La ITOS viaggiava sul sicuro mettendo sul cartellone Giulio Rinaldi e Franco De Piccoli. Il successo e il clamore fu immediato con una prevendita dei biglietti esaurita già quattro giorni prima del match. Non è fantascienza, ma la realtà dell’epoca con i cancelli del Palazzone romano presi d’assalto dalla gente senza biglietto.  Rinaldi e De Piccoli se la dovevano vedere con due americani, una consuetudine ormai. Billy Ryan era l’avversario di Giulio Rinaldi, aveva cominciato alla grande qualche anno prima infilando un record di 11 vittorie prima del limite, quasi tutte alla prima ripresa. La qualcosa fece sbilanciare Jack Dempsey che lo pronosticava quale “speranza bianca” tra i mediomassimi. Ryan indubbiamente era provvisto di potenza, un po’ meno come incassatore. Non era molto alto per la sua categoria e per lui era un handicap non indifferente. Pian Piano gli entusiasmi si smorzarono e quello che si presentò a Roma  aveva semplicemnte l’etichetta di buon pugile a cui non dare “confidenza”. Giulione lo assalì subito e l’americano sembrava reggere. Ma alla terza e quarta ripresa si ebbero i primi sintomi di cedimento. E il pubblico già stava pregustando l’ennesimo ko. Ma non fu così perché l’anziate, croce e delizia del pubblico romano, preso dalla sua solita foga sparò una caterva di colpi ma quasi tutti a vuoto o sulle braccia dell’americano, il quale a sua volta decise di fare di tutto per sopravvivere fino all’ultimo round. Rinaldi dal canto condensò i suoi attacchi con qualche atteggiamento gigionesco che spaccava il pubblico a metà. Vittoria larghissima per l’anziate, ma per lui gli applausi si mischiarono ai fischi e qualche ortaggio lanciato sul ring. Il personaggio era questo e attirava la folla. Nell’altro match l’imbattuto Franco De Piccoli, trionfatore alle Olimpiadi di Roma, affrontava Garwin Sawyer, un pugile di colore, che aveva tenuto testa a gente del calibro di Eddie Machen e Zora Folley. Il pugile però sembrava incamminato nel limbo a causa di qualche sconfitta prima del limite. De Piccoli non si presentò nel pieno della forma per un attacco influenzale che aveva rallentato la sua preparazione. Anzi aveva con sé il certificato medico per non combattere. Il mestrino per non mettere in crisi l’organizzatore si presentò sul ring. Il nostro massimo attaccò per primo, ma fu incrociato da una serie di tre colpi ritrovandosi seduto al tappeto. Per fortuna recuperò e nel III e IV round il tappeto ospitò l’americano che venne salvato dal getto dell’asciugamano. Troppo il divario tra l’argentino Ernesto Miranda e Guido Locatelli.  In verità Miranda inizialmente sembrò non voler infierire sull’inesperto avversario, che commise l’errore di provarci con un destro velenoso. L’argentino si scatenò e il piemontese preferì non alzarsi dallo sgabello al IV round. Nei welter Fernando Proietti, un cliente fisso nelle riunioni romane dell’epoca, non aveva certo vita facile con il pugile di colore Epiphane Akono, già strenuo avversario di Loi e Vecchiatto. Ma alla fine delle 8 riprese la maggiore consistenza del romano ebbero buon gioco dell’esperto pugile del Cameroon. Tra i medi Bruno Santini e Joaquin Riquelme grande spettacolo con scambi da cardiopalma. Vittoria meritata per il toscano, ma applausi per entrambi. In apertura il welter Paolo Scirè otteneva il verdetto di misura su Enzo Rozzi al termine delle sei riprese, anche se ad onor del vero un pari avrebbe rispecchiato meglio l’andamento del match visto che il marchigiano era stato più attivo. Gli arbitri che si erano alternati sul ring romano in quella serata furono Aniello, Sigismondi, Zannoni, Dell’Uomo e Bellagamba.

Di Alfredo

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