di Giuliano Orlando

SOFIA. L’edizione 2022 dello Strandja di Sofia, può ritenersi una delle migliori in assoluto, con 36 nazioni presenti, 206 uomini (27 nazioni) e 169 donne (32 nazioni), per un totale di 375 atleti!  Uzbekistan, Russia, Kazakistan e Ucraina si sono presentate col meglio delle loro potenzialità, oltre all’India nel femminile e ai padroni di casa che hanno usufruito di spintarelle dei giudici, per incrementare il bottino finale. L’Italia, presente con 19 uomini e 20 donne, per la maggior parte all’esordio ad un torneo di questo rilievo, torna a casa con 5 podi (tre bronzi maschili, un argento e un bronzo femminili), nella top ten della classifica conclusiva, dove sono presenti 22 nazioni. Considerando che molti azzurri erano al debutto internazionale, oltre ad una preparazione condizionata da stop imprevisti a causa del Covid e al livello di alta qualità, il bilancio va considerato positivo.  Per capire il valore del torneo, bastano alcuni numeri delle presenze a Sofia, La Russia ha portato 26 uomini e 24 donne, ovvero 50 atleti, il Kazakistan (24m/20f) 44, l’Uzbekistan ha scelto il meglio del suo ampio vivaio: 8m/5f, altrettanto l’Ucraina: 14m/11f, l’India 7m/10f, i padroni di casa 17m/9f. La Spagna negli ultimi anni ha inglobato cubani, algerini, centro americani e quanto era disponibile ad alto livello assicurando vitto, alloggio e cittadinanza, si è presentata con 9m e 6f. Lo stesso hanno fatto Francia e Germania, Irlanda e Olanda, Serbia, Lituania, Svezia, Kyrgyzstan e Danimarca. Mentre Algeria, Turchia, Polonia e Panama puntavano sulle atlete e hanno raggiunto lo scopo.  Il medagliere vede l’Uzbekistan dominante con ben 6 ori su altrettanti finalisti e tutti di assoluto livello. Da Dusmatov (51) oro a Rio 2016 a Khalokov (57), Tursunov (63,5), Aslonov (80) Saydraximov (92) e in particolare il mancino Mullojonov (+92), che potrebbe diventare il più forte a tempi brevi. Tutti reduci dai mondiali di Belgrado 2021, rappresentano le nuove leve di un vivaio dove sbocciano sempre nomi nuovi di alta qualità, organicamente fortissimi. Nel settore femminile la scuola deve ancora crescere, ma ci sta provando. La Russia portando il vecchio e il nuovo del suo forziere, ha raccolto il maggior numero di podi (21), divisi nei due settori, con due ori maschili e tre femminili, grazie alla Dolgatova (66) 33 anni, Ivanova (81) e Lumbunnova (+81) entrambe del 1997, ma incassando anche sconfitte pesanti. Su tutti, l’iridato 2019, pluricampione nazionale, Andrei Zamkovoi, 35 anni, eliminato dal connazionale Sharifov, fermato nei quarti dal kazako Bekbauov, dopo aspra lotta. A sua volta sconfitto in finale dal mancino danese Nicolay Terteryan, la sorpresa relativa del torneo. La Russia tra gli uomini ha vinto nei 48 kg. con Khudoian, 26 anni, campione nazionale dal 2019, ottimo elemento vincitore in finale del forte ucraino Tyshkovets. Il secondo oro nei 71 kg. assegnato a Vadim Musaev, 29 anni, argento iridato a Belgrado, vincitore del nostro Lombardi in avvio, favorito con un dubbio 3-2 contro il kazako Khakpekov nei quarti. Da tenere presente che in questa categoria, era assente l’ucraino Zakharieiev, classe 2002, talento assoluto, oro a Belgrado ai danni di Musaev. La Russia ha conquistato due argenti e sei bronzi tra gli uomini, 3 ori, tre argenti e cinque bronzi con le donne, in virtù dello spiegamento di forze, come detto sopra, mancando del supermassimo Mark Petrovskii, 23 anni, oro a Belgrado, passato professionista. Nella formazione russa erano presenti reduci dai Giochi di Tokyo, come la Vorontsova, battuta diverse volte da Irma Testa; Zamkovoi a Veriasov e parecchi presenti ai mondiali di Belgrado, a titolo personale, considerato che la Wada ha ufficializzato che la Russia attivava il doping di stato. Da segnalare l’evoluzione tecnica del Kazakistan, che negli ultimi tempi presenta atleti più tecnici, abili anche nella scherma, sulla linea della vecchia scuola cubana. Anche per loro ben 17 podi, con quattro ori, in particolare Sabyrkhn, 21 anni, argento a Belgrado, vincitore a Sofia superando il russo Chernyshev e il bulgaro Asenov, mentre in finale ha evitato l’altro bulgaro Radev, uno dei giovani più validi, fermato per infortunio. L’altro vincitore è l’inedito Togambay (86) che ha battuto con sicurezza i russi Ataev e Shcheblykin e in finale l’ucraino Horskov, un longilineo promettente. In aggiunta due ori femminili, quattro argenti, cinque bronzi maschili e quattro in rosa. La Bulgaria ha messo sul ring il passato, il presente e il futuro. Dalla Petrova Stanimira, 32 anni ai giovani leoni come Radev (54), Rosenov oro nei leggeri, Kiwan (75), Nikolov (80) e Dimitrov (86) che si sono ben comportati. Deludente Kirkorov (67) 21 anni, eliminato all’esordio dal danese Terteryan, mentre il +92 Morejon, coloured dalla struttura impressionante, ha colto il bronzo, fermato dal tedesco di colore Tiafack, 22 anni, ai vertici  da diverse stagioni. L’argento di Pantaleev (29 anni) è frutto di spinte a non finire, compresa quella in semifinale contro il francese Bouafia. Il 28 pari in finale del giudice kosovaro è ridicolo in un match a senso unico per l’uzbeko Saydraximov. L’India al femminile si è confermata potenza assoluta nelle categorie leggere, come l’Irlanda che ha vinto con Harrington (60) oro a Tokyo e O’Rourke (75). Infine, l’Algeria ha raccolto oro e argento con le donne, grazie alla Khelif (63), presente a Tokyo e alla Boualem (50). Sotto le attese Polonia, Olanda, Turchia, Spagna, Armenia e Francia.  Il bilancio dell’Italia, ce lo riassume Emanuele Renzini, responsabile azzurro. “Considerato che il rendimento migliore dell’Italia inizia dalla primavera inoltrata, pagando nella prima parte una specie di pedaggio atletico-gastronomico, lo ritengo positivo. Le feste di fine anno, per noi rappresentano da sempre una specie di commiato con la buona tavola, senza considerare che le abbuffate saranno poi pagate con digiuni per tornare nelle proprie categorie. Così anche per Sofia, dove alcuni erano talmente fuori condizione che li abbiamo lasciati a casa. Nei 48, il debuttante Esposito, pur perdendo è stato dignitoso contro il kazako Tashkenbay, che lo sovrastava come esperienza, con oltre cento incontri, contro i 30 dell’azzurro. Nei 54 erano presenti i fratelli Patrick e Manuel Cappai. Il primo si è trovato a disagio contro il brevilineo serbo Galanov, mentre Manuel dopo aver battuto il non facile ucraino Nabiiev, giovane molto quotato, nei quarti, una volta capito che i giudici erano dalla parte del bulgaro Asenov, ha giostrato in scioltezza denotando comunque una condizione ottimale. Nei 57, Baldassi, youth fino alla scorsa stagione mi ha confermato di avere numeri alti. Ha battuto il bulgaro Marinov e ha tenuto testa al russo Oganissian che lo sovrastava col mestiere. Da Iozia mi aspettavo l’acuto offerto a Roseto agli europei U22, che gli è mancato contro il kazako Assylkulov,. Vedremo in futuro se conferma l’europeo di Roseto. Simone Spada, 20 anni ha molta forza ma trova modo di esprimerla solo se affronta fighter che amano la battaglia. A disagio contro rivali che giocano di rimessa. Russo mi è piaciuto parecchio, tenendo conto della limitata esperienza. Ha portato a casa un bronzo importante, vincendo due match a spese dell’ucraino Zhyharov e del danese Lundgaard, cedendo di misura col bulgaro Rosenov, con tutti gli onori. Deve solo coordinare meglio la tattica, e avremo un leggero di qualità. Morello (63,5) al debutto assoluto, youth nel 2021, ha dimostrato coraggio e anche qualcosa in pù. Al momento il francese Hamraoui è superiore, ma il tempo favorisce il giovane palermitano, che ha solo 19 anni”

