di Leonardo Pisani

Nato ad Omaha l’11 febbraio 1909 , si trasferì presto in California, si chiamava Maximilian Adalbert Baer ma passò alla storia come Max Baer o “Madcap Maxie; arrivò per caso alla boxe- gli piaceva correre- a causa di uno scherzo fatto per sbaglio ad un picchiatore da strada; e divenne un pugile anzi fu un mattacchione, un clown del ring, sempre pronto a fare battute anche quando combatteva, a prendere in giro gli avversari, a scherzare e fare l’istrione, il prototipo del picchiatore per eccellenza, spesso scorretto, con la dinamite nei suoi velocissimi pugni, ne sanno qualcosa i suoi 51 che non hanno sentito l’ultimo gong del match, tra i quali anche la Montagna che cammina, l’italiano Primo Carnera che perse il titolo proprio il 14 giugno 1934 contro Max..

Ebbene sì Max Baer fu un campionissimo, forse troppo giocherellone nella vita e nel ring, preferiva semmai il tennis, che definiva il gioco dei re e lui era il Re de Pesi Massimi, si distraeva nei musical di Broadway, partecipava a show e film, poca palestra, poco sudore nonostante le urla del suo allenatore, il mitico Jack Dempsey. Chissà, grande pugile lo fu ma forse con un briciolo di allenamento sarebbe stato insuperabile come quando nella “Battaglia dei due Max” mise K.O. un altro immenso boxeur, l’ulano nero al secolo Max Schmeling, il tedesco nato nel 1906 e morto a cento anni nel 2006. Il Max dai pantaloncini neri con la stella di David per far conoscere al mondo la sua origine ebraica nel periodo del nazismo negli ultimi anni per colpa di un film di botteghino come Cindarella Man di Ron Howard che narra la vita di Jim Braddock- Russell Crowe come protagonista – fino alla vittoria mondiale su Max nel 1935; è stato descritto malamente e falsamente come un cinico, spietato e crudele pugile che causò la morte di qualche avversario e saliva sul ring per uccidere. Sbagliato, falso e immeritato, perché Baer nella sua vita privata era una persona sensibile. Quando perse il titolo confidò al figlio Max Junior che era contento che fosse andato a Braddock, un uomo sfortunato che ora poteva mantenere la famiglia. Nelle scene del film, i suoi famosi pantaloncini neri con la stella di David per protesta contro il nazismo e Hitler – era nipote di un ebreo tedesco- scomparsi per far posto a improbabili pantaloncini di un violaceo indefinito; gli abitanti di Livemore, dove visse sin da piccolo hanno protestato vivacemente contro quel film, che ha dato al grande pubblico una immagine assurda e fuorviante di Max, persona disponibile, amata e stimata dalla sua comunità. Nella sua carriera gli capitò un dramma quando il 25 agosto del 1930 di quell’anno, mise KO con soli due colpi Frankie Campbell (fratello del giocatore dei Brooklyn Dodgers Dolph Camilli). Campbell non riprese mai più conoscenza. Dopo aver giaciuto per oltre un’ora al tappeto, Campbell fu trasportato in ambulanza al più vicino ospedale, dove morì, infine, per una grave emorragia cerebrale. L’autopsia rivelò che i colpi di Baer avevano fatto sì che il cervello di Campbell si staccasse dal cranio. Dopo quell’incontro Max non fu più lo stesso, aveva incubi la notte e si alzava gridando, il rimorso della morte di Campbell trasformò il campione in un normale pugile che fu sconfitto nei due anni successivi da pugili meno dotati ed inferiori come il mediomassimo Tommy Loughran, dal piccolo massimo (178 cm) Paulino Uzcudun, Risko e Ernie Schaaf. Inoltre Baer ha devoluto le borse degli incontri vinti alla famiglia di Campbell, ma perse quattro dei suoi sei successivi incontri. Poi il provvidenziale incontro in un ristorante con la Tigre Umana Jack Dempsey, una cena, un gioco tra due boxeur di epoche diverse e il “vecchio Jack” parò con dei pugni i relativi pugni schioccati da Baer facendogli male e nacque il sodalizio che portò Baer a ridiventare il fortissimo Clown dal Pugno d’acciaio e sino alla conquista del mondiale contro Carnera. Qualche aneddoto sull’uomo Baer, nel 1933, combatté contro Max Schmeling allo Yankee Stadium. Sui suoi calzoncini era ricamata una Stella di David, e Baer giurò che avrebbe indossato per sempre quel tipo di calzoncini. Poiché