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Rimango scettico sulle reali potenzialità e reali intenzioni soggettive di molti maestri o tecnici di pugilato e sulla possibilità di considerarli educatori.
Sicuramente su 100 insegnati, uno può avere delle caratteristiche curriculari o predisposizioni innate a presentarsi come educatore e realizzare in pieno programmi di rieducazione, utilizzando la palestra e questo sport come mezzo da impiegare e teatro in cui intervenire.
Ma aimè, mi risulta alquanto difficile poter accostare un insegnante di pugilato ad un educatore, (questo non è possibile per il 95% che ho conosciuto o sentito parlare durante i corsi di aggiornamento organizzati dal comitato regionale) a meno che questi non sia giovane, diplomato se non laureato.
Il tecnico di una palestra pensa a sfornare campioni, ad ottenere risultati e a fare iscritti. E poi la domanda è ma da dove provengono i maestri di pugilato, chi sono; allora vedrai che nella risposta c’è una chiara soluzione al problema che può far intravedere il futuro.
Dell’aspetto sociale, pedagogico, psicologico non gli interessa proprio, soprattutto perché non sa delle dinamiche intrapsichiche che intercorrono in una situazione di gruppo di allenamento e non le può sapere e seppure qualcuno glie le dice non le comprende perché il divario culturale è ampio.
Per farlo appassionare o fargli comprendere che questo aspetto è importante, è necessario resettarlo o sostituirlo con nuove leve, o creare un gruppo di lavoro fin dall’inizio con più caratteristiche in cui le decisioni sono di gruppo e non delegate al solo insegnante come se lo stesso in preda ad una mania di onnipotenza pensa di sapere e saper fare tutto.
In media ad ogni riunione di pugilato c’è qualche risultato che non compiace uno o l’altro maestro. Se il ragazzo accetta il risultato ed il maestro pure, non succede nulla in termini di contestazione informale del verdetto ovvero rissa. Se invece a non stare bene è al tecnico, può succedere o meglio succede spesso il pandemonio. il tecnico sale, sbraita rompe le sedie, impreca, il pubblico ascolta osserva e se la manifestazione si svolge in piazza alla presenza di pubblico e dove ci sono pure i politici del momento bè il risultato è chiaro il processo di ghettizzazione di questa disciplina prosegue, continua
Allora chi va nelle scuole o chi parla con le istituzioni e presenta questa disciplina come potenziale trova le porte chiuse, e pensa che tu sia matto. Quindi ad un passo in avanti ce ne sono 7 indietro.
E per me ricominciare dall’inizio significa ripresentarmi alle istituzioni e convincerle che l’attività giovanile del pugilato è utile. È la base che va cambiata, sicuramente formata ma rigorosamente cambiata.
Come posso io promuovere il prodotto “pugilato” come strumento che può essere utilizzato come pubblicità dagli sponsor, oltre che lotta al bullismo quando poi corro il rischio di trovarmi a gestire situazioni spiacevoli nel corso della manifestazione. Lo sponsor che si è affidato a me riceve un effetto boomerang in negativo.
Le cose che hai scritto sono giuste non fanno una grinza per chi riesce ad avere una visione completa e a inserire il pugilato ma soprattutto l’attività giovanile come tassello in un mosaico in cui ci sono i maestri che devio saper collocare, i tecnici e quant’altro.
Il nostro sport, non è il mio un delirio di onnipotenza è l’unico a poter realmente ottenere dei risultati positivi in termini di lotta al disagio minorile.
Perché è istintuale, è antico, è raccontato nei poemi epici, nell’antichità era utilizzato per formare e rafforzare la personalità e a levigare un carattere predisposto geneticamente.
Abbiamo il pane, ma no i denti.
Per questo, la mia ora diventa una proposta, perché vedo che cominciamo ad essere non in tanti ma pochi e buoni, rilevare chi tra le tante associazioni, vuole cominciare a ragionare in questi termini e che almeno presenti delle caratteristiche idonee affinché si possa insieme a loro implementare a livello regionale iniziative progettuali mirate. Faccio un esempio se parlo o presento un progetto alla scuola x passando per il comune x1 e vedo che la dirigente scolastica è favorevole all’intervento perché abbiamo alle spalle una serie di attività in essere e qualche obiettivo raggiunto, devo essere sicuro che nel comprensorio ci sia almeno un asd dilettantistica in grado di adoperarsi per i fini e gli scopi. Ciò creerebbe una rete visibile e concretizzabile alla lunga nelle attività sportive studentesche che si presenterebbero come risultato istituzionalizzato di un attività con uno scopo ben preciso, la lotta al disagio minorile, al bullismo e quant’altro.
Sarebbe necessario come prima cosa capire quindi chi siamo a pensarla cosi.
Se fossi solo un teorico o un tecnico delle discipline psicologiche e sociologiche e un provetto istruttore di pugilato potrei capire l’utilità di questa disciplina solo a metà, ma l’ho pratica come agonista dilettante dal 1987 al 1994 e come amatore ed istruttore fino ad oggi quindi riesco ad averne una comprensione completa e proprio per questo e non per un delirio di onnipotenza penso che sia lo strumento giusto. Le dinamiche che intercorrono all’interno di una palestra tra allievi ed istruttore e tra allievi ed allievi, nella situazione di allenamento, di pregara, gara e post gara e tra atleta ed avversario si sviluppano solo nel pugilato. Lo ripeto con maggiore convinzione concedendomi questa volta di trascendere in un delirio di onnipotenza. Questo sport se somministrato bene come una medicina può essere la cura. Va come una medicina somministrata al tempo giusto che nel caso dei ragazzi è a partire dai ragazzi delle 5 elementari e si ferma a quelli del secondo anno delle superiori con la certezza che gia dalla terza media alla seconda superiore diventa un pò più difficile operare.