di Giuliano Orlando

Che sarebbe stata una bella serata di boxe non c’erano dubbi. Che ci fosse il rimpianto di doverla svolgere a porte chiuse è altrettanto assodato. Queste le due considerazioni che vengono alla mente il giorno dopo. E anche la consapevolezza che grazie all’attività di vertice che la Opi Since 82-Matchroom Italy è riuscita a svolgere in questo periodo, assieme a Davide Buccioni e Mario Loreni, in modo più limitato, ma non meno utile, il pugilato italiano sta salendo nei valori e nonostante i numeri ancora fortemente limitati, non passerà troppo tempo per dire la nostra in campo europeo e anche oltre. Non solo, dovremmo superare l’handicap di avere il vertice italiano con pugili decisamente anziani. Pur se la sfortuna non è mancata anche stavolta col solito tampone positivo, che ha fatto cancellare il Silver leggeri WBC tra Francesco Patera (23-3) e il giovane ucraino Vadislav Melnyk (13-3), che aveva sostituito a sua volta Devis Boschiero (48-6-2), la serata è stata di ottimo livello.  Prologo compreso. L’attesa maggiore era ovviamente puntata sulla sfida tra il fiorentino Fabio Turchi (19-1) e il campione di Francia Dylan Bregeon (11-1-1) per la vacante cintura dell’Unione Europea dei pesi massimi leggeri sulla distanza delle 12 riprese.  Chi si aspettava che l’ospite fosse venuto a Milano per fare la guerra aveva fatto male i conti. Il biondo gigante, con barba e baffi biondi, dalla struttura imponente, anche se limitata dalla scarsa potenza dei colpi, è stato abile esecutore di un piano tattico impostato sulla prudenza, evitando lo scambio e puntando sulla velocità dei colpi lunghi e un buon gioco di gambe. Turchi ha accettato lo schema, facendo leva sulla maggiore consistenza dei suoi pugni, il che gli ha consentito a gioco lungo di avere la meglio. Solo due punti (115-113) per i tre giudici alla fine delle dodici riprese, almeno 3 o forse anche 4 per il sottoscritto e lo sparuto gruppo di presenti alla sfida. Ma è solo un dettaglio, anche se importante. La tattica non ha avuto variazioni sul tema. Bregeon lanciava i diretti atti a tenere lontano Turchi, che a sua volta tentava di entrare nella distanza giusta, per colpire sopra e sotto. La differenza di sostanza era evidente anche dal suono che emettevano i rispettivi guantoni quando toccavano il bersaglio.  Alla fine ha prevalso la sostanza del nostro, contro le repliche del transalpino. Anche se lo stesso Turchi, mi confessa che non era del tutto soddisfatto dalla performance: “Pensavo e speravo che il francese attaccasse per anticiparmi, invece mi aspettava e quando lo assalivo retrocedeva o legava. Il che mi toglieva quel bersaglio che volevo colpire in serie. I primi due colpi arrivavano, poi usciva dal raggio dei miei attacchi. Solo nel finale ha prova ad attaccare, ma confesso che anch’io ero stanco e quindi mi mancava l’esplosività per risolvere la battaglia”.

Potevi far meglio?

“Il rendimento dipenda spesso dal tuo avversario e Bregeon evitava lo scontro, consapevole di non avere la potenza per lo scambio a viso aperto. Diciamo che ha limitato i danni, cercando di spuntarla con la scherma. Impresa assai difficile perché i colpi più precisi e pesanti l’ho portati io, senza essere in grado di restituirli”.

Le prossime tappe?

“Intanto mi godo questa cintura dell’Unione Europea, poi con i Cherchi concorderemo i programmi. Penso ad un paio di difese e anche alla possibilità di andare all’estero, penso l’Inghilterra per fare i guanti con sparring che mi insegnino qualcosa, senza escludere al momento opportuno di ritrovare Tommy McCarthy, per derimere una questione di superiorità, che non mi ha certo convinto”.

