di Leonardo Pisani
È entrato nella storia, non solo della Noble Art, ma della musica grazie alle liriche del premio Nobel per la letteratura Bob Dylan e di uno dei più grandi cantautori americani, l’eclettico Phil Ochs che preferiva però definirsi un topical singer.
È stato anche musicista, interprete e giornalista (le sue canzoni topical, ovvero ispirate a temi di attualità e alla cronaca, ricordano infatti molto certo giornalismo militante), famoso per il sarcasmo tagliente, l’umorismo e l’attivismo politico.
Lui è entrato nella leggenda anche se non fu un campionissimo ma un ottimo pugile, dotato di buona tecnica, buon pugno e immenso coraggio: in 10 anni di carriera Davey Moore sostenne 67 incontri con 59 vittorie (30 prima del limite) 7 sconfitte ed un pari.
Un peso piuma naturale. Alto circa 159 cm, David Schultz Moore meglio conosciuto come Davey Moore, è nato il 1 novembre 1933 a Lexington, nel Kentucky, ma ha sempre vissuto a Springfield nell’Ohio; soprannominato “il fucile di Springfield” ha vinto il titolo mondiale dei piuma nel 1959 sconfiggendo alla 13ma ripresa il forte nigeriano Hogan Kid Bassey e mantenne il titolo fino al 21 marzo 1963, una data che è entrata sia nella storia del pugilato che in quella della musica, per un avvenimento tragico. Vinse il titolo contro Hogan Kid Bassey e lo difese 5 volte contro lo stesso Hogan Kid Bassey, due volte contro Takayama, Danny Valdez ,Olli Maki infine contro Sugar Ramos il 21 marzo 1963. Una carriera sempre ad alto livello, compreso da dilettante dove vinse nel 1951 i Golden Gloves come peso gallo e nel 1952 il torneo AAU tournaments. Poi le Olimpiadi di Helsinki dove viene eliminato dal coreano Joon Ho Kong ai quarti di finale. Subito il passaggio al professionismo dove Moore si fa valere, tante vittorie e rare sconfitte ed inoltre da subito la sua propensione a combattere ovunque anche all’estero: Messico, Panama, Cuba,Canada, Gran Bretagna, Giappone, Finlandia, Venezuela dove affronta un avversario ben più pesante ed in casa sua Carlos Morocho Hernandez che divenne campione mondiale dei super leggeri battendo Eddie Perkins e poi perdendolo contro il nostro Sandro Lopopolo.
Davey Moore dopo la conquista del mondiale contro Hogan Kid Bassey, sostenne anche una tournée nel Vecchio Mondo, affrontando senza titolo in palio i migliori piuma europei nel 1961 a Parigi battendo sonoramente il campione europeo Gracieux Lamperti, a Madrid il terribile picchiatore Fred Galiana nella categoria dei leggeri per kot alla quarta ed infine in Italia a Roma dove diede una lezione al talentuoso Raimondo Nobile in 10 riprese, un errore che costò la carriera futura all’italiano, ottimo boxeur ma ancora acerbo per il fuoriclasse italiano. Davey Moore combatté anche con un altro italiano, l’ottimo Sergio Caprari a Caracas nel febbraio 1960, una vittoria dello statunitense per kot alla ottava ripresa. Poi la tragedia. Era il 21 marzo 1963, erano in palio le cinture WBA e WBC, insomma la riunificazione mondiale del titolo dei pesi piuma, di fronte i due migliori piuma Sugar Ramos il cubano e Moore il nero del Kentucky nato il 1 novembre 1933. Aveva solo trent’anni Davey, coraggioso, buon colpitore ma anche tecnico. Doveva essere un combattimento duro e lo fu. L’incontro si tenne a Los Angeles e venne trasmesso dalla televisione nazionale. L’atmosfera nello stadio come raccontano i cronisti era surriscaldata, era elettrica per l’attesa, il suono dei tamburi conga riempiva l’aria e gran parte della folla essendo latino americana tifava per il cubano Ultiminio “Sugar” Ramos, tutti portoricani, costaricani i tanti messicani e ovvio i cubani venuti ad incoraggiare il loro connazionale. Entrambi i combattenti avevano pugno e coraggio, nonchè uno stile aggressivo. Nel decimo round Ramos scagliò un potente gancio destro alla testa di Moore mandandolo a cadere all’indietro sulla corda inferiore del ring che colpì con la nuca procurandosi danni irreparabili al tronco encefalico. Perse l’incontro per KO, ma fu in grado di dare una lucida intervista prima di lasciare il ring. Nello spogliatoio cadde in un coma da cui non si sarebbe mai ripreso, morendo alcuni giorni dopo. In quell’epoca vi erano già delle discussioni in corso sulla liceità del pugilato a causa della morte di Benny “Kid” Paret avvenuta un anno prima, e la morte di Moore vide emergere un dibattito sui pericoli della boxe e la possibilità di vietare questo sport negli Stati Uniti. Moore morì il 25 marzo 1963.Bob Dylan gli dedico una canzone, tra le meno conosciute del suo repertorio ma molto bella che chiedeva “Chi ha ucciso Davey Moore? Perchè, per quale motivo? Non io” dice l’arbitro “Non puntate l’indice contro di me, avrei potuto fermare l’incontro all’ottava e forse lo avrei salvato dal suo destino, ma la folla avrebbe protestato, ne sono sicuro. Chi ha ucciso Davey Moore? Perchè, per quale motivo?”Non io” dice il giornalista sportivo mentre pesta sulla sua macchina da scrivere e dice “La boxe non ha colpe c’è più rischio in una partita di football. Il pugilato deve continuare, è una questione di tradizione americana .
 Davey è entrato dunque nella leggenda, purtroppo per la sua morte che colpì molto l’opinione pubblica americana, che si scatenò contro la boxe- era ancora vivo il ricordo della tragica fine di Benny Paret contro Emile Griffith.
Al piuma è stato dedicato per i 50 anni della scomparsa un parco nella sua Springfield ed una statua, opera del’artista Mike Major ; alla cerimonia oltre la vedova Geraldine Moore Anche Sugar Ramos, protagonista incolpevole della tragedia, la signora Moore lo ha voluto presente, un gesto da ammirare e di profonda umanità: nessun rancore.
Who killed Davey Moore- Bob Dylan
Who killed Davey Moore
Why an’ what’s the reason for?
“Not I,” says the referee
“Don’t point your finger at me
I could’ve stopped it in the eight
An’ maybe kept him from his fate
But the crowd would’ve booed, I’m sure
At not gettin’ their money’s worth
It’s too bad he had to go
But there was a pressure on me too, you know

(Nella foto Davey Moore con il nostro Raimondo Nobile)

Di Alfredo