di Giuliano Orlando

Domani, sera nel nuovo stadio londinese di Wembley, inaugurato nel 2007, sulle ceneri del primo, costruito nel 1923 e demolito nel 2000, la boxe vive il più importante appuntamento dell’anno, con la sfida nei massimi tra il beniamino di casa Anthony Joshua 27 anni, titolare IBF e l’ucraino Wladimir Klitschko 41 primavere e un decennio di regno dal 2005 al 2015, interrotto per merito di Tyson Fury, irlandese di etnia rom, che dopo l’impresa ha smarrito quanto aveva costruito in precedenza. L’evento rilancia la categoria dei giganti, e ritocca il primato di presenze in Gran Bretagna, con i 90.000 spettatori che assisteranno alla sfida. In precedenza il record apparteneva al confronto tra i supermedi Carl Froch e Georges Groves, svoltosi nello stesso stadio il 31 maggio 2014, visto da 80.000 appassionati della noble art, primato che resisteva dal 24 maggio 2008, con l’incontro tra Ricky Hatton e il messicano Juan Lazcano per il cintura iridata IBO superleggeri, disputato a Manchester davanti a 56.000 appassionati. Nella struttura precedente la boxe si affaccia nell’anno dell’inaugurazione il 9 agosto 1923, con i mediomassimi Tommy Gibbons e Jack Bloomfield finito KO al terzo round. Negli anni successivi è stata ospitata altre otto volte, l’ultima il 2 settembre 1995, con tre sfide iridate. Nei massimi Frank Bruno conquista la cintura WBC a spese di Oliver McCall (Usa), il supermedio Nigel Benn mantiene lo scettro supermedi WBC contro il messicano Daniel Perez, imitato da Virgil Hill (Usa) contro Drake Thadzi, canadese nato nel Malawi, per la cintura mediomassimi WBA. L’appuntamento attuale può diventare la leva di una trama di vertice capace di riportare in Inghilterra il meglio dei massimi, dopo i bagliori di Lennox Lewis (1997-2003) e quelli di David Haye (2009-2011). Joshua, premiato ingiustamente ai Giochi di Londra, sacrificando Roberto Cammarelle sull’altare degli interessi dei padroni di casa, che sul quel gigante d’ebano puntavano in prospettiva professionistica. L’italiano non avrebbe mai vinto ai punti e l’evidente superiorità sul ring, non poteva essere tradotta in vittoria, come dimostrò il verdetto costruito ad arte da giudici bene ammaestrati. Ma al di fuori del regalo olimpico il gigante di Watford, radici nigeriane, ha saputo sfruttare al meglio l’opportunità, non solo vincendo a raffica da professionista, ma facendosi apprezzare dal pubblico per gli indubbi progressi tecnici, tanto da far sognare il popolo britannico che nella boxe vede l’espressione di forza e abilità, intelligenza e spettacolo. Grazie al supporto televisivo di Sky Sport, che assicura al promoter Eddie Hearn la base finanziaria per i grandi appuntamenti, e la forte risposta del pubblico al botteghino, ogni sogno diventa realtà. La potente Showtime gli ha fatto firmare un ricco contratto per l’esclusiva in America, nonostante non abbia mai combattuto negli States. Sono bastate 18 vittorie, tutti KO, e il titolo IBF dopo 17 incontri, per convincere tutti che il giovanotto è destinato alla gloria. Averlo già paragonato ad Ali, è esercizio gratuito e prematuro, di certo sta percorrendo la strada giusta. Non male per uno che in giovane età aveva provato il calcio e l’atletica, meglio la seconda scelta, visto che a 10 anni, ferma il cronometro sui 100 a 11”6. Rischia di restare fuori da tutto nel 2011, l’anno prima dei Giochi, improvvisandosi spacciatore, subito beccato dalla polizia, con otto etti di hashish nell’auto. Un giudice severo poteva comminargli fino a 14 anni, per su fortuna ne trova uno comprensivo e fiducioso nel recupero. Se la cava con un anno in comunità e 100 ore di lavori utili socialmente, oltre all’esclusione dalla nazionale. “A quel punto ho capito che