La scoperta di Primo Carnera, il campione dal cuore d’oro

di Veronica Belfiore
foto collezione privata, Vincenzo Belfiore

carnera.JPGSono figlia degli anni 80’, classe 1982, l’anno in cui la Nazionale Italiana di calcio alzò la coppa di campioni del mondo. Di Primo Carnera ignoravo l’esistenza. Solo qualche frase entrata, orami, nel linguaggio comune: “Mangia che diventi come Carnera“… “Grande e grosso come Carnera”… E’ solo con il trascorrere del tempo e con l’appassionarmi, un po’ per gioco un po’ per costrizione, alla boxe che il nome Carnera entra a far parte della mia quotidianità. Quel pugile, ma prima ancora l’uomo, comincia a suscitare interesse e curiosità. Con la voracità di chi ha fama di sapere mi immergo in quelle pagine che narrano le gesta del Campione di Sequals. Ed ogni pagina che scorre tra le dita con la mente rivivo quel tempo così lontano dalla mia realtà. Quel periodo storico letto e riletto sui banchi di scuola ma che non aveva mai saputo suscitare così tanto interesse.

Primo Carnera, il simbolo della forza italiana, l’icona popolare, il portabandiera della muscolatura umana…
Se chiedessero alla mia generazione chi sono gli sportivi che entrano di diritto nella storia italiana le risposte sarebbero, se dovesse andar bene, la coppia Coppi – Bartali, ma per quanto attiene la boxe, purtroppo, un nome ricorrente sarebbe Myke Tyson. Ma i veri campioni, quelli che hanno scritto le pagine più belle di questo sport, sono Spoldi, Fiermonte, Mitri, Spalla, Marciano, ”piripicchio” Urbinati, e, tra quelli più recenti, citerei Benvenuti, Oliva…
carnera-maxbaer.jpg Al primo posto, però, che mi sia consentito, c’e’ solo lui, il campione dal cuore d’oro, Primo Carnera. Con le sue vicende sportive ed umane rappresenta una delle icone più rappresentative dello sport italiano. La sua storia è avvincente, è ricca di fascino. L’uomo che, in quegli anni, portava in giro per il mondo i colori italiani. Insomma, una sorta di favola dei giorni nostri. Carnera e la sua leggenda. Un mito tra realtà e fantasia. Basti pensare che lo scrittore Emilio De Martino nel libro ”Il cuore in pugno” del 1930 sembra come fare una profezia sul futuro del campione di Sequals. Divenne un fenomeno sociale e culturale. Carnera e la pubblicità, Carnera e il cinema, e i fumetti… Una vita fatta di trionfi ma anche di sconfitte come “Il Colosso D’argilla”, produzione cinematografica che cercò di infangare con il suo protagonista, Toro Moreno, l’immagine del campione friulano, la morte di Schaaf …ma Carnera era Carnera. Anche nelle difficoltà seppe dare esempio di grande dignità ed umanità. Forse, sono proprio questi gli atterramenti che fecero più male. E’ l’atleta che ancora oggi divide. Ogni scrittore, ogni giornalista ne dà un giudizio diverso. Molti insistono nel definirlo l’uomo che riuscì solo a farsi sfruttare dagli organizzatori, il pugile degli incontri combinati, sola una macchina per fare soldi, un fenomeno da baraccone.

carnera-dagata.jpgContrariamente ho sempre pensato che Carnera fosse un uomo onesto, magari troppo ingenuo, che incontrò sul suo cammino persone che agirono sempre per un proprio tornaconto, un uomo umile che non dimenticò mai le sue origini. Carnera è il riscatto di tutti quegli emigrati che andarono all’estero in cerca di fortuna. Sfidò chiunque a non ammettere di aver fantasticato sulla sua figura. Appeso i guantoni al chiodo, si avvicinò ad una nuova disciplina sportiva, il catch, anticipando il fenomeno del momento, il wrestling. E anche in questo sport dimostrò la sua stoffa da campione.

Per tutti, quelli pro o contro, Carnera resta la certezza di essere stato il primo pugile italiano a conquistare un titolo mondiale. Un uomo, sicuramente, segnato da un destino beffardo. Il 29 giugno del 1933 conquistò il titolo mondiale dei pesi massimi e il 29 giugno del 1967, esattamente trentaquattro anni dopo la notte del trionfo, suonò il gong della sua fine. Mi auguro che la leggenda Carnera, nel bene e nel male, venga tramandata alle generazioni future affinché continui a vivere.

 

Di Massimo

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