Maurizio Gandolfi è una new entry nel mondo degli scrittori di pugilato ed è alla sua seconda opera. Nell’esordio ha scritto “Un’altra verità” in cui prendeva in esame il mondo dei massimi nel periodo che lui giudica del massimo fulgore, dal 1955 al 1979. Già il titolo ci faceva capire che non tutto era stato detto. Una storia quella dei massimi tutta da raccontare e da riscrivere. Da quel periodo ecco uscire in seconda battuta una monografia intitolata “La vita misteriosa di Charles Sonny Liston”. Misteriosa è dir poco. A cominciare dalla nascita fino alla morte. In genere quando si parla di Liston si pensa automaticamente a Muhammad Alì, come un riflesso condizionato, e quando si parla di Alì pensiamo al più grande peso massimo di tutti i tempi, se non il più bravo, a quello che ha dato una svolta a tutto il movimento pugilistico. Eppure la grandezza di quest’ultimo è legata a doppio filo con Liston, l’uomo da abbattere che dava fastidio all’opinione pubblica americana, non certo un buon biglietto da visita per la boxe mondiale dell’epoca in mano alla mafia e a movimenti politici come i Black Muslims. Sonny il cui vero nome era Charles venne alla luce da una famiglia povera con data anagrafica sbagliata perché non era stato registrato, e probabilmente questo gli abbassò gli anni senza cercare l’ago in un pagliaio. Cominciò presto a fare la conoscenza con il carcere e il riformatorio. La sua trafila fu per certi versi simile a quella di Rocky Graziano, solo che quest’ultimo ne uscì bene. Vista la sua potenza nei pugni la boxe diventò una sorta di ultima spiaggia. Fece il suo esordio tardi, ma bastarono pochi matches per capire che stavamo di fronte a un campione. Gli avversari, quasi tutti, vennero abbattuti con irrisoria facilità. All’epoca il campione era Floyd Patterson, il cui seguito evitava accuratamente di farlo combattere con Sonny. Un match che non si voleva vedere soprattutto con titolo mondiale in palio. Il libro spiega molto bene intrecci e legami con la malavita. Una cosa positiva per il pugile fu aver debellato la povertà, anche se era guardato a vista per le sue amicizie non raccomandabili. Fu proprio Patterson ad accettare una sfida con lui, nel periodo in cui qualche esperto paragonava Liston niente di meno a Joe Louis. Liston conquistò il titolo in un round solo e lo confermò anche nella rivincita. Proprio in quel periodo si stava facendo largo un giovane veloce di gambe e di “lingua”. E poco dopo avvenne una delle pagine meno limpide con un accordo tra malavita e “Black Muslims”. Nessuno voleva incontrare Liston e il titolo rischiava la “bancarotta”. Nel 1964 Liston affronta Cassius Clay, il match sembra confermare i favori del pronostico per il detentore che si blocca a sorpresa nel VII round quando non si alza dallo sgabello, nonostante a passare brutti momenti era stato proprio lo sfidante. Se il dubbio serpeggiò in quel match, divenne certezza nella rivincita che durò meno di un round per un colpo che molti definirono fantasma. Liston aveva messo il cappello sulla farsa del secolo e fu estromesso da tutte le classifiche. Fu la Svezia un anno dopo, grazie a Ingemar Johansson, a invitare l’ex campione che pur cominciando a sentire il peso degli anni infilò una bella serie di vittorie, tornando automaticamente in classifica. Liston andò a vivere per un periodo a Las Vegas, benvoluto da quasi tutti i suoi vicini che lo considerarono un uomo gentile e di poche parole. Ma i misteri che lo avevano accompagnato non si esaurirono, e continuarono con la sconfitta subita prima del limite da Leotis Martin, suo ex sparring, per concludersi con la sua morte in solitudine. Le congetture hanno riempito fiumi di inchiostro e continuano ancora oggi. Gandolfi cerca di dare un ordine alla vita di questo sfortunato personaggio, facendolo conoscere al lettore in una veste in controtendenza con quella dell’epoca. In fondo parliamo di un grandissimo pugile “bruciato” dall’arrivo di un personaggio particolare come Cassius Clay-Muhammad Alì. Il libro finisce con un’appendice che parla delle varie classifiche dei migliori massimi di tutti i tempi fatte a più riprese. Per certi versi si tratta di un gioco, ma pur sempre utile per non “dimenticare”.     

Di Alfredo

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