di Leonardo Pisani

Gli americani amavano la boxe ma anche le grandi cose. Nel Nuovo Mondo tutto doveva essere grande, case, palazzi, strade, stazioni ed anche gli eroi popolari dovevano dare la sensazione dell’immenso. Per questo il vero titolo era quello dei pesi massimi; chiunque lo detenesse, qualunque altezza o peso avesse era considerato l’Uomo più forte del Mondo. Gli eroi del ring erano i massimi, tranne qualche eccezione ma chi guadagnava le borse stratosferiche erano solo loro. Neanche i medi guadagnavano molto, neanche i mediomassimi che cercavano fortuna nella categoria superiore, figurarsi i pesi minori. Ed i minori dei minori neanche considerati, allora il denaro rifluiva soprattutto dalle scommesse. Chi avrebbe scommesso su due omini di 50 kg che si pestavano?  Stranamente a fine 800 in Usa esisteva la categoria dei strawweight – pesi paglia- almeno per i campionati americani, il limite peso era di 105 libbre, circa 47,600 kg. Una categoria dove hanno combattuto campioni come Jimmy Barry ed anche il primo italiano a lottare per un titolo mondiale – 30 marzo 1895 a Chicago per il mondiale dei gallo contro Jimmy Barry- parliamo di Casper Leon soprannominato the “Sicilian Swordfish”, vero nome Gaspare Leoni nato a Palermo l’8 dicembre 1872 e deceduto il 6 marzo 1926 a New York.  Comunque resta il fatto che i pesi mosca rimasero una categoria bistrattata nelle grandi arene americane ma un titolo riconosciuto in Europa dove se ne appropriò uno dei più grandi boxer della storia Jimmy Wilde, il gallese dal pugno devastante che vince ben 100 incontri per ko sui 130 vinti. Allora negli Usa si accorsero di quel “minuscolo titolo” e si decise di ufficializzarlo con un incontro tra il bomber suddito di sua Maestà Britannica e il migliore peso mosca americano del momento Young Zulu Kid.

Era una sfida tra due concezioni del pugilato; quello inglese sulla lunga distanza e quello nuovo americano basato molto su media e corta distanza. Poi gli americani non sopportavano che qualche inglese avesse un titolo mondiale, la nuova patria della boxe erano gli State. Per il primo titolo ufficiale disputato nel Holborn Stadium di Londra quel 18 dicembre 1918 c’è tanta Lucania.

Infatti i giornali americani sottolinearono una cosa; a contenderselo due pugili di due nazioni in guerra: Il Regno Unito e Il Regno D’Italia. Il piccolo combattente di Brooklyn infatti aveva la cittadinanza italiana e la sua storia inizia il 27 aprile 1897 in via Lilio n. 15 ad Anzi, in Basilicata.

Il vero nome Giuseppe Di Melfi, figlio di Domenico e di Rosa Valentino; poi scappati dalla miseria con la piccola Maria di 3 anni) emigrò negli Usa, nel 1904 con la nave Nord America salpata da Napoli. Le tracce si trovano ancora ad Ellis Island: Il passenger record del futuro campione è il numero 0020 del 17 marzo 1904 è riporta due errori, il nome trascritto Giuseppe e il paese d’origine AUZI, la u al posto della enne: nella bella grafia italiana dell’epoca si usavano anche le n e le m rovesciate. Pugile per caso, faceva il venditore del quotidiano The Dayle di Brooklyn, quando ci fecero notare la somiglianza con idolo del momento, Zulu Kid, il poderoso medio calabrese Michele Flammia che affrontò i migliori del suo tempo compreso Harry Greb, Mike McTigue, Jeff Smith e Battling Levinsky solo per citare qualche campionissimo. Il giovane lucano incominciò a combattere con il nome d’arte Young Zulu Kid, al tempo molte arene non volevano pugili italiani. Di Melfi, a New York spesso combatteva con il proprio nome, preferiva l’esotico Young Zulu Kid. Il razzismo imperava, infatti il soprannome pittoresco traeva in inganno, lo stesso giornale The Day nell’edizione del 21 aprile 1917 precisava “Young Zulu Kid is not colored boy” , insomma non era un nigger, un negro era bianco. Ma non americano. Il quotidiano americano avverte che è bianco, anzi precisa che è nato in Italia “near Naples” vicino Napoli ed è forte molto forte  anche se aveva perso il mondiale dei mosca contro Jim Wilde ma aveva pareggiato e sconfitto il fortissimo Paul Moore ed un eroico pari con campionissimo Pete Herman ( Peter Gullotta) uno dei più forti pesi gallo di tutti tempi. The Day elogia il piccolo pugile ma tra le righe fa capire che non è un americano puro, è arrivato in Usa a tre anni da una località incerta dell’Italia vicino alle pendici del Vesuvio, su un piroscafo nel periodo della grande emigrazione. Young Zulu Kid fu un campione autentico cui mancò solo un titolo ma rispettato ed ammirato da tutti.

