Mastromarino con Leo Bundu Mastromarino e LucciariniFabio Matromarino (+ 5, = 5, – 6), 19 anni, ha la consapevolezza di non essere ancora un campione, ma gli si addice a pennello l’etichetta di fighter, un combattente che sputa l’anima sul ring. Vincente o perdente contro di lui hai vita dura.

Come è avvenuto l’approccio con il pugilato?

“ Si può dire da ragazzino, sui 12 anni, un po’ per togliermi dalla strada e un po’ per dimagrire. Mi ero segnato ad una palestra di La Rustica, dove ho passato 3-4 anni. All’inizio non avevo le idee chiare su cosa scegliere tra kick, K1 e pugilato. Dopo aver fatto qualche match di light mi sono deciso per il pugilato, uno sport che mi affascinava. Ho iniziato tra i 75 kg. avendo buttato giù qualche chilo di troppo, ma non era la categoria giusta perché regalavo qualcosa agli avversari, e finalmente sono riuscito a combattere tra i 69kg”.

Ricordi il tuo esordio?

“Contro un ragazzo della Team Boxe Roma XI, che aveva già disputato tre match. Ho vinto dopo tre riprese di duri scambi. Dopo qualche anno la palestra dove avevo iniziato si è sciolta e mi sono andato ad allenare a Tor Sapienza prima di passare a Casalbruciato da Alessio Lucciarini, che dopo un mese mi aveva chiesto se me la sentivo di combattere, logicamente non me lo sono fatto dire due volte”.

Cosa fai nella vita?

“Vado ancora a scuola e frequento l’ultimo anno di Elettronica-Elettrotecnica”.

Il tuo pugile preferito?

“ Arturo Gatti, un indomabile, grande cuore e coraggio con una boxe esaltante. Mi piace anche Miguel Cotto”.

Scaramantico?

“Su alcune cose si…Da quando sono tornato da New York prima del match metto sempre gli stessi pantaloncini e le stesse bende che avevo utilizzato in America”.

Come giudichi l’esperienza americana?

“Sono stato a contatto e ho conosciuto professionisti che avevano disputato 4 o 5 match e che se fossero venuti da noi sarebbero diventati subito campioni italiani e qualcosa di più. La boxe laggiù sta ad un altro livello”.

Cosa ti manca ancora per emergere?

“Devo usare di più il cervello. Quando combatto mi lascio andare e trasformo il match in una scazzottata. Basta usare un po’ di più il cervello, prendi meno colpi e porti a casa il verdetto”.

L’avversario più difficile?

“Su questo non ho alcun dubbio: Mirko Natalizi. Era un incontro di Torneo Regionale, io avevo disputato appena 6 match e lui una quarantina. Ho perso ma ho retto fino alla fine, per me è stata una grande soddisfazione”.

 (Al. Br.)

 

Di Alfredo