di Michelangelo Anile

Della RosaAbbiamo incontrato Emanuele Della Rosa nel  suo forno  “Spiga d’oro” a Torpignattara per una breve  intervista.  Dobbiamo essere sinceri. L’impresa è stata difficile più del previsto: pane, dolci, pietanze prelibate  di vario genere  hanno distolto la nostra attenzione e soprattutto stuzzicato il nostro appetito. Per nostra fortuna e soprattutto per l’ ospitalità di Emanuele,  ci siamo  fermati a degustare i  prodotti tipici della casa. E’ proprio il caso di dirlo: è finito tutto a …“taralluci e vino”.

Dopo tante attese, hai l’occasione della vita: contro Sebastian Zbik in Germaia,  c’è in palio  una fetta della  corona WBC dei medi.
“Non è assolutamente l’occasione della mia vita. E’  solo un grande sogno che come tale svanisce. Da sempre ho considerato il pugilato come  un hobby poiché altre cose sono  davvero  importanti  come  la famiglia, la salute, i veri amici (…come  Giorgio Marinelli ed Emanuele Blandamura).  Il mondiale sta dopo tutte queste cose. E’ chiaro: non vado in Germania per fare una gita, ma per vincere. Ho letto, a malincuore, che più di qualcuno mi vede tornare in Italia con una sconfitta. A questi rispondo: questo mondiale è la cosa più piccola che ho affrontato fino ad oggi nella mia vita. In altre parole…attenti a Emanuele Della Rosa!

Sei tra i primi 15 del ranking WBC…..eppure sei rimasto un ragazzo umile e rispettoso.
E’ vero. La mia indole è questa: umile e rispettoso ma aggiungo…con chi lo merita. Riguardo alle classifiche, posso dire che sono stilate da esperti ma non sempre corrispondono al vero. C’è qualcosa di macchinoso nelle classifiche che non rende giustizia ai pugili. Io personalmente, non ho mai creduto alle classifiche. Sono i fatti che contano ed il  ring è sovrano.

Quanto ti ha aiutato nella  vita personale e nella carriera pugilistica la figura di papà
Amilcare soprattutto dopo la sua scomparsa
Premetto una cosa: mi vergogno ad ammettere che non vado mai al cimitero a trovare mio padre. Mio padre è in me, è dovunque io vada, dentro o fuori il ring. Fa parte della mia vita quotidiana e non c’è momento che io rimanga solo.  La sua presenza mi guida sempre, mi rasserena l’anima. Dico sempre: quando salgo sul ring, siamo due contro uno!

Ma ti consideri  più il “mago” del pane o la “ruspa” del ring?
Una cosa è certa: se sapevo fare il pugilato come faccio il pane avevo già difeso il mondiale WBC almeno 20 volte!  Ma la boxe  per me non è un lavoro e dunque non mi  garantisce il pane.   Il pane, invece,  mi  garantisce  la vita e  la  possibilità di praticare la boxe. Sembra un gioco di parole ma è così.

Sei  obbligato a scegliere:  la “Spiga d’oro”  o  la “Corona  WBC”.
Mi tengo stretto la Spiga d’oro e peccato che la Corona WBC non si possa mangiare, altrimenti….

35 match da dilettante, poi il passaggio tra i pro nel 2005. Due prestigiosi successi in carriera:  Campione  Internazionale IBF  pesi welter contro il francese Choukri  Yentoure  e  Campione WBC del Mediterraneo contro il  serbo Bogdan Mitic.
Ma il titolo italiano è proprio da snobbare?
Per quanto mi riguarda, il titolo italiano vale quanto il titolo WBC. Ho sempre chiesto ai miei procuratori di fare il titolo, ma per diversi motivi tutto è passato in cavalleria. Spero che prima o poi  il titolo italiano possa far parte del mio palmares.

Da professionista  hai disputato  22 match con altrettante vittorie. La tua boxe ha subìto una metamorfosi: sei passato da una boxe aggressiva e spesso confusionaria ad una  ragionata e più  tecnica.
Tutto dipende dal tenore di vita. La mia non è mai stata una vita tranquilla e sul ring spesso facevo impazzire il mio maestro e soprattutto gli arbitri. Da qualche tempo a questa parte , sono più sereno  e questo automaticamente lo riverso nel ring.  In fondo, è quello che mi ha sempre detto il  M° Luciano Sordini: “se non sei tranquillo nella vita, non sarai mai tranquillo nel ring”.

Papà Amilcare,  tuo fratello Enrico , i procuratori Mario Loreni , Davide Buccioni, Salvatore Cherchi,  il M° Luciano Sordini,  le località di Fiumicino  e  Torpignattara, la palestra Boxe di Fiumicino,  il PalaLuiss e il Pallacorda di Roma.
Tantissimi tasselli per la tua vita e la tua carriera sportiva. Ne manca qualcuno?
E la mia compagna Camille? Aggiungiamola subito. Poi Giorgio Marinelli e Giancarlo Marinelli. Con Giorgio condivido un’amicizia costruita sulla stima reciproca e il rispetto. Ricordo ancora il passaggio tra i pro nel 2005: tutti i consigli e i trucchi del mestiere mi sono stati impartiti da Giorgio che era già un veterano. E soprattutto le interminabili riprese che svolgevamo  in palestra…altro che guanti…erano solo botte!  Altro tassello  della mia vita è sicuramente il Sioux Emanuele Blandamura: serio, professionista, amico vero. Poi i maestri Franco Federici e Antonio Zonfrillo per la loro disponibilità e  professionalità; la famiglia Perconti per l’ospitabilità negli impianti della Vigor Perconti; la dott.ssa Paola Lisciandrelli che mi aiuta a correggere la postura attraverso il metodo Souchard; i grandi amici di sempre come Domenico Spada, Pasquale Di Silvio, il M° Agnuzzi, Manuel Ernesti  (…il mio pupillo!), Marco Paolini, Massimo Del Monte, il Presidente della Boxe Fiumicino Fabrizio. Naturalmente  i miei procuratori Salvatore e Cristian Cherchi che curano la mia carriera e in poco tempo mi hanno portata in Germania per un titolo mondiale. Ho dimenticato qualcuno?

Di Massimo

3 pensiero su “Pugilato: Intervista a Emanuele Della Rosa”
  1. Hai ragione Giò..una svista, ma il risultato non cambia ,non può essere messo alla pari di Cherchi che ha trovato il piattino pronto.

  2. Caro Oliver, sei distratto. Buccioni è stato citato nell’incipit dell’ultima domanda del giornalista Anile insieme a Loreni e Cherchi.

  3. Grande Emanuele, sei un guerriero nato un grande generoso, ma nei ringraziamenti hai dimenticato Buccioni , o sbaglio?..per come la penso io devi ringraziare Buccioni che ha rischiato i suoi soldini per farti crescere …non Cherchi il Mercenario!!

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