di Giuliano Orlando

 Grazie a Fox Sports HD, gli appassionati italiani della noble art, hanno potuto godere di una serata veramente da incorniciare. La diretta dalla Wembley Arena di Londra, prometteva molto e ha superato le attese. Prima di parlare degli incontri, merita considerazione la partecipazione del pubblico. Sugli spalti erano presenti 80.000 spettatori, una marea immensa, uno spettacolo nello spettacolo, colore e calore, per non parlare delle presentazioni, tra musica e fuochi artificiali, star a bordo ring, non solo della boxe. Serata d’altri tempi. Per noi sicuramente, per loro è attualità. Il tutto esaurito è garantito pure a Liverpool e Manchester e questo bersaglio esaltante londinese, dovrebbe farci riflettere. Non tanto per rincorrere primati, ma per capire quanto siamo distanti, se consideriamo che chi di dovere non ho ha la sensibilità di dare il minimo apporto all’iniziativa della Talent Legue of Boxing, limitandosi a fornire i risultati, spesso in ritardo. Il bello è che si impermaliscono se lo fai notare. Stiamo parlando di un torneo dilettantistico. A Londra si sono disputati due mondiali e due eliminatorie iridate. Tutte battaglie di altissimo livello. Il clou è la sfida tra Groves (19+2-) e il non più verde Carl Froch (33-2) 36 anni, una carriera di vertice iniziata fin dal 2003, l’anno dopo il debutto, conquistando il titolo nazionale e nel 2004 quello britannico. Campione mondiale WBC supermedi nel 2008, davanti al pubblico di casa, sul ring di Nottingham, superando nettamente Jean Pascal che arriva imbattuto (21+), la sconfitta è netta. Mantiene la cintura con Taylor e Dirrell, ma nell’aprile del 2010, paga dazio in Danimarca di fronte al tatuato Kessler, sia pure con tanti dubbi. Sei mesi dopo ad Helsinki, domina l’armeno di Germania Arthur Abraham e torna re WBC supermedi. Difesa favorevole ad Atlantic City sul vetusto Glen Johnson, inciampa netto col talentuoso Andre Ward sullo stesso ring americano, che mantiene la cintura WBA e prende anche la WBC. Tempo di respirare e ritrova subito il titolo IBF a spese del romeno Lucian Bute, che conosce la prima sconfitta, dopo 30 vittorie. A maggio 2013, a Londra, oltre alla rivincita si prende anche la sigla WBA a spese di Kessler. La polemica, dopo la vittoria contro il connazionale George Grove, avvenuta a Manchester lo scorso novembre, kot alla nona tornata, dopo un avvio piuttosto complicato, complice un kd nel secondo round ai danni del “Cobra”, lasciava la porta aperta ad un secondo confronto, molto bene orchestrato dal promoter inglese Eddie Hearn titolare della Matchroom. L’attesa infatti è cresciuta giorno dopo giorno, facendo salire questa rivincita a livelli incredibili. Basta pensare che la messa in vendita dei primi 60.000 biglietti, vennero bruciati in poche ore. Gli altri 20.000 ebbero vita breve alla vigilia. Anche in Inghilterra convogliare 80.000 spettatori non consueto. Un bel business per tutti. Pugili compresi. Froch ha intascato 8 milioni di sterline, poco meno di 10 milioni di euro, lo sfidante ‘solo’ due. Il match ha mantenuto tutte le promesse, anche se ha concluso il percorso con lo stesso tema. Groves non è partito a mille, Froch è stato più vigile. Chiare le intenzioni tattiche: il londinese non voleva bruciare tutto in avvio, quindi si affidava alla velocità e al movimento, mentre il campione, apparentemente legnoso, faceva sempre paura perché ha mani pesanti e anche quando colpisce sulle braccia fa male. Nella prima metà la situazione propendeva per Froch, meno pugni ma più pesanti. La sesta sembrava orzare verso Groves e la settima lo confermava. Il ritmo è sempre stato alto, anche se meno ossessivo del primo. A meno di mezzo minuto dalla fine dell’ottavo tempo, Froch avanza e inquadra Groves, fermo alle corde, prima un sinistro parato col guantone, poi un destro saettante, portato in piena distensione, arcuato alla fine, che si stampava sul mento del rivale. Caduta impressionate e i secondi successivi preoccupanti. Per fortuna la fibra di Groves è tosta e dopo pochi minuti era in pieno controllo. Che dire, il vecchio Carl, 37 anni il 2 luglio, papà di due figli e compagno della bella modella Rachael, che ne cura la parte economica, ha nella potenza l’arma in più che gli ha fruttato 24 ko su 33 vittorie. Non giostra di fioretto, ma ha il fisico del mediomassimo e la mascella tetragona ai colpi altrui. Per superarlo devi avere scelta di tempo e velocità eccezionale, al momento in possesso