Con la sconfitta di Gianluigi Malanga nei 67 kg. che non aveva perduto col danese Terteryan, vincitore di categoria, veniamo anche al tema di quei giudici che hanno sfacciatamente favorito russi, uzbeki e bulgari, tutti sulla sponda dell’Est Europa e dell’Asia. Possiamo parlarne?

“Nessun problema a condividere la tesi, ma non diciamo nulla di nuovo, fino a quando vigono queste regole. Voglio tornare a Malanga, che avrebbe meritato il verdetto, ma non sono preoccupato. Intanto ha combattuto nella categoria superiore alla sua, essendo in allenamento per i prossimi campionati, quindi in forma relativa. Nonostante questo è stato alla pari con l’oro del torneo. Bene anche Micheli all’esordio, che conferma buona varietà di temi, veloce e battagliero. Contro uno titolato come l’uzbeko Rakhomov era impossibile vincere. Personalmente penso debba scendere di categoria, per dare il meglio. Nei 71 ho portato due romani, Remo Salvati e Manuel Lombardi il nuovo campione italiano. Il primo ha lottato alla pari con l’ottimo olandese Jas e forse meritava anche la vittoria. Remo è un brevilineo che affronta le sfide da rimessista e questo lo penalizza. Spero che in futuro cambi il tema tattico. Manuel, 19 anni, all’esordio a questi livelli incrociare subito Musaev, che ha vinto il torneo non era l’auspicabile. Ugualmente non solo ha retto bene, ma a mio giudizio ci poteva pure provare a creare la sorpresa. Il giovane romano ha qualità eccezionali, dall’esplosività al fisico, deve solo metterci quel pizzico di cattiveria per il salto di qualità. L’altro romano Manfredi ha esordito col kazako Raiys stando alla pari e forse meglio. I giudici hanno visto il terzo round per l’asiatico, io pensavo fosse stato più preciso il nostro. Comunque va bene così”.

L’altra sconfitta immeritata riguarda Alfred Commey, ventenne emiliano, che aveva battuto in modo chiaro l’uzbeko Aslonov, a sua volta oro a Sofia. Come giudichi questo colosso di casa nostra?

“Su Alfred ci scommetto a occhi chiusi. E’ giovane, ha pochissima esperienza e quindi margini di miglioramento incredibili. Con questi limiti ha messo paura a tutti. Non aveva perduto in semifinale e il pubblico ha fischiato sonoramente il verdetto. Ma noi guardiamo al futuro, Commey ha tutto per puntare a Parigi. La scoperta più concreta del dopo Tokyo. Da Vinciguerra e Brito non potevo aspettarmi di più. Nello scontro diretto ha vinto il secondo, che ha poi subito la superiore classe del russo Shcheblykin. Nei 92, Aziz Mouhidiine, argento a Belgrado, non poteva essere al meglio, ma ho ritenuto utile farlo tornare a respirare l’aria del combattimento. Debbo dire che contro il cubano di Spagna, Reyes lo avevo visto vincere. I giudici l’hanno pensata diversamente e mi adeguo. La prossima volta anche questi esaminatori cambieranno idea. Per Fiaschetti (+92) giudizio positivo anche se ha perduto subito contro il kazako Saparbyan, abile e veloce. Il romano da brevilineo deve affinare la boxe a corta distanza, colpendo con traiettorie brevi e concrete. Ci sta provando”.

