3512annischiavo 12anni12 anni schiavo, la storia vera di Solomon Northup – Solomon Northoup con David Wilson – New Compton Editori – Pag. 286 – Euro 9.90

A Hollywood gli hanno assegnato l’Oscar, riconoscendo al film diretto da Steve McQueen, quelle qualità e la denuncia di un dramma consumato oltre 150 anni addietro, ma ancora di drammatica attualità.  Il libro è al settimo cielo della popolarità. Testo di rara semplicità, scava in profondità nella società americana nella seconda metà del 1800, libera ma ancora profondamente divisa tra due culture che determinarono il più crudele dei delitti.  Negare alla gente di colore il sacrosanto diritto alla libertà. Addirittura nel nome di una distorta lettura della Bibbia. Solomon è un uomo libero, meglio un giovane, figlio di genitori liberi. Vittima di un’ingiustizia abnorme eppure vera, visto che il protagonista nel 1853, scrive per la prima volta la sua storia, che nella realtà supera la fantasia.  Dopo 12 anni di schiavitù ritrova quella libertà che dei manigoldi gli avevano tolto e facoltosi signori in modo legale resero la sua vita amara e terribile. Solomon vive a Saratoga nello stato di New York, sposato con due figli, ha raggiunto una dignitosa posizione economica. Per migliorare il guadagno si sposta a Washington e da quel momento accade l’incredibile. L’ingenuità e la fiducia nella gente facilitano il lavoro di due loschi figuri che lo aggirano e lo vendono ad un mercante di schiavi. La trasformazione è una tragedia totale. Si rende conto di essere una animale da lavoro o forse meno. Passa da un padrone all’altro, chi meno crudele come la signorina Mary McCoy o Mary Epps, dalla doppia personalità, altri disumani come il marito di Mary, che nei momenti di ubriachezza tocca punte di crudeltà assoluta. Non solo loro, molti altri si susseguono in questa odissea infinita, dove si arriva al punto che la vittima diventa carnefice per sopravvivere. Stoicamente resiste anche se spesso la sua schiena conosce il suono lugubre della frusta. Passa dai campi di cotone alla canna da zucchero, dalla segheria alla costruzione di case. Il pensiero della fuga è una costante, ma anche un sogno  irrealizzabile. I padroni conoscono i trucchi e sanno come evitare il pericolo. Ma qualche volta, anche ad un uomo paziente e servizievole come Solomon,  tracima la rabbia di troppi torti subiti e reagisce, fin quasi ad uccidere un suo aguzzino. Si salva perché è troppo prezioso, troppo importante. “Ha qualità incredibili – afferma col sorriso beffardo il signor Epps –  inventiva e mani d’oro, un corpo da atleta, nessuno resiste come lui a correre, neppure i miei cani riescono a far meglio. Potrebbe essere un maratoneta formidabile, pronto ad ogni fatica”. Attorno a lui un esercito di compagni e compagne di sventura, descritti con lucidità, penetrando nei loro drammi personali. Quando sembra che ogni speranza si sia spenta, entra in scena Samuel Bass, un bianco che predica la libertà per tutti. Il tramite di quel miracolo al quale non crede più. Torna uomo libero ma non sarà una vittoria completa. La giustizia del Grande Paese, non punirà Burch colui che l’aveva comprato dai due figuri, perché le prove non sono assolute e il giudice nel dubbio, preferisce credere alla testimonianza di gente bugiarda, pagata per discolpare il negriero. Un finale dolce e amaro, in linea con le contraddizioni di una nazione che da una parte combatte i sudisti per imporre la libertà a tutti e nel contempo uccide gli indiani, ritenuti pericolosi banditi che pretendono di difendere la loro terra.

Giuliano Orlando  

Di Alfredo