di Gianfranco Troina

giuseppe lauriPugile e manager, quando la boxe è tutto, proprio tutto. Non è una doppia vita, perchè lontano dal ring Giuseppe Lauri non vuole restare. Meglio dentro, da fighter, ma a 33 anni bisogna guardare avanti, specie se hai famiglia e vuoi vivere e campare col pugilato. E così nel quadrato o appena fuori dalla dodici corde per Peppe va bene lo stesso, ma con grande serietà e con l’entusiasmo di sempre, da quando ragazzetto cominciò a tirare di pugilato sotto lo sguardo attento di papà Augusto. I mille round di allenamento col fratello Tony, tanti combattimenti da dilettante, uno stop per un guaio fisico superato con caparbietà, la conquista del titolo italiano dei superleggeri, un paio di tentativi di arrivare alla corona continentale dei «63,5 kg» e per il momento ai fianchi la cintura di campione dell’Unione Europea, che, però, lo soddisfa sino ad un certo punto. E a condire il tutto anche la nuova attività di manager con licenza ungherese, dove vive con la moglie Anikò e i due figlioletti Vivien e Giuseppe jr, a duecento chilometri da Budapest.

«E sì – dice Giuseppe, che abbiamo incontrato a bordo ring a San Giovanni al Punta, vicino Catania, dove ha accompagnato un suo pugile – in Italia torno spesso, ma soprattutto quando debbo preparare un match importante non posso fare a meno di rientrare a Varese, in palestra da mio padre dove trovo anche mio fratello Tony».

– Questo titolo dell’Unione Europa comincia stare un po’ stretto.
«In effetti vorrei avere un’altra chance per il titolo continentale maggiore. Le prime due volte con Ted Bami non ho dato e fatto tutto ciò che potevo, adesso le cose potrebbero andare diversamente. Sono in lista d’attesa e con quelli della Opi2000 di Salvatore stiamo cercando di trovare le soluzioni opportune».

– Prima, comunque, ci potrebbe essere la difesa del titolo dell’UE contro lo spagnolo Daniel Rasilla.
«E’ una opportunità senza dubbio, ma l’obiettivo lo ribadisco è quello di battermi al più presto per il titolo continentale ed essere quindi nominato sfidante ufficiale».

– Una carriera lunga, avversari anche di altissimo livello come Hatton e Witter. La vittoria più importante?
«In Italia senza dubbio quella contro Di Rocco, poi l’ultimo match è sempre quello che ti soddisfa e ti fa andare avanti concretamente».

– Diversi anni sulla breccia, ma anche tante eventualità di combattimenti che poi non si sono realizzati.
«Il riferimento mi pare sia ovviamente per Gianluca Branco e Salvatore Battaglia,  due dei migliori pesi superleggeri che mi sarei potuto ritrovare davanti. Per un motivo o per un altro sono match che non si sono potuti fare. Certo sarebbero stati confronti tra guerrieri del ring, non mi sarei tirato indietro, ma ho grande rispetto per tutti».

– Un pugile da prendere ad esempio.
«Mio fratello Tony».

– Ovvio che il pugile vince ancora sul manager, ma da procuratore come va l’attività?
«Non è un momento facile, comunque ho una buona colonia e organizzo con altri anche riunioni in Ungheria. Però riesco ad avere una buona attività con i ragazzi e spesso sono impegnato un po’ da tutte le parti in Europa, prevalentemente comunque vengo spesso in Italia».

– Insomma caccia a nuovi talenti.
«Non è facile, ci si prova, ma soprattutto per il momento voglio credere nelle mie chances da pugile, un paio di combattimenti ad alto livello penso proprio di poterli sostenere…».

 

Di Alfredo

Un pensiero su “Intervista a Giuseppe Lauri”

I commenti sono chiusi.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi