di Giuliano Orlando

La sera del 25 settembre, allo stadio del Tottenham Hotspur, a Nord di Londra, rinnovato nel 2019, capace di ospitare oltre 62.000 spettatori in occasione delle partite degli “Spur”, il calcio lascia il posto alla grande boxe, per la difesa di Anthony Joshua (24-1) il campione dei massimi di quattro sigle (WBO, WBA, IBF e IBO), la punta di diamante della Matchroome di Eddie Hearn, che nell’occasione mette sul ring alcuni dei suoi pugili più promettenti. E’ l’appuntamento più importante dell’anno, matchmaker Christian Cherchi con la UK Sky Boxe Office (media). Nella ricca locandina figura il welter Maxim Prodan (19-0-1) residente a Milano da oltre un decennio. Allievo di Alessandro Cherchi, che lo ha fatto crescere nella OPI GYM 82, con la giusta gradualità, assicurandogli un lavoro, all’interno del gym e nel contempo programmandolo nel Teatro Principe, la bomboniera della boxe milanese, tornata in vita dopo oltre mezzo secolo di silenzio, debuttando nel 2015 e diventando uno dei beniamini della struttura, vittoria dopo vittoria, fino al grande salto di qualità, quale l’inserimento nel cartellone londinese, dove metterà in palio la cintura internazionale IBF dei welter, conquistata nel 2019 e difesa due volte sempre nella sua Milano, la città di residenza. A tentare di scalzarlo è stato scelto l’albanese Florian Marku (8-0-1), residente a Londra, professionista dal 2018, molto apprezzato dal pubblico per il temperamento da guerriero. Nell’ultimo match disputato il 20 febbraio scorso, ha battuto Rylan Charlton (6-1-1) per getto della spugna all’ottavo round, dopo essere stato contato nella sesta ripresa. La reazione di Marku è stata furiosa, portandolo al successo prima del limite. Lo stesso temperamento battagliero che distingue Prodan, ucraino di nascita, licenza romena e residenza italiana. Nel suo record figura un solo pari, contro il panamense Manuel Largacha, di stanza in Spagna, il 17 febbraio 2018, nella rivincita Prodan ottenne il successo per KO al sesto round. Si prevede una sfida spettacolare, tra due pugili che amano la battaglia, senza troppi fronzoli. Alessandro Cherchi, che sarà all’angolo di Maxim è fiducioso in un risultato positivo: “Anche se si tratta della prima trasferta, fuori dall’Italia, il pugile non è il tipo da risentire dell’ambiente. Inoltre si trova a suo agio quando affronta avversari che non scappano, come è successo nell’ultimo match a Milano, quando ha dovuto inseguire Cristofori per nove riprese, mettendolo KO alla decima, quando finalmente è riuscito a chiuderlo all’angolo. Marku è uno tosto, ma anche sensibile quando subisce e Prodan ha pugni pesanti. Di sicuro sarà una bella battaglia”. 