aveva sconfitto Schmeling, atleta molto esaltato da Adolf Hitler ma mai stato un nazista, anzi sposò una ceca ed aveva un manager ebreo per tutta la carriera, e poiché suo padre era ebreo, divenne molto popolare tra gli ebrei e tra coloro che si opponevano alle politiche razziali del nazismo. Poi durante il match che stava perdendo, all’angolo disse al Manassa Mauler Jack Dempsey che ne aveva prese tante da vedere tre Schmeling il vecchio campione rispose tu mira a quello al centro e non preoccuparti, Max rispose: “le ho prese da tutte e tre”. Ma seguì il consiglio del Manassa Mauler e vinse prima del limite la “Battaglia dei due Max”. Questo episodio ha ispirato Sylvester Stallone che lo ha utilizzato nel film Rocky IV quando combatte contro il gigante sovietico Ivan Drago. Dopo la vittoria su Carnera, oltre ad andarlo a trovare in ospedale e diventare amici per il resto delle loro non lunghe vite, in una serata di gala picchiò il mediomassimo ed attore Max Rosenbloom perchè aveva osato farsi beffe di Primo. Il suo carattere istrionico lo portò ad essere anche un decente attore, il primo film L’idolo delle donne (The Prizefighter and the Lady, 1933). In questo film della MGM, interpretava la parte di Steven “Steve” Morgan, un barista che il Professore, interpretato da Walter Huston, cerca di trasformare in pugile. Nel film, Steve vince un combattimento, dopodiché sposa Belle Mercer, interpretata da Mirna Loy. Inizia ad allenarsi seriamente, ma si trasforma anche in un presuntuoso donnaiolo. Nel film c’erano anche Primo Carnera nel ruolo di se stesso, che Steve affronta in un incontro, e anche Jack Dempsey, anch’egli nel ruolo di se stesso, che interpreta un arbitro., nel cast anche il welter Jackie Fields, il massimo Jose Santa, gli ex mondiali Billy Papke, Jim Jeffries e Jesse Willard.  Il 29 marzo 1934, il film fu ufficialmente bandito dalla Germania nazista su ordine di Joseph Goebbels, all’epoca ministro della propaganda e del divertimento pubblico, nonostante recensioni favorevoli dei giornali locali e anche di pubblicazioni filo-naziste. Dopo la perdita del titolo Max continuò a combattere, tre mesi dopo affrontò l’emergente Joe Louis e finì ko per la prima volta in carriera alla 4 ripresa, disputò molti incontri, affrontando i migliori come Farr, Galento, Ford e vincendo quasi sempre prima del limite, rare sconfitte fino all’ultima nel 1941 contro il forte Lou Nova. Il suo record fu di 67 vittorie con 51 prima del limite, 13 sconfitte di cui 3 prima del limite – due a fine carriera contro Nova. Baer è apparso in circa venti film, incluso Africa strilla, con Gianni e Pinotto (Africa Screams,  1949), e anche in molte apparizioni televisive. È apparso in una commedia del vaudeville e in un suo personale varietà. Ha recitato anche nell’ultimo film interpretato da Humphrey Bogart,  Il colosso d’argilla (The Harder They Fall, 1956), con Mike Lane nel ruolo di Toro Moreno, personaggio ispirato a Primo Carnera. Baer è stato anche un disc jockey per una radio  di Sacramento, in California, e per un po’ di tempo è stato un wrestler professionista. È stato anche direttore delle pubbliche relazioni per una rivendita di automobili di Sacramento e arbitro di incontri di pugilato e wrestling. Proprio dopo aver arbitrato un incontro di pugilato a Phoenix, in Arizona, Baer tornò a Los Angeles e alloggiò al Roosevelt Hotel di Hollywood. Di mattino, mentre si radeva, fu colpito da infarto del miocardio e chiamò un medico. Qui ancora un aneddoto sul suo umorismo, forse è solo una leggenda ma dal personaggio potrebbe essere verosimile; telefona al pronto soccorso, le risponde una infermiera chiedendo se sta male, Max rispose “No sciocchina, sto benissimo ho solo chiamato perchè ci manca un quarto per giocare a poker”. Resistette per qualche tempo, ma alla fine morì in ospedale. Era il 21 novembre del 1959. Max Baer è sepolto al Saint Mary’s Mausoleum, a Sacramento C’è un parco intitolatogli a Livermore, in California, considerata la sua città natale. Anche Sacramento ha intitolato un parco pubblico al grande, istrionico boxeur dalla lingua veloce e dai pugni ancoro più rapidi.

Di Alfredo