L’altra cintura vacante, riguardava il tricolore supermedi e a contendersela erano stati chiamati due mancini, Ivan Zucco (13) di Verbania e Luca Capuano (11-1) pugliese residente in Lombardia, sulla distanza delle 10 riprese. I due, divisi da sana e sentita rivalità, accentuavano interesse alla sfida. Dalla parte di Zucco la potenza, dall’altra una costruzione tecnica indubbiamente più completa. Entrambi sentivano il match, in particolare Zucco, salito sul ring tesissimo. Capuano in apparenza appare più freddo e per due round contiene bene le sfuriate del rivale, che nella terza tornata finisce al tappeto sul destro d’incontro del rivale, ma l’arbitro la giudica una scivolata. Dopo lo scampato pericolo, il piemontese cerca di riordinare le idee e mettere in difficoltà l’avversario, centrandolo al bersaglio alto. Quinto e sesto round tutto per Zucco, mentre Capuano è costretto ad un’affannosa difesa, preambolo alla resa. Che arriva prima che parta il settimo round. Il pugliese denuncia problemi all’occhio destro e si ritira. Dopo la vittoria, Zucco carica la tensione con un pianto dirotto, abbracciato al padre che lo allena. Capuano ha disputato un combattimento dove l’orgoglio ha prevalso sulla prudenza, denotando coraggio ma anche il limite di non avere doti da incassatore. Zucco ha vinto e non poteva essere diversamente, ma salire sul ring così emozionato è decisamente controproducente. Vado controcorrente e troverò sicuramente chi la pensa diversamente. Sul piano psicologico il pugile è troppo dipendente dall’umore del padre e questo non va bene. Forse l’indipendenza nella fase di preparazione al match, potrebbe essere l’antidoto migliore, per vivere la vigilia in modo più sereno.  Si è parlato di vedersela con Daniele Scardina. Forse al momento è ancora prematuro questo confronto.

Mancando l’atteso confronto tra Patera e l’ucraino Melnyk per il Silver WBC leggeri, l’ex campione d’Europa, ha trovato il pisano Nicola Henchiri (9-4-2), senza alcun titolo in palio, sulle otto riprese. La vittoria di Patera non è mai stata in dubbio, ma il toscano, pur combattendo in una categoria superiore, ha fatto la sua parte, tenendo botta fino al termine dei previsti otto round. Finendo addirittura in crescendo, creando in tal modo un equilibrio oltre le attese.  Anche se è solo un’ipotesi, la mancata sfida contro Vadislav Melnyk (13-3), tutto sommato, mi suggeriva Christian Cherchi non è stata tanto negativa: “Patera ha disputato un buon match, ma la ruggine di oltre 18 mesi senza combattere si notava e questo ucraino, giovane in ascesa, poteva creargli problemi e magari metterlo in difficoltà. La prossima volta speriamo di recuperare Boschiero e la sfida sarà ancora più stuzzicante”.

 Si attendeva con curiosità la prova del superwelter Samuel Nmomah (15) nigeriano di stanza a Novara da un decennio, allievo di Marco Crestani, che gli ha fatto da genitore e dove nella sua palestra crescono campioncini in continuità, di fronte ad un rivale giunto dalla Francia, col proposito di vincere. Kassimou Mouhamadou (7-4), nativo del Camerun, dove nei dilettanti ha fatto le qualificazioni per Rio, si è dimostrato elemento valido, disputando i primi sei round speculari sul filo della prudenza, senza offrire emozioni. Per fortuna alla settima tornata, i due si sono svegliati e finalmente è spuntato fuori Nmomah, che ha portato i colpi più importanti e ha sfoderato il destro pesante, vincendo chiaramente il confronto.  Quando gli ho chiesto il perché del tardivo risveglio, la risposta è stata esaustiva: “Per dare spettacolo si deve essere in due e io mi aspettavo uno che voleva fare la guerra, invece appena accennavo ad attaccare se ne andava, Quando finalmente ha deciso di stare alla battaglia lo spettacolo è arrivato e io ho vinto bene. E’ chiaro che mi trovo meglio con avversari che mi impegnano, mentre rischio la noia quando trovo pugili che evitano lo scambio”. 

E’ tornato il mancino romano Mauro Forte (14), al debutto con la OPI, che detiene il titolo dell’Unione Europea piuma, ottimo elemento che a breve potrebbe battersi per la cintura europea dell’EBU. Fermo da molti mesi, dopo l’intervento alla spalla, ha affrontato Cristian Narvaez (16-24-6) 24 anni, ennesimo nicaraguense, che fa sponda a Gerona in Spagna. Match a senso unico, con Forte che ha fatto un proficuo allenamento, dominando in lungo e largo, mentre Narvaez si limitava a erigere una difesa ermetica per arrivare alla fine. Traguardo centrato, anche se fegato e mascella hanno subito un trattamento non proprio salutare.

