Minter Baccidi Alfredo Bruno

Ad Andrea Bacci non manca certo il coraggio, coraggio nel cercare personaggi e situazioni difficili. Iniziò la sua carriera di scrittore con “L’ ultimo volo dell’ Angelo biondo” dove Angelo sta per Jacopucci, il pugile di Tarquinia che il 19 luglio del 1978 perse la sua giovane vita sul ring di Bellaria, dopo aver disputato  un durissimo incontro con l’inglese Alan Minter. Bacci scrisse la biografia di Jacopucci e il suo libro ebbe notevole successo, nonostante parlasse di un episodio scolpito nella memoria degli appassionati di questo sport. Il sacrificio di una vita, che non rimase fine a se stesso diventando il punto di partenza per uno sport più sicuro. Per lo scrittore fu la scoperta di un mondo affascinante a cui seguirono altre opere collegate allo sport e in particolare alla boxe: grazie ai suoi libri abbiamo rivissuto la sfida tra Marvin Hagler e Ray Sugar Leonard (“Quell’ultima notte a Las Vegas”), la storie di Mike Tyson (“Essere Mike Tyson”) e di Muhammad Ali (“Muhammad Ali, Storia di una rivoluzione”). Se occorreva coraggio per scrivere la biografia di Jacopucci, ancora di più ce ne voleva per scrivere un libro su Alan Minter, il cui nome si associa ancora oggi come riflesso condizionato per la drammatica fine del pugile di Tarquinia. Ecco a sorpresa uscire a novembre dello scorso anno VOLEVO SOLO VINCERE. ATTO UNICO LIBERAMENTE ISPIRATO ALLA CARRIERA DEL PUGILE ALAN MINTER”, pp. 49, € 8.50 (spedizione compresa dal sito www.andreabacci.org), editore Photocity Open. Un libro interessante quanto breve, un pocket book, che si legge d’un fiato, utile per far capire l’ineluttabilità delle cose. Minter parla in prima persona e inizia il suo racconto, immaginario come tiene a precisare l’autore, ma incastonato in una composizione di vari episodi della sua lunga carriera professionistica., avvenuta dopo un intermezzo dilettantistico vicino alla conquista della medaglia olimpica, iniziata nel 1972 e terminata il 15 settembre 1981 quando il connazionale Tony Sibson gli fece capire che era il momento di lasciare. Il libro inizia proprio da qui con Minter che rivive in un flashback la sua carriera, ma come dice lui il suo modo di vivere indissolubilmente legato alla boxe. Di volta in volta leggendo rimangono impressi le sue memorabili sfide che lo portarono alla conquista del titolo mondiale, ma che fecero di lui, mancino terrificante, uno dei pugili più discussi della ricca storia inglese. Per lui la vera vittoria era quella di abbattere il suo avversario, il suo dna non ammetteva il successo ai punti.

 

Di Alfredo