di Alfredo Bruno

parisi6La nostra vita è appesa ad un filo, non è un modo di dire ma è la pura realtà. Giovanni Parisi (+ 41, 29 per ko, – 5, = 1), 41 anni, lo abbiamo visto il 14 marzo a Chianciano durante le elezioni federali in prima fila con altri grandissimi campioni, vestito come al solito con colori vivaci, inno alla sua esuberanza e gioia di vivere, ieri sera alle 20,40 è rimasto ucciso sul colpo a bordo della sua auto nello scontro frontale con un camioncino mentre percorreva la tangenziale di Voghera.


L’Italia pugilistica piange uno dei suoi più grandi campioni. Era nato a Vibo Valentia il 12 febbraio del 1967, ma si trasferì giovanissimo con la sua famiglia a Voghera. Non a caso è proprio Falcinelli, presidente della Federazione, ad esprimere il cordoglio di tutti con parole dall’apparenza formale, ma con le lacrime nel cuore. Quando nel lontano 1988 il sottoscritto andò ad Assisi per un servizio giornalistico Falcinelli che allora allenava la Nazionale valutava la possibilità dei suoi atleti alle  Olimpiadi di Seoul. Le speranze si riversavano soprattutto su alcuni nomi come Nardiello e Campanella. Vicino a noi c’era un giovane che sbuffava producendosi in una “furiosa” serie di flessioni e Falcinelli indicandolo ci disse; “Se Parisi riesce a fare il peso e a presentarsi con le motivazioni giuste potrebbe essere la sorpresa”. Parisi riuscì a fare il peso, passando dai leggeri, sua categoria naturale, ai piuma a costo di incredibili sacrifici soprattutto con l’alimentazione. Il suo piatto forte all’epoca fu costituito da chili di ananas, ma anche da tanta rabbia accumulata, forse pensando di essere stato sottovalutato da quel “Mister” con la faccia da monello, come si divertiva ad apostrofare Falcinelli.
A Seoul dopo la prima avvisaglia con la vittoria ai punti sul cinese Lu Chih Hsiung., abbatte al secondo round uno dei favoriti, il russo Mikhail Kazaryan. Una vittoria quest’ultima che lo mette in buona posizione nel tabellone delle eliminatorie. Non si avventura in scambi pericolosi con l’israeliano Jacob Shmul, ma a sorpresa il suo sinistro tramortisce al primo round il marocchino Achik in semifinale. In finale se la deve vedere con Daniel Dumitrescu, una sorta di monumento del dilettantismo mondiale, grande favorito. Giovanni non fa sconti e i suoi colpi sono come dei “flashes”, imprevedibili e micidiali. Il romeno viene messo irrimediabilmente ko e l’italiano alza le mani al cielo dedicando la medaglia d’oro alla madre scomparsa da pochi giorni. Noi siamo abituati a valutare il valore delle medaglie secondo il peso dei vincitori partendo dai massimi. E’ un’errore perché ogni categoria è rapportata dalla grandezza sportiva dei suoi atleti. Parisi vinse in una categoria rappresentata da veri campioni, che lui mise ko e fu la grande rivelazione di quelle Oilimpiadi.
Che la sua potenza non era un fatto casuale lo si vide fin dai primi incontri da professionista, ma si vide anche che la sua mascella non era a prova di bomba come dimostrò il portoricano Antonio Rivera che lo costrinse a subire il ko in tre riprese. Parisi aveva un carattere molto forte e battagliero, era con le sue battaglie anche fuori del ring considerato un po’ il sindacalista del mondo del pugilato. Riprende la sua corsa e conquista con facilità il titolo italiano contro Stefano Cassi. E’ pur sempre il vincitore, e che vincitore, di un Olimpiade; basta questo per ottenere il rispetto delle più grosse sigle mondiali. La WBO deve riempire la casella vuota per un titolo vacante nei leggeri: vengono scelti il messicano Javier Altamirano e Giovanni