dovevo cambiare strada radicalmente. Quando sono tornato in nazionale ho promesso a me stesso che attraverso la boxe sarei diventato un campione. Mi sembra di essere in linea con la promessa. Debbo tutto alla famiglia che non mi ha mai lasciato solo”. L’esame con Wladimir Klitaschko è fondamentale, perché significa varcare il confine che porta alla gloria. Il già campione del mondo per ben 13 anni (dal 14 ottobre 2000 al 10 aprile 2004 e dal 22 aprile 2006 al 28 novembre 2015) non è certo la vittima predestinata. Nonostante i 41 anni e una carriera iniziata alla fine del 1996, dopo aver vinto l’oro ai Giochi di Atlanta, pochi mesi prima, quindi ultra ventennale, specchiata da 64 vittorie e quattro sole sconfitte, si presenta deciso a compiere l’impresa. L’ucraino che avrà all’angolo il fratello Vitaly, attuale sindaco di Kiev la capitale ucraina, a sua volta iridato dal 2008 al 2012, sa benissimo che per questo impegno deve tirare fuori il jolly dal mazzo, per proseguire sulla strada del ring e venire indicato come un fenomeno di longevità al ertice. Che si sia allenato bene non ci sono dubbi, che abbia la stamina e la cattiveria per superare un rivale più giovane di ben 14 anni, in piena ascesa è tutto da scoprire. Joshua per la verità è quello che rischia di più, anche se vista l’età ha l’opportunità del recupero. Entrambi hanno il punto debole nella mascella non proprio corazzata. Ne prese atto Wladimir nel ’98 contro l’anonimo Ross Puritty a Kiev che lo spedì al tappeto nell’11° round, mentre era avanti di brutto nei cartellini e ancor più nel 2003 ad Hannover, quando il mancino sudafricano Corrie Sander nel sedondo tempo esplose la sua potenza sulla mascella del rivale, per conquistare il vacante Intercontinentale WBA. Da allora l’impostazione di Wladimir è stata capace di costruirsi una difesa col sinistro in avanti e la distanza perfetta per colpire e uscire senza danni. Joshua alla prima apparizione europea ad Ankara nel 2011, dopo aver battuto il tedesco Brechlin e l’irlandese McMonagle ai punti, nei quarti incontra il romeno Nistor, 20 cm più basso, ma dal destro pericoloso, come dimostrano i successi su Guner (Turchia) e Belberov (Bulgaria) prima del limite. Al terzo round Nistor lo incrocia alla mascella è l’inglese finisce al tappeto, incapace di rialzarsi nel tempo utile. Nistor in semifinale trova Cammarelle che lo serve con lo stesso risultato riservato a Joshua. In finale i giudici deprederanno l’italiano della vittoria, favorendo il russo Omarov in maniera sfacciata. Questi i due riferimenti importanti, da non dimenticare in una categoria come i massimi, dove i pugni pesano e non poco. Su questo fronte, Joshua potrebbe avere più tritolo del rivale. Tutto questo mentre Deontay Wilder, titolare WBC e l’ex Tyson Fury, saranno spettatori molto interessati per bussare al vincitore, puntando su Joshua la gallina dalle uova d’oro. Per quanto riguarda le borse, assicurati ad entrambi 10 milioni di sterline, che potrebbero salire a 15, se la pay per view andrà bene. La sfida è visibile in diretta con FoxSport Plus, sul canale 2005 di Sky,che riprende tutta la serata, che comprende oltre al mondiale massimi Ibf, Ibo (vacante), Wba (supercampione) tra Anthony Joshua (18) -0) e Wladimir Klitschko (Ucr. 64-4), Scott Quigg (31-1-2) contro Viorel Simion (Rom. 21-1-0) nei piuma; Luke Campbell (16-1) e Darleys Perez (Col. 33-2-2) nei leggeri. La irlandese Katie Taylor (4) oro a Londra, plurieuropea e mondiale, opposta a Nina Meinke (Ger. 5). Replica del mondiale su Fox Sports, canale 204, alle 00:30 e domenica 30 aprile sia alle 12:30 che alle 23:15. Sempre domenica, sul canale 205 dalle 14:00 alle 16:00.

 

Di Alfredo

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