di Giuliano Orlando

 BERGAMO. Una settimana di passione pugilistica nell’elegante Centro Sportivo Piscine, in occasione dei  91° campionati lombardi prima e seconda serie. Encomiabile l’organizzazione, delegata dal Comitato Lombardo alla Bergamo Boxe della famiglia Bugada, con papà Egidio e i figli Fabrizio e Massimo, tutti campioni italiani dilettanti in carriera, che hanno dimostrato di saperci fare molto bene. 

In calo le iscrizioni (60), avendo prevalso la qualità sulla quantità, per cui già nei quarti si sono visti confronti degni della finale. Assenti i campioni uscenti Ouboulane (56), Garibba (60), El Kadimi (64) e  Ruberti (69), si sono confermati Zito sceso di categoria, dai 75 ai 69 kg. il mediomassimo Oberti e il massimo Endri Spahiu, mentre Rondena (+91) è stato fermato in finale per ferita, contro Alessio Spahiu il fratello più giovane (22 anni), novità del torneo.  

Punto dolente, ma anche una conferma, complici le nuove disposizione dell’AIBA, che arrivano col contagocce – come ammetteva amaramente Licini senior, il decano degli arbitri – sulla valutazione dei colpi e la direzione di gara e di giudizio, è la constatazione di quanto sia difficile far salire il livello qualitativo di giudici e arbitri. Che hanno un peccato originale: chiusi in una nicchia di infallibilità che li rende invisi sia al pubblico che agli addetti ai lavori. Allergici, salvo pochi casi, a visitare le palestre e conoscere la vita dei pugili in diretta. Questo isolamento è deleterio, perché non li rende edotti di situazioni imbarazzanti che potrebbero evitarsi. Diventando protagonisti in negativo, come è capitato a Bergamo, falsando l’andamento di alcuni match, due dei quali in finale, quindi determinanti per il futuro dei pugili in questione. 

Questo il cammino del torneo per ogni categoria. Nessuno nei 49 kg. un solo iscritto nei 52, col campione uscente Juliano Gallo (Panthers), che non ha diritto al titolo (normativa di rivedere) ma può partecipazione agli assoluti. Cinque atleti nei 56 chili. Nei quarti il più concreto Canossi (Valcamonica) ha la meglio su Alex Gangi (Master Boxe), ma si ferma in semifinale di fronte a Tiraboschi (Caloi) un piccolo panzer dalla struttura imponente. La finale lo vede di fronte all’altro Gangi, il più quotato Gabriele, 19 anni a dicembre, campione italiano youth 2012, che si era guadagnato l’accesso a spese di Catta (Isport) altro muscolare dal pugno sodo, secondo lo scorso anno. Il match che assegna il titolo è la classica sfida tra un tecnico di qualità che non si limita a schivare, ma anticipa con buona precisione e un attaccante instancabile, i cui colpi vanno spesso a finire sui guantoni di Gangi, che fa meglio nei primi due round e cede di pochissimo il terzo. Un verdetto molto chiaro anche se di misura. Che i giudici vedono capovolto, premiando la bagarre sulla scherma. Giustamente il maestro di Gangi, Calandrino si chiedeva cosa si deve insegnare ai ragazzi per farli vincere? Intendiamoci, non è uno scandalo, ma la vittoria spettava a Gangi.

