di Giuliano Orlando

Oberland Bernese, dove da cent’anni le montagne sono ricche di storia e diavoli.  Paolo Paci – L’Orco, il Monaco e la Vergine – Corbaccio editore – Pag. 286 – Euro 19.90.

L’Oberland Bernese, uno scrigno immenso dove convivono storie incredibili, tra pascoli e sorgenti, rocce e ghiacciai. Dai 558 metri del lago di Thun alla cima del Finsteraarhorn (4274) in un susseguirsi di valli che fanno da cornice a panorami di rara bellezza. Questo l’aspetto geografico, ma ancor più intrigante è la storia di questo angolo svizzero, dove in anticipo su altre nazioni è arrivato lo sci, a completare un’evoluzione nata nella Belle Epoche alpina, facendo crescere un turismo di alto livello e nel contempo stuzzicare la curiosità storica di un passato dove realtà e fantasia corrono in parallelo. Chi sono l’Orco, il Monaco e la Vergine? Rispondono presente: l’Eiger, il Monch e lo Jungfrau. L’autore, esperto alpinista, con alle spalle altri libri di successo sul tema, inizia il racconto partendo dal più famoso alpinista lecchese, ovvero Riccardo Cassin che in quel 1938, assieme a Gino Esposito e Ugo Tizzoni, tentano di conquistare per primi la vetta dell’Eiger dal muro settentrionale fino ad allora inviolato. Battuti sul tempo da due cordate tedesche. Su quella sconfitta, Riccardo, passato dai pugni sul ring, alla non meno affascinante disciplina alpinistica, costruirà un curriculum da porlo ai vertici dell’alpinismo ante-agonistico.  Perché questo inizio? Perché l’Eiger è sempre stato l’Orco, riempiendo la sua storia di successi e tragedie. E l’Oberland ha sempre puntato sulla triade vincente, rendendo una grande servizio ad una regione aspra e poco ospitale, oggi chiamata wilderness. Lungo il cammino del tempo, i protagonisti locali e gli ospiti hanno arricchito questo contesto rafforzando la favolistica. Compreso Sherlock Holmes alla fina del 1800, attraverso il suo inventore, Sir Arthur Ignatius Conan Doyle, uomo dai vastissimi interessi, politici, culturali e sportivi. Praticava a buon livello football, cricket, golf e boxe. Oltre all’alpinismo e pure lo sci. Tra i primi britannici a scoprire quelle valli, dai Grigioni, definiti un “ignoto assembramento di capanne in legno, privo di strade”, all’Oberland, per curare la moglie Louisa malata di tubercolosi. L’autore del libro entra nel dettaglio sia della produzione di Doyle, che di altri romanzieri inglesi, tutti attratti dalle vallate elvetiche. Non solo inglesi, nei tour che partono dall’India e dalla Corea, il pacchetto europeo comprende l’escursione in Svizzera, ovvero la ferrovia di montagna, che richiama tutt’ora un turismo mondiale.  Sulla Brienz-Rothorn, che tocca quota 1700 metri, hanno viaggiato anche grandi star di Hollywood. Non solo, dagli anni ’90, non meno di 200 film sono stati girati sulle Alpi Svizzere. I nipoti dei primi abitanti hanno fatto tesoro dell’esperienza dei nonni ed oggi le stazioni più rinomate sono minuscoli e vezzosi centri, dotati di ogni comfort. Stuzzicante la conoscenza di personaggi che in questi territori hanno trovato fonte di ispirazione per dipingere, scrivere e scolpire. Tutto questo grazie allo Jungfrau, questo gigante truce e tragico, che ha dato il via al più grande business turistico della Valle. Assieme al cioccolato e al formaggio è il più forte produttore di franchi svizzeri. Il suo segreto lo troverete spiegato nelle pagine di questo corposo libro, che unisce storia e mistero, divertendo e informando.                                                                                                                                  

Di Alfredo

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