Arcari in allenamentodi Primiano Michele Schiavone

L’ottavo italiano iscritto nell’albo mondiale fu Bruno Arcari, che il 31 gennaio 1970 a Roma conquistò il titolo iridato WBC superleggeri, togliendo il primato al filippino Pedro Adigue Jr al termine di un confronto durato 15 riprese. Da quella sera l’italiano rimase sul trono per 5 anni, attraverso i quali sostenne 9 difese vittoriose, una delle quali ottenuta all’estero. Il primo che provò ad insidiare la sua corona fu il francese Rene Roque, squalificato nella sesta sessione. Poi si fece avanti il brasiliano Raimundo Dias, eliminato nella terza tornata. Quindi giunse il turno dell’altro brasiliano Joao Henrique, in veste di sfidante ufficiale, che impegnò il campione per 15 tempi. Seguirono successi prima del limite contro l’argentino Enrique Jara nel nono assalto e lo spagnolo Domingo Barrera Corpas nel decimo. In seguito si ripresentò il brasiliano Joao Henrique, ancora challenger obbligatorio, fermato nella dodicesima sessione. Un’altra difesa volontaria impegnò l’italiano contro Everaldo Costa Azevedo, brasiliano residente in Italia da un anno, che confermò lo stato di grazia del campione dopo 15 tempi. Arrivò l’ingaggio straniero, nella capitale danese, e lo sfidante locale Joergen Hansen non superò il quinto round. L’ultima difesa della cintura porta il nome dello spagnolo Antonio Ortiz, squalificato nell’ottava ripresa. Tra una difesa e l’altra Arcari continuò a combattere con ingaggi sulle 10 riprese, assoggettando tutti gli avversarsi affrontati, chi con verdetti ai punti, chi con soluzioni prima del limite. Dall’estate del 1974, quando lasciò la corona mondiale superleggeri, continuò a combattere come peso welter fino al luglio del 1978, prima di lasciare l’attività agonistica con il record colmo di 73 incontri: 70-2-1. Due anni prima a Milano aveva affrontato Rocky Mattioli, riportando l’unico risultato di parità, deciso dopo 10 tempi. Arcari, guardia destra originario di Atina, provincia di Frosinone, stabilitosi a Genova, come dilettante fu due volte vincitore agli assoluti, di Modena nel 1962 e di Pesaro nel 1963, anno in cui vinse a Napoli la medaglia d’oro ai giochi del Mediterraneo ed ai campionati militari di Francoforte, allora Germania ovest, oltre al bronzo ottenuto ai campionati d’Europa a Mosca, a quel tempo Unione Sovietica; nel 1964 partecipò alle olimpiadi di Tokyo, Giappone, dove uscì al primo turno a causa di una ferita. Il debutto a torso nudo, avvenuto nel dicembre 1964, fu segnato da un’altra ferita che ne decretò la sconfitta. Prese a vincere fino a competere per il vacante campionato italiano superleggeri, ma un’altra insidiosa ferita lo condusse ad un secondo insuccesso a favore dell’anconetano Massimo Consolati nell’agosto 1966. Quattro mesi dopo, nella rivincita, Arcari divenne campione d’Italia con il marchigiano squalificato. Nel 1967 s’impegnò in tre difese del titolo nazionale, superando Efrem Donati ai punti, mentre ottenne soluzioni anticipate contro Romano Bianchi e Pietro Vargellini. Nel maggio dell’anno seguente a Vienna sottomise nella dodicesima sessione l’austriaco Johann Orsolics e gli tolse la cintura europea superleggeri. Mantenne il titolo continentale quattro volte, tutte con risoluzioni anzitempo, a spese del britannico Des Rea, del tedesco Qilly Quatuor, e degli Spagnoli Juan Albornoz e Jose Luis Torcida. Lasciò il primato del vecchio continente dopo essere salito sul tetto del mondo.

Fonte www.sportenote.com

Di Alfredo

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