 Nei leggeri otto al via. Alla prima setacciata dei quarti, escono El Mouaddine (Crema) superato da Faretina (Apot) e Bassan (KGK) contro Davide Calì, allievo di Vincenzo Belcastro, calabro vogherese, non dimenticato campione d’Europa negli anni ’90, tre sfide mondiali perdute per split decision nei gallo, oltre che formidabile maratoneta. Avanti anche il bergamasco Guzzo ai danni di Benaglia (Mantova) e il giovane Benkorichi, cresciuto all’ombra della “Domino” di Pino Caputo, un maestro di pugilato e di vita, meglio di  Saporiti (Usl) elemento niente male. In semifinale si trovano di fronte Faretina e Davide Calì, e si ripete il risultato dello scorso anno, favorevole al secondo, molto forte atleticamente, al quale i tre round stanno stretti. Più infuocato lo scontro tra l’irruento guerriero di casa Guzzo e il talentuoso Benkorichi che offre sprazzi di ottima tecnica. Mobile e rapido, rientri precisi e gioco di gambe. Doti che mette in mostra nella finale contro un motivatissimo Calì, sempre all’attacco, ma inferiore sul piano tattico, nonostante la maggiore consistenza atletica. Davide è alla seconda finale perduta, mentre Benkorichi diventa il più giovane campione lombardo 2013 con i suoi 19 anni. Elemento da seguire, molto intelligente e freddo, sapendo gestire bene anche le energie lungo i tre tempi. Fateh, questo il suo nome, papà egiziano e mamma marocchina, nato a Milano, venne portato in palestra dal padre nel  2008, che vedeva questo ragazzino di 14 anni, vegetare davanti al video consumando patatine fritte. “Ero più largo che alto – ricorda – pesavo 86 kg. Il maestro mi fece debuttare tre anni dopo a 76 kg. Lo scorso anno sono arrivato a 56 kg. ai regionali youth. Nei leggeri mi trovo bene, sono in crescita tecnica. Ho imparato a mangiare nel modo giusto. Vincere era un sogno che ho realizzato, grazie ad un maestro che ci insegna boxe e tante altre cose per diventare uomini”. Lo osserva il fratellino Aziz, 13 anni, che vuole imitare le orme di Fateh.

Otto anche i superleggeri (64) con Luca Tatulli (Forza e Coraggio) che sembra poter ripetere la bella vittoria alle Cinture Lombarde, dopo il secondo posto del 2012. Invece l’allievo di Vincenzo Ciotoli incappa nella serata no ed esce al primo esame di fronte al non irresistibile Fiorenza (Segrate) che fa un dignitoso match e vince giustamente. Il cammino dura poco. Il più attrezzato e motivato Caserio (Pavia), 27 anni, da dieci in palestra, sia pure con pause e rientri, trova in  questa edizione sotto la spinta del giovane maestro Gianni, le giuste motivazioni per uscire fuori dall’anonimato. Dall’altra parte avanzano Lorenzo Calì il fratello gemello di Davide, dalla boxe piacevole e varia, battendo Colombini (Cremona), mentre il giovanissimo lecchese Carlo Rota (’94) mette sotto il tenace Ricciardo (Nuova Olimpia). Nello scontro tra Lorenzo e Carlo, sia pure d’un soffio ha la meglio il secondo che accede alla finale. La sfida per il titolo è subito orientata verso il più esperto, che non si concede distrazioni e regola in modo chiaro la pratica anche se Rota non cede facilmente. La differenza è proprio nel mestiere che Caserio sfrutta al meglio. “Dedico la vittoria al maestro, a mia moglie Valentina e a mia figlia Aurora, senza di loro non avrei scopi. Sono loro che mi motivano e mi fanno andare avanti. Campione lombardo non è male”.

Dieci welter con Zito (Ursus) favorito e tanti outsider, che si trovano tutti nella parte bassa del tabellone. Lo scontro nei preliminari tra Riccio (Bergamo) e Ferreri (Madone) è una battaglia tremenda, valanghe di colpi a non finire. Inizia meglio Ferreri ma finisce alla grande Riccio che meriterebbe la vittoria. I giudici vedono Ferreri che avanza e batte bene Vaccarello (Pavia)  sfuggente e difficile da inquadrare. In semifinale altro scontro da scintille tra Ferreri e De Mattia (Isport) dalle mani pesanti, come ha sentito il vogherese Di Vece nei quarti. Anche stavolta verdetto discusso per un richiamo subito da De Mattia nel finale. Ferreri giunge comunque in semifinale e ritrova Zito, sicuro vincitore di Passero (Carbonara Luino), come è stato alle Cinture mesi addietro.  Stavolta c’è più equilibrio, ma le azioni più limpide e precise sono di Zito, mentre i colpi più spettacolari arrivano da Ferreri, che paga le fatiche precedenti e sia pure di poco lascia il titolo al milanese. Per la cronaca, Zito frequenta l’università a Milano, facoltà di economia e commercio, mentre il bergamasco è laureato in fisioterapia e opera anche all’interno della palestra dove si allena e dove ha lo studio.