Il leggero Armando Casamonica (2), classe 2000, dopo il debutto del 19 dicembre 2020 a Rozzano, battendo nettamente il serbo Milovan Dragojevic (0-22-3), si è riproposto contro il croato Matija Petrinic (1-6), giovane collaudatore abituato alla sconfitta. Casamonica ha stravinto, ma il match è stato accademico, senza la minima emozione. Il romano dalla struttura atletica da culturista, ha scaricato centinaia di pugni sul bersaglio, col 90%  che sfioravano il bersaglio. Tanto è vero che alla fine dei 6 round, il pallido croato non riportava sul viso alcun arrossamento.  Nessuna critica, fare esperienza è necessario, ma non tutte le sfide saranno accademiche e allora la tattica dovrà cambiare.  In attesa che si completi la prassi per ottenere la cittadinanza italiana, il marocchino di stanza a Firenze, ex campione dell’Unione Europea dei pesi mosca Mohammed Obbadi (22-1), – da tempo sotto la guida tecnica di Leo Bundu, non dimenticato campione d’Europa welter, uno dei pochi a vincere sui ring inglesi – ha combattuto contro il nicaraguense Joel Sanchez (4-16-1) residente in Spagna, alla seconda trasferta in Italia.  Nel 2019 sconfitto ai punti da Francesco Barotti (9-1) attuale campione italiano mosca e sfidante all’UE di categoria, dopo una battaglia tosta. Stavolta ha dovuto badare solo alla difesa, costretto dalle continue bordate di un Obbadi apparso molto concreto e continuo, oltre che irrobustito a ricorrere ad ogni mezzo per evitare la resa.  

Doveroso il commento di Alessandro Cherchi, il promoter dell’evento. “La prima cosa è il gradimento della serata, confermato anche da DAZN, molto significativo. Entrando nello specifico, promuovo tutti i vincitori sia pure con riserva. Debbo dire che mi aspettavo qualcosa di più da tutti e resta il fatto che fanno tutti fatica a crescere. Anche se i risultati gli danno ragione. Turchi è stato bravo ma non brillante come speravo, è ancora rigido, non costringe l’avversario a fermarsi e perde l’opportunità di scaricare quella potenza naturale che possiede. Troppo frontale e quindi prevedibile. Con tutto questo lo promuovo perché ha vinto e non ha mai permesso al francese di farsi troppo minaccioso. Intanto è campione dell’UE e possiamo fare un pensierino all’EBU. Capuano ha confermato di non avere l’autonomia per una sfida importante. L’opportunità contro Zucco era l’ideale, purtroppo per lui l’ha fallita nettamente. Per fortuna, il guaio all’occhio destro si è risolto subito e la visita a Niguarda ha confermato l’inesistenza di problematiche. Zucco ha vinto e questo è l’aspetto positivo, ma l’eccessiva tensione lo condiziona troppo e potrebbe diventare un problema. Appena la pandemia ci permetterà di muoverci, penso di farlo allenare in Spagna senza parenti al seguito. Patera non è stato brillante, ma è quello con più giustificazioni: Ha dovuto interrompere gli allenamenti cento volte. Pretendere anche la qualità e la quantità sarebbe stato troppo. Ad ogni modo è una sicurezza da grande professionista. Samuel ha vinto, confermando le pause prolungate, un vero peccato per i mezzi che possiede. Forte è stato bravo e sono sicuro che arriverà presto all’europeo maggiore. Che Obbadi abbia talento non è in discussione, che arrivi la nazionalità italiana è la condizione per il suo futuro. Casamonica piace a DAZN e non è poco. Certo dovrà cambiare il modo di combattere se vorrà fare carriera. Ha ottimi fondamentali ma non affonda e colpisce senza muovere le spalle”.

I prossimi appuntamenti?

“A maggio sicuramente una serata a Cinisello Balsamo, imperniato sui giovani a cominciare dal palermitano Cangelosi e altre speranze. Poi potrebbe esserci Rozzano e infine l’ultimo appuntamento con DAZN per la stagione a giugno, dove potrebbe esserci la riapertura sia pure contingentata al pubblico. Intanto prendiamo atto che siamo nella più grande organizzazione europea e tra le più importanti al mondo.

La Matchroom di Eddie Hearn ha nella sua colonia oltre il 50% dei top assoluti, guidati da Joshua e diversi campioni USA. E noi facciamo parte di questa scuderia. Questi i fatti”.

Di Alfredo

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