di Giuliano Orlando

Grande successo della boxe all’esordio nel nuovo Palalido, ora Allianz Cloud a Milano. Nonostante il caldo soffocante, vicino ai 40° anche la sera e la concomitanza a S. Siro del concerto di Ligabue, l’esordio della grande boxe, ha riscosso una incoraggiante partecipazione e il pubblico accorso nella nuova struttura, è uscito ampiamente soddisfatto. Non si poteva pretendere l’esaurito (oltre 5000 posti) ma come primo contatto, per la Matchroom Boxing Italy dei Cherchi, in simbiosi con la Matchroom di Eddie Hearn e la diretta dell’emittente DAZN, il bilancio è positivo. Una maratona di pugilato, con nove incontri in programma ha offerto boxe per tutti i gusti. Tre i match titolati ognuno dei quali di segno diverso. Il più atteso era quello vedeva il supermedio milanese di stanza a Miami in Florida, Daniele Scardina (17) mettere in palio l’Internazionale IBF contro il sardo Alessandro Goddi (35-5-1). L’intuizione dei Cherchi per allestire questa sfida tutta italiana è risultata giusta. Il match è risultato intenso e se la vittoria di Scardina è stata netta, la prova di Goddi è piaciuta al pubblico per la generosità che l’isolano ha mostrato sul ring, pur avendo un tasso tecnico inferiore a Scardina, che ha gestito i dieci round con lucidità senza correre mai rischi inutili. Alcune schivate e rientri del vincitore stanno a significare che i suoi tecnici stanno lavorando per migliorarne il repertorio, che passo dopo passo intende arrivare ai vertici. Il milanese, con all’angolo Pino Caputo il suo scopritore della palestra Domino, sta facendo la giusta esperienza e il pubblico lo segue con molta passione. Goddi nella sconfitta ne è uscito bene, confermando un grande cuore anche se tecnicamente conferma i suoi limiti. Due giudici hanno segnato 96-94, uno 99-91 per Scardina, personalmente avevo 97-93. Scardina ha mantenuto la cintura IBF, messa ai fianchi da Roberto Rea, ex segretario FPI, rappresentante in Europa della sigla mondiale, nonché figlio del grande maestro della nazionale Natalino Rea negli anni ’60.                                           ll pubblico ha visto e apprezzato il campione europeo leggeri, il belga Francesco Patera (22-3), 26 anni, genitori italiani, del quale abbiamo parlato a lungo nella presentazione, ha difeso la cintura con una prestazione di alta qualità, costringendo alla resa il generoso e battagliero irlandese del Nord, Paul Hyland Jr. (20-2), 29 anni,  partito a mille aggiudicandosi il round di apertura, col campione ben coperto e attento, ma dalla seconda ripresa la situazione cambiava grazie ad un destro d’incontro di Patera che costringeva al conteggio lo  sfidante, tra l’altro ferito alla tempia destra. Il tema tattico si orienta sugli attacchi spesso scriteriati di un Hyland che va incontro alle repliche pulite e precise di Patera che mostra una boxe di alto livello, traducendo la precisione in potenza. Sul finire del quinto round, il montante sinistro centra il fegato dello sfidante che subisce il secondo conteggio. Decisivo e definitivo il sesto tempo, con una vera e propria esecuzione. Nel giro di pochi secondi, il fegato di Hyland è offeso due volte con altrettanti conteggi e giustamente l’arbitro decreta lo stop. Patera ha destato ottima impressione sul pubblico e quasi certamente i Cherchi lo riproporranno in Italia. Nella terza sfida era in palio il vacante titolo Global, cintura fumosa della WBO, rappresentata in Europa dal non dimenticato ex campione, l’ungherese Kovacs, che ha mandato il figlio Bence, 24 anni, tipo molto fighetto a dirigere il confronto che vedeva sul ring il mancino calabrese di stanza a Bergamo, l’imbattuto Dario Morello (15) 26 anni, contro il belga residente in Francia, l’esperto e spigoloso Ahmed El Hamiwl (19-9-2), che fin dall’inizio dimostrava di essere deciso a mettere il match sulla rissa senza regole. Ne è venuto fuori una battaglia sporcata dalle ripetute scorrettezze di Ahmed, che si è esibito in tutto lo scibile possibile