Passando al settore femminile, pur mancando di alcuni nomi importanti come Irma Testa, presente a Sofia per proseguire la preparazione e Angela Carini, oltre a Rebecca Nicoli in bacino di carenaggio, dopo vari interventi e Olena Savchuk a corto di condizione, come Alessia Mesiano, hai portato atlete giovani passate élite quest’anno. Come consideri il bilancio?

“Premetto di aver parlato col presidente federale Flavio D’ambrosi, prima di questo torneo, sollecitando di indire attività a livello giovanile femminile per trovare nuove leve e non perdere la continuità di alto livello dalle junior alle élite che hanno etichettato gli ultimi anni, premiati da vittorie importanti, che ci hanno portato al primo bronzo olimpico grazie a Irma Testa. Detto questo, a Sofia ci è mancato l’oro ma abbiamo raccolto un argento e un bronzo con Prisciandaro (48) e Charaabi (54), due azzurre giovani. La prima ha compiuto 19 anni a dicembre, la seconda ne ha 22. Debbo dire che Erika non la conoscevo bene e a Sofia ne ho apprezzato le ottime qualità e ringrazio il lavoro svolto da Valeria Calabrese, che opera nel settore giovanile. La pugliese, cresciuta all’ombra di papà Michele, oggi nelle FFOO con Michele Caldarella, è una bella guerriera che supplisce alla non eccessiva altezza con un ritmo forsennato, battendo la kazaka, la russa e la forte spagnola Lopez che si era imposta sulla francese Bennama, una delle favorite. Roberta dopo la buona partenza contro l’irlandese Sweeney, ha trovato nell’indiana Nitu uno sbarramento netto, senza trovare le contromisure. Cosa che è successa anche a Erika in finale. Nei 52, Giordana Sorrentino, ferma da Tokyo e una serie di problemi fisici da superare, è andata meglio del previsto. Ha battuto la bulgara Poptoleva e impegnato la turca Cakiroglu, argento olimpico. La Charaabi (54) ha reso secondo le previsioni. Non era al top, quindi aver raggiunto il bronzo, battendo la francese Cruveiller che aveva dominato agli europei U22 a Roseto e poi la russa Tazabekova è molto positivo. Ha ceduto alla kazaka Zholaman, un torello che randella e spinge, senza che gli arbitri dicano nulla. Brava anche la Prisco, una bella guerriera, che deve fare esperienza tra le élite. Nei 57 la Tessari è apparsa un po’ timida ma sicuramente migliorerà. Daniela Golino, 19 anni ha pagato l’emozione e farà tesoro di questa sconfitta. Idem per la Tommasone, debuttante e subito contro l’algerina Khelif, che ha vinto il torneo, confermando arte e mestiere. Assunta Canfora è scesa nei 66 kg. e ancora deve somatizzare il passaggio, comunque contro la Lisenko, ucraina datata, non aveva perduto. Melissa Gemini anche lei al primo anno assoluto, ha combattuto nei 70 kg. categoria non sua, impegnando l’indiana Choudhary.  Nei 66 kg. potrà tornare ai successi ottenuti da youth”.   

Nel torneo femminile, non sono mancate le sorprese. In particolare nei 70 kg. dove la turca Surmeneli, iridata e oro olimpico, dopo aver perso in finale a Debrecen in Ungheria, a Sofia è andata peggio, battuta dalla russa Golovchenko in semifinale, nonostante l’impegno profuso. Nei medi, la russa Shamonova, classe 2000, dominatrice assoluta dalle jr alle youth, al passaggio non ha più centrato bersagli. Sia a livello nazionale che internazionale. A Sofia si è fermata in semifinale, battuta 5-0 dall’irlandese O’Rourke che ha poi superato in finale la panamense Bylon, che nel lontano 2014 a Je-Ju in Corea del Sud, vinse immeritatamente l’oro mondiale dei 71 kg. Titolo utile al vertice AIBA di Wu, per ottenere voti dell’America. Oggi a 33 anni, le è rimasto il fisico statuario, come i limiti tecnici di allora.                                                                                  

Di Alfredo

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