Per il pluricampione dei massimi Anthony Joshua, si tratta dell’undicesimo match mondiale e forse anche il più difficile. L’inglese, dopo l’oro olimpico di Londra, sottratto al suo vero titolare, l’italiano Roberto Cammarelle, per giochi politici che non fanno onore allo sport, è cresciuto in maniera esponenziale, guidato magistralmente dallo staff di Eddie Hearn e dal trainer Robert McCracken (33-2), ex peso massimo di Birmingham, attivo dal 1991 al 2001, sfidante al mondiale WBC (2000) e all’europeo (2001),  fino a diventare il campione più popolare non solo inglese. Un gigante d’ebano perfetto, un fascio di muscoli distribuiti su quasi due metri (1,98), capace di esprimere boxe lineare, l’uso ottimale del sinistro e il destro carico di dinamite, l’arma vincente, salvo l’episodio del primo giugno 2019 a New York, contro il messicano Andy Ruiz, che tra lo sconcerto del suo angolo e la sorpresa degli spettatori, lasciò le cinture nei guantoni del “brutto anatroccolo”, trasformatosi in principe vincente.  Sei mesi dopo sul quadrato di Riyah Arena in Arabia Saudita, si riprese tutto il malloppo che difese un anno dopo a Wembley, battendo lo stagionato bulgaro Kubrat Pulev (28-2), 40 anni, KO al nono round. Questa volta l’avversario arriva dall’Ucraina, la nazione che grazie ai fratelli Vitali e Wladimir Klitschko, detenne le cinture dei massimi dal 1999 fino all’11 novembre 2015, quando a Stoccarda, irruppe un certo Tyson Fury, nato a Manchester ma irlandese di origini rom, alto oltre i due metri, tipo originale ma parecchio dotato di qualità tecniche, senza paura e capace di mettere fine al lungo regno di Wladimir, rivelatosi nel 1996, quando vinse a 20 anni la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Atlanta dei supermassimi. L’ucraino non perdeva da quasi 12 anni, arrivando a detenere il vertice iridato (fino a sei cinture), per 9 anni, 7 mesi e 7 giorni, il secondo regno più lungo nella storia dei giganti, mentre le sue 23 difese lo mettono alle spalle solamente di Joe Louis (25) e davanti a miti come Larry Holmes (20) e Muhammad Ali (19). Tra una vittoria e l’altra si è laureato in Pedagogia con Dottorato di ricerca in Scienze Sportive. Lo stesso Wladimir ci riprovava nell’aprile 2017, allo stadio di Wembley davanti a 90.000 spettatori, contro Jushua, ma doveva arrendersi all’11° round, dopo aver fatto contare l’inglese nel quinto tempo. L’ucraino di turno è il mancino Alexander Usyk (18), 34 anni, carriera dilettantistica superlativa, raggiungendo lo zenit con l’oro di Londra nel 2012 nei massimi, battendo in finale il nostro Clemente Russo, che lo aveva stoppato ai Giochi di Pechino nel 2008, conclusa nel 2013 con un record di oltre 350 incontri dei quali solo 15 perduti, la maggior parte nella prima parte della lunga carriera iniziata nel 2004 a 16 anni. Passato pro nel 2013, sotto la guida di Egis Klimas e Alex Krassyuk, nel 2018 fa parte della scuderia di Eddie Hearn al 50% con la K2 dei Klitschko. Nei pro dal 2013, conquista il mondiale cruiser WBO dopo nove incontri, scalzando il fino allora imbattuto polacco Kryzsztof Glowacki (26) a Danzica, arricchendo il capitale con altre sigle (IBF e WBA) nel corso degli anni (6 difese), esaurendo la lista degli sfidanti. Il passaggio nei massimi fa parte di una scelta obbligata, in particolare per ottenere borse più sostanziosa, come infatti sarà contro Anthony Josha, che pur godendo dei favori del pronostico, almeno nella prima parte della sfida, avrà una brutta gatta da pelare. Anche se paga la minore altezza (1.98 contro 1.91) e il minore allungo, Usyk è più rapido e più mobile e questo almeno nella prima parte renderà la sfida molto incerta. Dopo le sesta-settima tornata, la stazza di Joshua dovrebbe giocare a favore del campione.  In cartellone il secondo mondiale riguarda Lawrence Okolie (16), titolare WBO cruiser, 28 anni, pro dal 2017, dopo i Giochi di Rio, dove venne fermato dal cubano Savon. Okolie fa parte della scuderia di Anthony Joshua, chiamato ad una difesa decisamente soft, contro Dilan Prasovic (15), montenegrino di 26 anni, un record immacolato costruito con avversari modesti, che perderà la sua verginità il 25 settembre, probabilmente anche prima del limite. Rientra Callum Smith (27-1), 31 anni di Liverpool, reduce dalla sconfitta del 19 dicembre 2020 contro Saul Alvarez a San Antonio, lasciando al messicano la cintura WBA supermedi che deteneva dal 2018. Avversario il dominicano Lenin Castillo (21-3-1), 33 anni, pro dal 2010, fermo da due anni, dopo il tentativo iridato fallito nel 2019 contro Dmitri Bivol (18) nativo del Kirgyzstan, residente in Russia. Il 21 giugno scorso è tornato a combattere superando per kot al quarto round Ronald Gonzalez (8-1) di 37 anni del Venezuela.

Arriva dagli Usa, esattamente da Chicago, il medio Christopher Ousley (12), 30 anni, l’ultimo incontro a Playa del Carmen in Messico il 15 maggio contro il locale Sergio Acosta Osuna (6-3-2), finito al tappeto su un colpo basso e non in grado di riprendere a combattere. L’arbitro decideva per il no-contest. Adesso tenta la conquista del vacante Intercontinentale WBA contro l’ucraino Khasan Baysangurov (21-1), 24 anni, residente a Samashki in Russia dal 2017, avversario di tutto rispetto. Il ventenne Campbell Hutton (3) 20 anni, figlio di Richy e nipote di Matthew, debutto nei pro il 27 marzo 2021, percorso sempre vincente, affronta sui quattro round Izan Dura (3-7), spagnolo di Alicante, 21 anni, rivale su misura per il poker di vittorie.

Di Alfredo

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