La Villa Comunale di Frosinone ancora una volta è stata la sede di presentazione di un libro di Vincenzo Belfiore. I vari locali sono pieni di gente, anche perché sono dislocate lungo le pareti della sala d’ingresso numerose foto, che diventano, già da sole, vera e propria miniera per gli appassionati. Tutta Frosinone e dintorni sembra essersi mossa per conoscere l’ultima fatica di questo eclettico storico, scrittore, appassionato di uno sport dalle lontane tradizioni come dice testualmente il titolo “ La Boxe in Ciociaria 1923-2013” stampato dall’Editrice Frusinate e in vendita al prezzo di 20,00 euro. Nello scacchiere delle presenze sono rappresentate tutte le categorie: dai giornalisti ai fotografi, dai pugili ai maestri, da ex campioni a semplici protagonisti, dalle Istituzioni Locali a quelle Federali. Il tavolo dei relatori si muove al richiamo della bacchetta di Amedeo Di Sora, direttore non d’orchestra ma della serata, e presenta il sindaco Nicola Ottaviani, l’Assessore Riccardo Mastrangeli e il presidente della Federazione Alberto Brasca. In ordine sparso nelle prime file ci sono Roberto Aschi, presidente del Comitato Laziale FPI, Sven Paris, acclamato campione e protagonista di un’epoca recente, Michela Pellegrini e Silvia Moretta, responsabili dei settori Comunicazione e Marketing della Federazione, tralasciando per ultime la signora Emiliana, la moglie, e le figlie Veronica e Giada, perdonatemi la battuta “martiri” di Belfiore. Sono proprio Giada e Veronica a sorpresa le prime interpellate. La prima sempre in viaggio, come stilista di moda, ha incastonato il pomeriggio della presentazione con l’arrivo da Dubai per partire il giorno seguente per Bucarest. La seconda viene menzionata nel libro a più riprese come collaboratrice del padre, mettendo a disposizione oltre alla sua pazienza anche la sua conoscenza della tecnologia mediatica moderna. Una famiglia compatta alla stessa stregua dei moschettieri di Alessandro Dumas, con un collante che le ha unite ancora di più: la boxe.

Amedeo Di Sora, noto giornalista e scrittore, ci introduce nel mondo della Boxe in Ciociaria: “ Ho avuto il piacere di presentare -100 anni di Boxe a Roma e nel Lazio- e adesso mi ritrovo a presentare questo nuovo lavoro di Vincenzo dove dai 100 si è passato ai 90 di una zona più ristretta, presentando uno spaccato che mi ha entusiasmato. Il libro diventa impegnativo già nella visione, perché vedendo certe foto sei costretto a soffermarti, a fare continui tuffi nel passato, ad immaginare Frosinone com’era e come è cambiata. E’ stato un bel viaggio che mi ha portato a conoscere luoghi straordinari, che non frequentavo più. Mi ha colpito la foto di Domenico Cerroni, un omone che abitava vicino a me, che io frequentavo da ragazzo senza sapere che fosse un pugile.

Il sindaco Nicola Ottaviani mira al cuore: “ In genere siamo portati a vedere l’erba del vicino  senza guardare quello che abbiamo dentro e sta accanto a noi. Questo è un libro prima di leggere da sfogliare e da comprendere sotto il punto della fenomenologia, come può essere l’immagine. Ci sono scorci, angoli della nostra città che francamente non conoscevo, mi riferisco a quelli che sono i periodi della ricostruzione del I e del II dopoguerra. Scorci della città che forse era più bella di quella di oggi. La boxe e il calcio all’epoca erano di grande vocazione popolare. La boxe è sacrificio e disciplina, seguendo regole stabilite. Emulare il campione che partiva dal nulla, che diventava poi modello di riferimento. Io ringrazio Vincenzo che ho avuto modo di apprezzare quando era al Comando dei Vigili Urbani e dopo ha continuato a occuparsi di sociale attraverso lo sport”.