solo di Ward. Dopo il successo, tra più sorrisi del previsto, fatto strano per uno che pare sempre ingrugnito, si è detto pronto per tutti, Hopkins compreso. L’inglese è veramente un atleta eccezionale. Ha iniziato la boxe a 15 anni, nei dilettanti ha disputato un centinaio di incontri, bronzo ai mondiali 2001 a Belfast nei medi, l’anno prima fugace apparizione agli europei di Tampere, picchiato dal più esperto croato Bozic. Dal 2008, ha disputato 10 incontri, tutti mondiali (8+2-).

Negli altri match titolati, bella vittoria del longilineo Jamie McDonnell (23-2-1) già europeo (2010-2012) e iridato IBF lo scorso anno, che ha conquistato il  vacante trofeo WBA ai danni del thailandese Tabtimdeand Na Rachawat (52+3-), bassotto di 31 anni, voltato all’attacco, ideale per un contrista mobile e  preciso come l’inglese che colpisce preciso e ha fiato da vendere. La conclusione al 10° round, col classico gancio destro che si stampava sulla mascella dell’asiatico e finiva la battaglia. Anche gli altri due confronti che servivano per indicare i nuovi sfidanti supermedi (leggi  Froch) e leggeri, sono terminati prima del limite con atterramenti spettacolari molto simili. Un James DeGale (19+1) molto brillante ha dominato il troppo monocorde Brandon Gonzales (18+1-1=), dato per cubano, in realtà nato nell’Oregon, buona carriera in maglietta, argento nel 2005 ai campionati USA, vincitore del Guanto d’Oro. Da sempre si allena in California   sotto la guida di Ray Woods e  Virgil Hunter. Contro il più alto mancino inglese, oro a Pechino nel 2008, ha fatto la figura della comparsa. Al quarto tempo, l’impietosa esecuzione: primo conteggio sul sinistro e altro kd sullo stesso pugno. Lo stop dell’arbitro ha evitato la punizione. Adesso il longilineo Chunky’, si dice pronto per Froch. Una curiosità, sia da dilettante che da professionista è stato battuto da Groves. Nei leggeri, match decisamente più equilibrato. Il ragazzo di casa Kevin Mitchell (38-2), 29 anni, prof dal 2003, indicato come il talento inglese, 30 vittorie consecutive, bocciato al primo test mondiale dallo scozzese Burns nel 2010, dopo alcune traversie personali, ha ripreso la strada di vertice e questa sfida con Ghislain Maduma (16+1-), eliminatoria mondiale, alla vigilia sembrava di routine. Il ring offriva ben altra situazione. Maduma, congolese di nascita, canadese di passaporto, oltre a possedere un fisico scultoreo, mostrava velocità, precisione e mobilità da campione. Mitchell per cinque round ha dovuto limitare i danni, evitando lo scontro, pedalando all’indietro. Appena Maduna ha diminuito il ritmo e anche la concentrazione, l’inglese è stato bravo e diventare attaccante, togliendo distanza e bersaglio, ricordandosi di possedere pugno al veleno. Al decimo tempo i veloci ganci sortivano l’effetto voluto. Maduma dimostrava di avere mascella fragile e nel round successivo era alla mercè dell’inglese, che chiudeva con l’ennesima combinazione. Vittoria importante, ottenuta contro un  pugile che darà filo da torcere a molti.

Di passaggio da Macao, zona Cina, il filippino Nonito Donaire (33-2) battendo il sudafricano Simpiwe Vetyeka (26+3-) che aveva destato  sensazione scalzando Chris John (48+1-3=) il leggendario indonesiano che deteneva la cintura supercampione piuma WBA dal 2004, ha conquistato la quarta cintura iridata ed entra nel ristretto gruppo dei “pokeristi”, mentre il giamaicano Nicholas Walter (24+) mantiene il titolo regolare piuma WBA, ponendo probabilmente fine alla carriera del non più giovane armeno-australiano Vic Darchinyan (39-7-1), 38 anni, attivo dal 2000, costretto alla resa al 5° round.  

Di Alfredo

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