Velo Pensieri. Un ciclista fuori dal gruppo – Francesco Ricci – Ediciclo editore – Pag. 160 – Euro 12.5
Nella prefazione di Gianni Mura, che dietro la folta barba nasconde sensibilità e passione, descrivendo alcune peculiarità dell’autore, assicura che il suo doping sono le albicocche secche, che conosce il pinganillo (collegamento radio) ma non l’ha mai usato. Ha un debole per l’Appennino emiliano-tosco e i suoi pensieri sono a ruota libera. Un ciclista perfetto, che pedalando mette insieme riflessioni anche profonde. E’ vero? Personalmente rispondo di sì. Viaggia, meglio pigia sul pedali senza cercare il tempo e va a trovare amici su percorsi che neppure il Giro ancora ha scoperto. Sogna la California ma va a Riolunato, dove abita uno che il mondo l’ha girato ma è pure tornato. Lungo il viaggio, assicura che la luna si specchia nel ruscello, capta la musica dell’acqua. Odia le cave di ghiaia, non teme i rimpianti, semmai i crampi. Considerazioni e riflessioni, in casa e all’aperto. Racconta il passaggio dei ciclisti in tutte le strade del mondo. Ne descrive i momenti drammatici e quelli tranquilli. Ridere e piangere, cadere e sussultare. Il ciclismo genera mostri? Pensa a Pantani e si commuove. Scrive: era brutto e meraviglioso, ciclista anatroccolo che si trasforma in cigno o airone. La solitudine del campione: i 48 tornanti dello Stelvio senza nessuno attorno, neppure la tua ombra. La sua scomparsa ha segnato il confine del rapporto col ciclismo. Qualche rimpianto resta. A New York non acquista il puzzle di Merckx, vincitore del Tour 1972. Volevano 300 dollari. Non sopporta Armstrong, un antisportivo. Elogia le panchine, anche quelle metafisiche, per darsi baci, fare un pisolino. Conclude affermando che la bici è poesia e protesi di vita. Mica poco.
Giuliano Orlando