Di Sora riprende il filo: “Uno degli aspetti che mi ha entusiasmato, a parte questi tuffi nel passato, è  che Vincenzo ha fatto delle scelte coraggiose. In copertina per esempio poteva mettere un personaggio come Bruno Arcari, che fu campione del mondo e d’Europa, e invece ha scelto uno dei tanti pugili di Frosinone che io ricordo vagamente e molti sicuramente non conoscono, il signor Giuseppe Grande, il classico signor Rossi di turno. Questo è un aspetto importante e se si sfoglia il libro si vedono personaggi che magari non sono arrivati ai vertici, ma sono stati dei semplici praticanti, dei semplici appassionati. Frosinone ha avuto 53 pugili professionisti, un bel numero, molti dei quali sono stati fior fiore di campioni”.

Quello di Alberto Brasca, presidente della Federazione, è l’intervento più atteso, per certi versi la prova del nove oppure la prova del fuoco di quest’opera: “Il libro l’ho ricevuto un paio di giorni fa. Devo essere sincero, è stato una sorpresa, mi aspettavo una cosa completamente diversa. Mi ha spiazzato, partendo anche dal suo formato. Prima l’ho sfogliato, poi l’ho letto anche con una certa attenzione. Salta subito evidente che è un grande gesto d’amore nei confronti del pugilato e nei confronti della Ciociaria, lo si capisce soprattutto dalle foto. Belfiore collabora con noi da tanti anni ed è dentro il mondo federale da molto prima del mio avvento e lo ricorda indirettamente nel libro quando parla di Tiberio Mitri e racconta la sua amicizia con il grande campione, che nasce nelle stanze della Redazione di Boxe Ring, diretto da Roberto Fazi. E sono d’accordo nel definire “La botta in testa”, scritto dal triestino, come il più bel libro della boxe che sia stato scritto in Italia. Il libro di Belfiore è una lente d’ingrandimento in una località ristretta, che è la Ciociaria. E’ un’opera moderna. Io sono un amante dei libri anche in termini di contrapposizione culturale nei confronti di veicoli di comunicazione come il web. Mi piace la carta, dove ci sono le figure, ci sono le parole. E’ moderno perché è un libro che usa le tecniche della nuova comunicazione. Dice moltissimo con le immagini, parla con le immagini. C’è una sistematica collocazione delle fotografie che sviluppa un discorso straordinariamente efficace. Nella Ciociaria attualmente ci sono 11 palestre, ognuna ha le sue immagini. La palestra è la fabbrica dove si costruisce il campione. La vetrina sono i luoghi dove si fa lo spettacolo di boxe; quindi davanti a noi appaiono con meticolosa pignoleria, con cognizioni puntuali, dal 1923 ad oggi, tutti i luoghi e le località dove si sono disputate le riunioni. Dopodichè si passa al prodotto vero, ai protagonisti. La storia del pugilato è la storia del professionismo. Il libro dichiara che i professionisti della Ciociaria sono stati 53, un numero preciso, inappellabile. Come abbia fatto non lo so, io non ne sarei capace. C’è una precisione storica che lascia sbalorditi. E’ tutto documentato: c’è la foto, c’è il record. L’autore non si ferma qui. Ci sono anche tutti i pugili che si sono presentati sui ring della Ciociaria, nomi illustri che hanno combattuto per un titolo italiano, europeo e mondiale. Si parla anche di grandi pugili di oltreoceano con origini “ciociare”: si parla di Roland La Starza, Carmen Basilio, Vinny Pazienza. Il libro finisce con una gustosa serie di ricordi personali, che sono molto avvincenti. E’ moderno anche perché non è un trattato serioso, ma è un libro piacevole che si sfoglia, si legge, con la sorpresa per molti di vedere la propria immagine, ricordando la propria giovinezza”.   

(Al. Br.)

Le foto per gentile concessione di Enzo Cinelli

 

Di Alfredo

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