immaginabile, compresa la classica mossa del judo, per ottenere l’ippon, mettendo al tappeto Morello, che non è certo stupido, ma contro certi avversari qualsiasi pugile si trova a disagio. In mezzo a tutto questo sfacelo, l’imberbe Kovacs ha fatto la figura del fantasma sul ring, praticamente inesistente, ma attento a detergersi il sudore ad ogni fine round con la salvietta. Ha compiuto l’impresa di arrivare alla decima ed ultima ripresa senza comminare un richiamo al belga, che andava squalificato già a metà incontro. Arbitri e giudici a bordo ring si guardavano in faccia, increduli e sgomenti di questa non prestazione del figlio di Kovacs. Ci si chiede se non esiste una commissione per evitare figuracce del genere. Papà Morello, maestro di boxe molto apprezzato, l’ha presa con filosofia: “Dario ha imparato più da questo match che da tutti i precedenti. Mancava solo la morsicata e poi il repertorio del belga era completo. Adesso per qualche mese lo riporto a casa per rifinire certe situazione tecniche che deve migliorare. Poi torniamo a Milano, sperando di trovare un pugile, non un pagliaccio”. Negli altri incontri, il medio milanese Riccardo Merafina (6) ha impiegato ben 39” a far fuori l’albanese Altin Dedej (3-5), con un montante sinistro doppiato e mortifero. Veloce anche Ivan Zucco  (7), possente supermedio di Verbania, che ha messo out il bulgaro Borislav Zankow (10-26-1) alla terza tornata, frastornato di colpi fin dall’inizio. Match a senso unico che conferma la crescita di Zucco. Il welter ucraino Maxim Prodan (17-0-1) ha faticato più del previsto per battere il georgiano Nika Nakashidze (7-8-1), abile ad evitare le sfuriate del rivale, intestarditosi a mettere KO il rivale, quindi puntando al colpo unico. Errore tattico, perché si esponeva alle repliche di un rivale meno potente ma più veloce. Vittoria stretta per Prodan. Netto, ma faticato il successo del welter Nicholas Esposito (10) che festeggia il successo col 25° anno. Jonny Zeze (2-2) 21 anni, l’avversario nato in Camerun, residente a S. Severo nelle Puglie, conferma le ottime qualità annunciate dai suoi maestri: veloce e preciso, schiva e rientra, creando non  pochi problemi a Esposito, che ha saputo soffrire e nel contempo colpire, alzando il ritmo ad ogni ripresa. Gli effetti si sono fatti sentire dal quarto tempo. Grazie alla preparazione il cremonese ha vinto nettamente, sia pure faticando tanto. In apertura il supermedio pugliese Luca Capuano (10) ha battuto con padronanza il mai domo Filippo Gallerini (7-4) che non si è dato mai per vinto, subendo molti colpi, ma ancora in grado nel sesto e ultimo round di centrare l’avversario con un bel destro, anche se una rondine non fa primavera, diciamo che è stato il colpo della bandiera. Al suo angolo, il non dimenticato campione d’Europa e plurisfidante mondiale, Luigi Minchillo. Infine, il rientro del piuma inglese Jamie McDonnell (30-3-1), 33 anni, che ha veleggiato per diverse stagioni a livello mondiale, titolare  WBA da gallo, dopo la disfatta contro il nipponico Inoue, si è preso una lunga pausa ed è risalito da piuma nel nuovo Palalido. Il test non era troppo difficile, ovvero   Cristian Narvaez (15-16-1) del Nicaragua, tipo molto mobile ed esperto, che ha limitato al minimo i danni, facilitato dalla tattica dell’inglese che non intendeva forzare ma fare fiato e arrivare ai sei round, vincendo comodamente per iniziare la scalata ai vertici nella categoria superiore.                                                                                                                                                                                           Bilancio più che buono, della Matchroom Boxing Italy and Opi Since 82, in attesa del prossimo appuntamento a Roma l’11 luglio, con Turchi, Blandamura, Marsili, Demchenko, Natalizi, Medizabal, Federici, Bevilacqua e Manfredonia. Altra maratona in guantoni, nel segno della continuità.

Foto di Fabio Bozzani

Di Alfredo

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