Tavolo dei relatoridi Giuliano Orlando

“Foto Bozzani/OPI 2000/Principe”

L’ultimo colpo di gong era suonato il 24 maggio 1963, quando al Teatro Principe, un giovane Carmelo Bossi, argento ai Giochi di Roma, appena dimesso dalla ferma militare, affrontava e batteva il francese Michel Francois, sui sei round. Da quella sera è passato più di mezzo secolo, senza che nel teatro milanese, si riudisse quel rintocco caratteristico. Venerdì prossimo, 5 dicembre, si riapre il locale nato nel  1925 come cinema, per trasformarsi in palcoscenico per il varietà e nel 1949, scegliere la boxe, come attrattiva per un pubblico che non ha mai mancato di dare un fattivo apporto, a volte anche troppo rumoroso. Sul ring del Principe si sono esibiti i più grandi campioni dell’epoca, da Loi a Mitri, da Bossi a Lopopolo, Zuddas, Formenti, Rollo, Giannelli fino a Garbelli, il guerriero milanese che trascinava il pubblico per la sua furia agonistica. Il Principe era il ring che serviva per lanciare le nuove leve nazionali. Se trovavi consensi salivi al Palasport o al Vigorelli. Alex Cherchi, figlio d’arte, ha scommesso con se stesso di far tornare la struttura come allora. Ha creato l’ambiente ideale, molto accogliente, una bomboniera col ring al centro della sala, trecento posti a sedere a altrettanti nella parte alta dove funziona un bar e tavola fredda. Lungo le pareti di color rosso, gli spogliatoi, praticamente un gioco di partecipazione degli attori, i pugili, e gli spettatori che possono seguirli veramente da vicino. In questo battesimo del ring, le luci e il gong, sono riservati in particolare a Tony Moscatiello (17-2-1) campione welter e al suo sfidante Rick Pintaudi (9) che ben si conoscono, per essersi allenati assieme in passato. Stavolta saranno pugni veri e pesanti. Sotto la guida dei maestri Vincenzo Ciotoli e Carlo Pomè, sono arrivati al meglio della condizione. Rai Sport 1 si collegherà in diretta dalle 22,45.

Perché questa scommessa abbastanza rischiosa in un momento non certo facile, in particolare per la boxe?

“In famiglia – risponde Alex – si mangia pane e pugilato da sempre. Mio padre Salvatore è stato allevato da Umberto Branchini, e parlo degli anni ’60, mio fratello Cristian è il suo primo collaboratore. Io ho fatto il pugile e il tecnico, sognando qualcosa di diverso per rilanciare questo meraviglioso sport. E’ arrivata l’idea del Principe come un lampo. Una banca ne ha sostituito la metà, quella della sala da ballo, restava il locale del teatro e ho contattato la proprietaria. Ci siamo messi d’accordo tra persone per bene e così sono andato avanti”.

Solo pugilato?

“Visto l’impegno dell’affitto ci sono altri progetti, dai convegni alla presentazione di nuovi brand e campagne promozionali a tutto campo. Allestirò serate di light boxe, in grande sviluppo anche da noi, sarà interessante seguire le sfide più disparate, professionisti nella vita, avvocati o ingegneri sul ring contro il meccanico o l’idraulico, uniti dalla stessa passione, divisi nell’inseguire la vittoria. Idee ne ho parecchie, addirittura di arrivare al burlesque, non oltre, perché voglio che il Principe lo sia nel nome e nei fatti”.

Come ha risposto il pubblico al primo appuntamento pugilistico dopo 51 anni?

“Stupendo. Nel giro di mezza giornata non c’era più un biglietto, potevamo venderne il triplo. Non solo, l’idea ha trovato anche sponsor disposti a darci una mano, anche se a fine stagione il budget è esaurito da tempo. Debbo ringraziare in particolare la Moto Morini, la Gagà Milano e la salumi Pasini che hanno creduto in questa pazza e meravigliosa avventura”.

Un programma ben nutrito e un tricolore al tritolo.

“Non poteva essere altrimenti. Moscatiello il campione e Pintuadi lo sfidante, sono due guerrieri dalla boxe speculare. Ne verrà fuori un match di fuoco. Quello che noi e il pubblico vogliamo. Non solo, anche gli altri incontri, tutti con atleti che vivono e si allenano a Milano, non saranno da meno. Da De Donato, pugile laureato che lancerà a sfida al vincitore, il superleggero Taverniti finalmente al pubblico di casa e il cuiser debuttante Rondena, sul quale puntiamo molto, come su Catalin, un medio romeno presto italiano. Il pubblico si divertirà e tornerà al prossimo appuntamento.”

Alex Cherchi ha 29 anni, una palestra la OPIGym bene avviata, che la scorsa settimana con un suo allievo ha vinto il titolo italiano youth (18 anni) e quindi sta creando quel ricambio tanto necessario. Alla conferenza stampa al Dixieland Cafè in piazzale Aquileia, riferimento fedele, una presenza di fotografi e media non si riscontrava da anni, neppure per europei e mondiali. Segnale importante. Peccato che nessun rappresentante del  Comitato Lombardo fosse presente, come invece ha fatto la Lega Pro.

 

Di Alfredo