Novità russa nei medi, la più numerosa con 13 iscritti. I pronostici indicano Di Giacomo (USL) chiamato nelle file delle WSB dei Dolce & Gabbana. Purtroppo per lui non arriva neppure in finale. Dopo aver battuto Facchinetti (Bergamo) e Beretta (Magenta) con relativa facilità, trova il cremonese Esposito, primo anno da elite, in serie positiva da due stagioni. Il match vede Di Giacomo sicuro nel primo round, poi l’incontro svolta, con Esposito che aumenta il ritmo e la sicurezza del rivale sparisce. Troppo passivo, subisce gli assalti di un giovanotto dal fiato inesauribile, che non sempre va bersaglio ma tiene sotto tiro un rivale spento. La vittoria va a Esposito e si scatena una indegna bagarre che disonora solo la boxe. In finale Esposito trova il biondo mancino più alto, Igor Sevostianov, 22 anni a dicembre, nato a S. Pietroburgo, doppio passaporto, allievo di Augusto Lauri alla Panther. Lo scorso anno si era fermato in semifinale superato dal pavese Chemichella, un bel fighter che non si è ripresentato. Stavolta Igor ha fatto un fior di incontro, tenendo sotto i colpi d’incontro il coraggioso rivale, per la verità meno esplosivo del solito. Vittoria meritata del mancino di Varese, che frequenta l’Università di Varese in economia e management.

I mediomassimi indicavano due finalisti fin dal primo turno. ll milanese Daniele Scardina (Domino) e il campione uscente Max Oberti beniamino di casa. Nel 2012 Oberti battè in finale Scardina, che quest’anno è cresciuto parecchio, vincendo il Guanto d’Oro a Marcianise e le Cinture Lombarde a Busto Arsizio. Meritando un paio di raduni in Nazionale e una trasferta con la maglia azzurra in Svizzera. Oberti a sua volta vinceva il Trofeo Città di Bergamo, anche se l’impegno del lavoro, (è imprenditore) lo costringe a limitare gli impegni. Per questi campionati si è preso una settimana di vacanze. Prima della finale, Scardina batteva Seveso (Millennium) e Fenderico (NPC) senza entusiasmare, mentre a Oberti bastava superare  Norrito (Millennium). Considerata l’importanza della posta in palio, sarebbe stato opportuno scegliere un arbitro di provata esperienza. Purtroppo così non è stato e la designata ha combinato la frittata, capovolgendo l’esito di un match, che poteva essere fermato alla fine del secondo round. Colpito da un destro preciso alla mascella Oberti si fermava con le gambe tremanti per alcuni secondi, in equilibrio precario. Ci crederete, la arbitro non si accorgeva di nulla e per fortuna del bergamasco, la sfuriata successiva di Scardina peccava di precisione, altrimenti poteva accadere il peggio. Nella terza Oberti recuperava bene, si gettava avanti e metteva qualche colpo in più, anche se Scardina replicava con precisione. Match correttissimo, se dobbiamo essere fiscali uno schivava leggermente basso, l’altro spingeva più del dovuto. A poche secondi dalla fine, inspiegabile e intempestivo la signora arbitro richiamava Scardina per testa bassa! Non è così che si arbitra. Colpevoli anche i designatori che mettono sul ring un arbitro non all’altezza. E sapete cosa ha detto a chi gli ha chiesto il perché del richiamo, fuori luogo? “Tanto aveva perduto lo stesso”. Incredibile. Per finire, lo stesso Oberti, genuino e onesto, ammetteva che la vittoria poteva andare ad entrambi. Peccato che tanta maturità manchi a chi può decidere le sorti una sfida tanto importante.

I titoli massimi e supermassimi vanno ai fratelli Endri e Alessio Spahiu, italo albanesi della Bergamo Boxe. Il primo si ripete, superando Meani (Domino) e Di Leo (Bollate) in finale. Alessio 22 anni, ha dimostrato doti notevoli di velocità e mobilità, nonostante i chili in eccesso. Vittorie su Flena (Farruggia) e Rondena (Magenta). Incredibile la sua storia. A differenza di Endri nato a Durazzo e diventato subito italiano, Alessio nativo di Sarnico, ha atteso fino alla scorso anno la cittadinanza. Ora può guardare avanti con più fiducia. E crescere pugilisticamente. Cosa che i fratelli Bugada, si apprestano  a fare. Appuntamento per tutti i campioni a Galliate (No) per gli assoluti dal 10 al 15 dicembre.

Di Alfredo