Queste righe sotto dell’amico Marco Impiglia, le ho trovate casualmente su facebook, un po’isolate, quasi per controbattere il luogo comune della boxe abbinata alla violenza. Ma di questi episodi positivi che riguardano i nostri pugili (attuali ed ex) ce ne sono tanti. Purtroppo trovano grande pubblicità solo quelli negativi non controbilanciata dagli episodi positivi, che a molti di noi sembrano normali ma non lo sono in un’era dove la violenza verbale e fisica la fa da padrona, e di cui internet è ricettacolo e trasmettitore.
di Marco Impiglia
C’è il luogo comune dell'”ex pugile” che diventa malvivente: e va bene. Ma c’è l’altro cliché, molto più interessante e forse più vero, dell’ex boxeur che affronta i malviventi da solo e li domina con irrisoria facilità. E’ successo ancora, a Romà, con l’accento sulla a finale, nella bassa Bergamasca, giusto ieri. Nel negozio di Enio Cometti, sessantacinquenne campione italiano professionista dei mediomassimi al volgere degli anni ’70, in otto se la ridevano mentre rubavano. Enio, bello tranquillo, li ha affrontati e uno di loro è finito ko per il conto totale, gli altri del branco se la sono squagliata. Questo in sintesi il succo dell’accaduto, in realtà un zinzino più complesso nel suo svolgersi. Ma quel che conta è che ritroviamo la bella storia dell’esercizio della nobile arte che torna utile per quel che era ai suoi esordi: il modo migliore e più pratico per sbrigarsela quando si viene attaccati dai briganti. Ricordo una vicenda simile, raccontatami da un vecchio pugile dell’Audace, Lucioli, riportabile agli anni ’70: successe però a Roma, senza l’accento finale. Roma o Romà, brindiamo al caro Enio, e speriamo che la lezione al giovinastro sia servita. Consiglio della sera: vai in palestra e impara l’arte del menare pugni…