Parisi. L’Italia pugilistica e organizzativa si svena per far disputare il mondiale nello stadio di Voghera. Non è un buon periodo per la nostra boxe e il 25 settembre del 1992 la Nazione si aggrappa all’uomo del sud dal carattere di ferro. Altamirano ha un record impressionante con numerose vittorie prima del limite e dimostra tutta la sua potenza fin dal primo round dove Parisi dopo due atterramenti sembra sull’orlo del ko. Nel secondo round Giovanni non lega, anzi accetta la battaglia e nel quinto round è Altamirano ad assaggiare la polvere su un micidiale gancio destro. Gli scambi si susseguono furiosi ma si percepisce nell’aria che la fine di Altamirano è vicina e arriva alla decima ripresa sul capolavoro di un gancio destro, il messicano va giù, ma non trova la forza di rialzarsi.
Il movimento pugilistico sembra risollevarsi e acquistare nuova linfa. E’ Roma,orfana da tempo di grossi eventi soprattutto da parte di un Palasport che sembra aver messo le ragnatele su un virtuale ring, a chiedere aiuto a Parisi, che nell’impianto dell’ EUR difende vittoriosamente il titolo dall’assalto insidioso del nero inglese Michael Ayers, e da quello del portoricano Rivera in un’ attesa rivincita. In entrambe le occasioni “Flash” tiene in serbo il gancio destro e vince ai punti, dimostrando anche un’ intelligenza tattica fuori del comune.
Parisi è costretto ad abbandonare il titolo per problemi di peso. Vola a Las Vegas e batte Freddie Pendleton, pugile di caratura mondiale. Una vittoria che entusiasma gli americani la sua e lo ripropongono nella stessa località contro uno dei più grandi campioni di tutti i tempi: Juan Carlos Chavez. La stampa lo presenta un po’ come un suicidio nonostante il match sia valevole per il titolo mondiale dei superleggeri WBC. Il match non entusiasma e il nostro pugile perde dignitosamente ai punti. Poco dopo e precisamente il 9 marzo 1996 ottiene una nuova chance dalla WBO. Al Palalido di Milano davanti a 4.000 spettatori si rivede il vecchio “flash” e Sammy Fuentes viene distrutto all’ottavo round quando l’arbitro ferma il match con il portoricano letteralmente groggy.
Ogni grande campione ha il suo canto del cigno e forse Parisi lo ha avuto proprio contro Fuentes. Mantiene il titolo per circa un anno e mezzo, poi il suo record viene macchiato da due sconfitte prima del limite contro Carlos “Bolillo” Gonzales e Daniel Santos. Prova nel 2006 un criticato ritorno che lo vede battuto per il titolo europeo dei welter dal non trascendentale Frederic Klose, che appare quasi dispiaciuto di aver dovuto segnare coi suoi colpi il volto di un mito.

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Giovanni Parisi (ultimo a destra) in una foto scattata il 14 marzo di quest’anno a Chianciano dove si risconoscono Rosi, Nati Stecca, Sabbati, Di Rocco e Cherchi.

Di Alfredo

4 pensiero su “L’ Italia piange Giovanni Parisi”
  1. Non ci sono parole abbastanza grandi per esprimere la mancanza di un uomo di Pugilato come Giovanni Parisi.
    La tua morte se da un lato ci rende terribilmente tristi per la mancanza di un grande Pugile oltre ad un grande uomo, ti fa entrare di diritto dove tu meriti…nella LEGGENDA..
    Addio grande Campione

  2. non ti conoscevo di persona, ma sono sicuro di una cosa, che il mondo del pugilato avrebbe bisogno di uomini e pugili come te!!!
    sei stato uno dei più grandi e lo rimmarrai per sempre anche da lassù!!!
    mi auguro di poter ottenere un minimo dei successi che hai ottenuto tu nel nostro sport!!
    CIAO GIOVANNI…CIAO CAMPIONE

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