Giuliano Orlando

Alla scoperta della Patagonia cilena tra fiordi, vulcani e foreste – Alberto Fiorin – Carretera Austral – La strada alla fine del mondo – edicicloeditore – Pag. 220 – Euro 17.50.

La Carretera Austral disegnata sui rilievi della Patagonia cilena, nata negli anni ’70, opera del regime di Pinochet, che come tutti i dittatori amano le opere faraoniche, perché lasciano un segno imperituro e infatti ancora oggi, gli abitanti di quell’infinita e desolata cordigliera, mantengono un segno di gratitudine verso un personaggio del quale la storia ha solo ricordi sgradevoli, ignorando i bagni di sangue di cui si rese responsabile. La Carretera affrontata in bici o in moto, mantiene il fascino di sempre, ovvero il senso dell’avventura. Il viaggio in questione che riguarda Alberto Fiorin, cicloturista di vecchia data, compiuto recentemente, ha la sua radice quasi mezzo secolo prima. Quando, al quarto anno del ginnasio, entrando in classe viene informato dello sciopero per protestare contro quel regime autoritario che aveva destituito con la forza il legittimo presidente Salvador Allende.  In quel giorno, il suo subconscio decise che sarebbe andato in quella terra.  Nel 2019, col figlio Fausto e l’amico Dino, decidono di percorrere i 1247 km. del percorso, con l’aggiunta di altri 1200 su strade secondarie. Itinerario diviso in 14 tappe, per un tempo complessivo di 27 giorni, con escursioni di grande rilevanza come il gigante di ghiaccio Perito Moreno, la terza riserva d’acqua dolce del mondo, che si tuffa nel lago Argentina, la scoperta che in quella terra lontana, il profumo d’Italia è presente ovunque. Il viaggio ha volutamente escluso Ushuaia e quindi la parte argentina, ritenuta a torto molto arida. Concetto sbagliato, quel rilievo che arriva al Polo Sud, dove è nata la città di Ushuaia nel lontano 1868, poi sviluppatasi quando il governo argentino la fece diventare il centro navale di guerra, attualmente è un’esplosione di vegetazione col parco di Lapataia, godendo di un microclima particolare. Il gelo dello scorso secolo è un ricordo e la terribile prigione, oggi museo, oltre al treno che portava i detenuti in quel penitenziario terribile, che ebbe tra gli ospiti importanti uomini politici tra cui alcuni russi, ha lasciato il posto ad una cittadina che accoglie migliaia di turisti, in partenza per l’Antartide, abitata da numerosi figli e nipoti di quegli italiani, veneti e piemontesi in particolare, chiamati dal governo argentino. Il loro percorso, tappe per tappa, diventa esperienza e ricchezza, gli ambienti si diversificano come i compagni saltuari che incontrano. Da Puerto Montt, scivolando verso Sud, fino a El Calafate, risalendo in pullman sul territorio argentino per raggiungere San Carlos De Bariloche, rientrare in Cile a Peulla e percorrere le ultime due tappe, indimenticabili per la fatica su strade quasi impraticabili, fino al ritorno a Puerto Montt, che rappresenta l’ultimo scatto d’orgoglio, fino a giungere sul punto preciso nel cuore della città, dove un vecchio cartello, corroso dalla ruggine, indica Ruta 7, e sotto tre numeri: 0,00. La partenza, che ritrovi al ritorno in una giornata livida e ricca si pioggia. L’impresa è compiuta, il terzetto può tornare a casa.  In aereo.                                                                                                                                                                              

Di Alfredo

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