Nodaro come oggetto avanzato-1Edoardo Nodaro, 23 anni, è un’altra delle rivelazioni della Boxing Arcesi. Combatte tra i mediomassimi e nel breve giro di due anni ha già incontrato i migliori del Lazio e d’Italia con alterna fortuna. E’ stato anche buon protagonista alle TLB e agli Universitari. Fisico asciutto e longilineo ha una boxe schematicamente semplice fatta di colpi dritti, ma efficace. Riesce quasi sempre a finire in crescendo e questo crea non pochi problemi ai suoi avversari. E’ un atleta in evoluzione ma affidabile per l’applicazione che mette negli allenamenti. Parlandoci sembra un giovane capitato nel mondo della boxe per caso, ma ci costringe ben presto a ricrederci.

Perché la boxe?

“Man mano che crescevo ho sempre avuto la passione per gli sport da combattimento e quello per antonomasia è sempre stato il pugilato. Ho cominciato a venire in palestra circa tre anni fa.  Qui da Arcesi si allenava mio cugino, quindi mi sono iscritto ed è diventato per me una droga in senso positivo, perché mi piace e mi fa stare bene”.

Il pugilato lo segui anche fuori dal ring?

“Non molto, non mi piace andare a vedere i match degli altri. Ammetto di essere abbastanza ignorante in materia. Seguo solo quello che fanno i miei amici”.

Cosa fai nella vita?

“Studio giurisprudenza. Sto finendo il quarto anno. In più sto studiando per diventare agente di Assicurazioni, adesso sono collaboratore assicurativo e devo prendere l’abilitazione statale”.

Hai qualche hobbies?

“Ho poco tempo libero. Ma in quel poco tempo sto con i miei amici, cerco di rilassarmi. Sono anche appassionato di tecnologia. Mi piace uscire, fare due passi, leggere un libro”.

Che tipo di libri leggi?

“Mi piaccioni i fantasy. L’ultimo che ho letto comunque è stata la biografia di Mike Tyson, un libro che mi hanno regalato e che ho trovato molto interessante”.

Cinema?

“Non mi dispiace, ci vado con gli amici. Mi piacciono un po’ tutti i generi. Preferisco andare a vedere un film che stare in discoteca fino alle 4 olle 5 del mattino”.

Un ricordo negativo e uno positivo nel pugilato?

“Di ricordi positivi ne ho tanti, di negativi fortunatamente neanche uno. Le sconfitte che ho subite le ho viste sempre positivamente, perché mi hanno insegnato qualcosa”.

L’avversario che ti ha impressionato di più?

“Di quelli che ho incontrato direi di no. Pero ho fatto un paio di allenamenti e da sparring con Adriano Sperandio, ex campione, e devo dire che in Italia non credo che ci sia un 81kg. bravo come lui. Mi ha surclassato sotto tutti i punti di vista. Oltre ad una grande esperienza è un concentrato di preparazione, velocità e mentalmente ha subito elaborata una scheda tecnica dei miei pregi e difetti. Se poi passiamo ai professionisti sono rimasto impressionato da Mirco Ricci, un vero talento, e Valerio Ranaldi per la sua aggressività che io invidio”.

Cosa intendi per aggressività?

“Cattiveria agonistica all’interno del ring, Ranaldi riesce, quando serve, a spingere al massimo. Mi rapporto molto al suo stile”.

Come ti definisci?

“Come pugile mi definisco un rompiscatole, sono uno che sta sempre lì, sempre attaccato per tre round. Fortunatamente non ho problemi di fiato, perché ci abbiamo lavorato molto; questo mi consente di avere una buona forma fisica, spesso superiore a quella dei miei avversari. Sui tre rounds non ho mai avuto problemi”.

Sei superstizioso?

“Poca roba. Sono sempre io che salgo sul ring e non sento più di tanto la pressione”.

Molti come te iniziano da amatori…

“Bisogna avere l’umiltà quando combatti per la prima volta, di non arrabbiarsi quando prendi i cazzotti dall’avversario. Io come gli altri ho disputato i primi match con gente più esperta, ed è avvilente che tu ti prepari e sacrifichi, poi sul ring c’è uno più bravo di te. Ci vuole tanta umiltà e tanta testa per ragionare”.

(Al. Br.)

Di Alfredo