (5-3). Facile il successo del welter Tiger Johnson (6) su Esteban Garcia (15-2).

Da New York (USA) alla Wembley Arena londinese, dove la star irlandese Katie Taylor (22) ha incrociato i guantoni con l’argentina Karen Carabajal (19-1) che si presentava imbattuta. Il ring ha messo in evidenza la differenza di valori in modo netto. La titolare delle quattro cinture (WBC, WBA, IBF e WBO) leggeri, ha dominato dal primo all’ultimo minuto dei dieci round, facendo leva sul jab sinistro portato con precisione e continuazione, completato dal destro in gancio. Un tormento per la Carabajal, che ha finito pesta e sanguinante. I punteggi (98-92, 100-91 e 99-91) specchiano il divario. Se il risultato della irlandese rispetta il pronostico, quello che vedeva la difesa dell’europeo piuma del locale Jordan Gill (27-2-1), 28 anni, prevedeva la conferma del trofeo, considerando che lo sfidante Kikko Martinez (44-11-2) all’età di 36 anni, poteva essere superato, pur con precedenti illustri come il mondiale IBF (2013 e 2021) e l’europeo tra il 2006 e il 2018, sempre da piuma, con alterna fortuna, e un precedente emblematico, quando nel 2021 a Sheffield il mancino di Alicante, mise KO Kid Galahad prendendosi il mondiale IBF. Poi perso sempre in Inghilterra contro Josh Warrington KO al settimo tempo. Gill aveva conquistato il titolo il 27 febbraio scorso a spese del francese Karim Guerfi (30-6) non più giovane, ma ancora solido e potente, tanto che al settimo round aveva fatto contare l’inglese ed era avanti per due giudici. Nel nono round, un preciso diretto destro al mento di Gill, spegneva le luci del francese, tanto che l’arbitro non lo contava neppure decretando il KO. Stavolta l’ispano è stato spietato, lo ha fatto contare nel terzo e quarto tempo, sempre col sinistro, costringendo i secondi dell’inglese a chiedere lo stop. La vittoria di Martinez, vale doppio: oltre all’europeo, è diventato sfidante ufficiale per la IBF.

In Italia, sul ring di Venaria, città metropolitana della fascia torinese, Stefano Abatangelo (26-8-1), 40 anni, attivo dal 2005, è tornato campione italiano mediomassimi battendo per KO al decimo e ultimo round, il livornese Federico Gassani (10-2-1), 38 anni, pro dal 2015, al primo tentativo tricolore. Il match si era orientato a favore del brevilineo di Chivasso, che accorciava la distanza, passando sotto il debole jab del toscano, più alto di 20 cm., ma troppo titubante nel fermare l’avanzata del beniamino locale. Dopo la vittoria, Abatangelo appariva commosso: “Era l’ultima opportunità visto che ha compiuto 40 anni ed era d’obbligo vincere e tornare campione per proseguire l’attività. La boxe per me è una passione inestinguibile, praticata da quando avevo 15 anni. La mia limitata satura per un mediomassimo mi costringe ad accorciare sempre. Inizialmente Gassani ha provato a fermarmi con i diretti, ma avevo capito da subito che non era un ostacolo insormontabile. Adesso spero di trovare sfidanti, perché ho voglia di combattere e vincere”.

Il neo campione ha debuttato nei pro nel 2005, ma ha conquistato il primo titolo solo nel 2012, quello del Mediterraneo IBF spedendo KO Maurizio Lovaglio a Toirino, Il tricolore lo conquista  la prima volta nel maggio del 2013 sul ring di Rivarolo Canavese battendo Emanuele Barletta per KO al settimo round. Nello stesso anno tenta la conquista europea in Germania a Schwerin, ma il tedesco Juergen Braehmer, che diverrà anche campione del mondo, appare insuperabile e lo batte sui 12 round. Ci riprova l’anno dopo a Copenaghen, ma il locale Skouglen lo boccia, sempre ai punti. Riprova a tornare campione italiano, ma la strada non è facile. Lo respingono Kolai e Ciriani, ma al terzo tentativo nel 2018, torna tricolore superando Vigan Mustafa. Dopo aver lasciato il titolo, ci riprova inutilmente lo scorso anno. Il 2022 è l’ultimo anno a disposizione e Abatangelo non perde l’occasione, battendo Gassani. E’ la terza volta che cinge la cintura nazionale. Complimenti. Nel programma la semifinale FPI welter, il locale Andrea Fontana (8-1) è finito KO al terzo round, contro il tunisino Akrem Ben Haj (4-1), residente nel Veneto, già campione italiano dilettanti nel 2018 a Pescara, tra mille polemiche, per la vittoria su Malanga in semifinale (3-2), verdetto inventato da tre giudici fuori dalla realtà vista sul ring. Passato pro nel 2021, ha subito l’unica sconfitta ad Amburgo il 19 febbraio scorso, contro il georgiano Jemal Shalamberidze (9-5-1), con un verdetto sfacciatamente di casa. Importante il successo di Vanaria, quanto sorprendente la sconfitta di Fontana.                                                                        

Il salernitano Dario Socci (15-7-2), 34 anni, residente a Roma, è andato in Francia a Cernay nell’Alto Reno, riportando un successo su Giorgi Mkharashvili (4-7-1) modesto collaudatore georgiano.

Al Palasport di Marino in provincia di Roma, per la Opi 82 dei fratelli Alessandro e Christian Cherchi, la longilinea romana Simona Salvatori (8), 38 anni ben portati, conquista la cintura vacante WBC Latino dei gallo, battendo nettamente la colombiana Bethy Franco (6-1-1) incapace di chiudere la distanza, fermata senza soluzione di continuità dai colpi precisi anche se non potenti della Salvatori che si è aggiudicata tutti i dieci round. Vittoria importante di Giorgia Scolastri (3-1) contro la battagliera Evelin Camporeale (1-2-1) che l’ha impegnata per tutte le sei riprese. I giudici hanno premiato la migliore precisione della Scolastri.  Torna al successo il non più verde Valerio Mazzulla (8-9-2), 34 anni, sul Jorge Ortiz (9-75-6), colombiano di ben 52 anni, residente a Venezia, pro dal 1993, battuto sui sei round.

Di Alfredo

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