di Giuliano Orlando

Riproposto dopo vent’anni lo storico percorso in bici fino alla capitale d’Oriente. Emilio Rigatti – La strada per Istanbul.  Un viaggio epico in bicicletta. Pag, 288. Euro 13.00 – Tascabili Edicicloeditore.                                                                                                                       

Riproporre l’esperienza di un viaggio a pedali, dopo vent’anni, ha una doppia valenza: la nostalgia del tempo che fu e attualizzare l’impresa per stuzzicare il lettore facendo affidamento sul senso dell’imitazione. Anche se uno solo dei nuovi lettori, dovesse provare le stesse emozioni del terzetto di allora, sarebbe il caso di festeggiare e non poco. Chiedendo ad Altan, dalla mano magica il ricordo del bis, con un tratto pittorico indimenticabile. La cover del libro, da sola, vale l’acquisto. Emilio Rigatti con quel viaggio, inaugurò il ruolo di scrittore, in aggiunta al resto, dalla corsa a piedi alla canoa e tante altre attività. Avendo recensito e quindi letto, molti dei suoi lavori, garantisco sulla qualità, ricercatezza e quella sana autoironia che completano un quadro di stuzzicante lettura. Partendo dalla “strada degli orti”, a San Nicolò frazione di Ruda nell’udinese, verso la ‘Luna d’Oriente’ e arrivare a Istanbul nel 2002, in bicicletta, rappresentava pur sempre una bella e impegnativa pedalata di almeno 2000 km. Il terzetto compì l’impresa alla grande e il libro racconta con dovizia di particolari un percorso discretamente facile, anche se nulla è facile quando la strada ti è sconosciuta. L’itinerario percorre Serbia, Bulgaria, Romania e Turchia, sulla dorsale settentrionale, evitando le grandi arterie, le città più note, per conoscere territori dove la vita è scandita da pulsazioni che si perdono nella notte dei tempi. Ogni tappa diventa il ferma immagine della cultura locale. Dal giovane che in Serbia regala le guide delle chiese ortodosse affrescate, sulle montagne, augurandosi che un giorno possano andarle a visitare, al poliziotto abituato alle tangenti, che alla frontiera non trova il modo di estorcere denaro al terzetto e li lascia passare regalandogli contumelia all’ingresso in Bulgaria. Nazione in bilico tra il passato sovietico e il futuro capitalista, la distanza abissale tra il centro di Sofia e la periferia di una capitale ancora alla ricerca di se stessa in un format moderno. Bulgaria contadina e dagli infiniti saliscendi, dalle piogge torrenziali. La scoperta di Plovdiv, costituita da dieci città invisibili intrecciate tra loro, raccontate da muri e palazzi, ponti e nomi, lasciti dei romani, unni e bizantini, turchi e sovietici. Al confine, il doganiere bulgaro ci saluta con un sorriso enorme, consapevole di cosa ci aspetta per entrare in Turchia. Dove il ciclista – a differenza dei connazionali che giungono dalla Germania nelle enormi Mercedes e vengono lasciati cucinare a fuoco lento sotto il sole, fino al momento in cui offrono cioccolato, sigarette e qualche marco – viene considerato alla stregua di gabbiani e corvi, ai quali puoi spennare poco o nulla, quindi solo un rompiscatole. Il terzetto sceglie la sottomissione assoluta e sopporta le angherie burocratiche infinite, senza un lamento, fino all’entrata in territorio turco. Le prime pennellate dell’Oriente sono i minareti, note arabe che escono dalla fila di mutande stese a una finestra, profumi di spezie e parole. Pedalano fino a Edirne, che paragonano a Siena, osservano con interesse e rispetto la moschea edificata da Mimar Sinan, l’architetto orientale più rivoluzionario. Istanbul si presenta all’improvviso disegnata da un’ondata di condomini e un enorme ripetitore! L’altro biglietto d’ingresso è l’enorme autostrada che taglia in due una megalopoli infinita. L’orda di macchine, pullman e tutto quello che serve per viaggiare li insegue, li supera e rischia di investirli. Quando si fermano e trascorrono la prima vera sosta, accarezzati dalla brezza del Bosforo e ristorati dalla birra, capiscono di essere all’ultimo passo prima di entrare nella città ormai globalizzata, con la Coca Cola e la marea di turisti, godendosi l’ultima pagina del libro di fiabe che hanno sognato. Il ritorno via mare lo lascio alla curiosità del lettore, assicurandovi che è in linea con quanto ho anticipato. Quindi imperdibile.                           

Di Alfredo

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