Ma chi era realmente Joe Di Melfi, alias Young Zulu Kid?

Ricordato da molti storici della boxe come un picchiatore e combattente indomito, il grande esperto ed allenatore Charley Rose addirittura lo pone al n. 10 dei pesi mosca più forti di tutti i tempi. In Italia salvo qualche raro caso si è completamente dimenticati di lui eppure ha combattuto più di 132 incontri ufficiali contro i migliori pesi mosca e gallo dell’epoca, Nel leggere  il record sportivo di Giuseppe Di Melfi si incrociano i più grandi mosca, gallo e pesi piuma dell’epoca: Wilde due volte con un non decision, poi Jackie Sharkey, Johnny “Young” Solzberg, Joe “Young” Tuber and Red Watson, autentici assi del ring. . Perde e pareggia con il favoloso Pete “Kid” Herman, blocca sul pari “Memphis” Pal Moore, Eddie Coulon, Frankie Mason e “Dandy” Dick Griffin. Nel 1916 batte il campione mondiale dei gallo Monte Attel, secondo alcuni giornali dell’epoca disputa nello stesso anno il 14 marzo anche il mondiale gallo con un No Contest (senza decisione) contro il detentore Johnny “Kewpie” Ertle. Il piccolo anzese fu un boxer indomito, minuscolo anche per la sua categoria- appena 150 cm- affrontò tutti i migliori riuscendo ad essere per oltre 12 anni tra i primi dieci della classifica mondiale in un periodo dove molti incontri erano decisi tramite i “newspaper decision” ovvero i verdetti della stampa specialistica che presente a bordo ring stabilivano il verdetto. Nonostante questo è ricordato solo per l’incontro con Wilde, dove nelle prime riprese mise in seria difficoltà il campionissimo gallese, prima di andare kot all’11 round. Il giornalista e storico della Boxe Tracy Callis, un estimatore dell’ercolino lucano nel delinearne la carriera oltre a far risaltare che ha battuto i migliori del suo periodo sottolinea che ha combattuto troppo anche quando doveva appendere i guantoni al chiodo. Ma appunto era la bella epoque, quando le borse erano basse per le piccole categorie e si doveva combattere spesso, anche in sfide private o clandestine senza stare a guardare contro chi e quale fosse il peso. Per Giuseppe Di Melfi come tanti emigrati dell’epoca, oltre alle difficoltà di imparare lingua ed usanze diverse, vi era la lotta della sopravvivenza, il piccolo gigante di Anzi, a Brooklyn divenne una stella, seguitissimo dalla stampa perchè aveva uno stile aggressivo e spettacolare da essere soprannominato the Fighting Newsboy, di certo non temeva nessuno e affrontò chiunque: un vero re senza corona e un pugile di livello mondiale che fa onore allo sport italiano ed alla sua Basilicata. Anche il suo record è incerto, il database mondiale boxrec dà queste statistiche: 136 incontri con 31 vittorie 54 sconfitte 20 pareggi ed il resto Non Contest, ma in realtà altri dati rilevano che Young Zulu Kid ha combattuto almeno 202 incontri riportando 115 vittorie 14 sconfitte circa 10 pareggi ed il resto No Contest o Non Decision come uso dell’epoca. Comunque fece fruttare i guadagni delle borse, infatti permise alla sorella di studiare e da adulta diventò una funzionaria nel settore scolastico dello Stato di New York.  In una intervista al Dayle, alla domanda di come investiva i dollari delle borse, rispose ridendo: mia mamma Rosa è la mia banca. La famiglia si era ingrandita, arrivarono altri 5 fratelli e con i proventi delle borse aprirono dei negozi. Di Melfi poi ritornò in Italia per rivisitare il paese di nascita e qualche antico boxeur racconta che sostenne anche delle esibizioni con amici pugili che aveva conosciuto negli Usa, il piccolo anzese rimase sempre uno spirito indomito. Fu un autentico idolo nel quartiere e lo rimase fino alla morte, invitato spesso a eventi come quello per festeggiare il nuovo idolo degli italiani di America Rocky Graziano ed in altre occasioni. Aveva aperto un negozio di scarpe vicino ad una fermata della metropolitana e spesso compariva come comparsa in film girati nella Grande Mela. Giuseppe di Melfi si è spento il 20 aprile 1971.

 

 

Di Alfredo

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