di Giuliano Orlando
Si è chiuso il sipario ai Giochi del Mediterraneo 2018, 18° edizione, con l’Italia che rafforza il medagliere, anche se stavolta l’Egitto ci ha superato con tre ori, contro i due azzurri. Non accadeva dalla prima edizione del 1951, disputato ad Alessandria d’Egitto, quando il locali salirono per cinque volte sul podio più alto. Da allora la squadra africana aveva conquistato tre ori solo nel ’59 a Beirouth in Libano e quattro nel 1971 a Izmir in Turchia, più avanti pur mandando sempre il meglio del momento, era sempre stata superata da altre nazioni. L’Italia nel complesso ha conquistato più podi, quattro contro tre, ma sull’oro è rimasta indietro. Un torneo quello di Tarragona, piuttosto strano e laborioso. Non intendiamo fare processi ai giudici, ma quando su 89 verdetti ben 17 finiscono 3-2, quasi il 20%, appare chiaro che non c’è uniformità di giudizio. Poi ci son stati alcuni casi che travalicano la buona fede. La giudice della Bosnia Herzegovina, Tina Polesan, che potrebbe avere radici di casa nostra, una signora bionda molto sorridente, pettinata anni ’30, con l’Italia deve avere un conto negativo in sospeso. Lo illustrano i numeri. Oltre ad andare fuori verdetto in diverse occasioni, ha segnato contro gli italiani qualcosa come sei volte su otto! Ha dato la vittoria, nella finale tra Mouhiidine e il croato Pilipi, dominato dal nostro. Proprio non poteva esimersi. Tra Di Serio e Merlaku (Kos) quattro giudici hanno segnato 30-27, lei 29-28. Determinante il voto contrario per Magrì e Vianello, unica contro con Cavallaro e Cappai (4-1). Non venitemi a dire che è solo casuale. Sorprende che il responsabile tecnico, abbia continuato a metterla in giuria con gli italiani, nonostante l’atteggiamento anti italiano. So che è stato contattato il presidente dell’EUBC, ma evidentemente il cartello è intoccabile. Detto questo non intendiamo giustificare alcune prestazione opache degli azzurri. Per fortuna i due vincitori sono ragazzi giovani. Poteva andare meglio o anche peggio. Una rassegna con tanti risultati imprevisti e troppe distonie dei giudici come abbiamo detto. L’Italia ha portato i migliori 8 elementi, con la forzata rinuncia di Di Lernia nei 64 kg. per infortunio. Il bilancio finale ci vede al secondo posto, dietro all’Egitto. Che dire, filosoficamente potremmo dire: mal comune è mezzo gaudio. L’Algeria nel 2013 a Marsin in Turchia vinse ben cinque ori, stavolta si è fermata a 2 bronzi! Francia e Spagna e anche la Turchia non possono certo rallegrarsi. Ferme ad un oro. Pur portando il meglio. In particolare la Francia che ha vinto grazie alla carta sicura Sofiane Oumiha, nei 60 kg., già vincitore nel 2013, magrebino di origini, argento olimpico, campione del mondo, un longilineo dal naso a vela, abilissimo nella lunga distanza, dove usa i colpi diritti con grande maestria, ottimo gioco di gambe e del tronco. Un pugile completo, dilettante ideale, che anche a Tarragona ha confermato di essere il migliore. Per contro i galletti hanno perso per strada il giovane Bennama (52) che sembrava una certezza dopo le belle prova agli europei youth, il gallo Rodriguez a spese del nostro Di Serio, il superleggero Mehah eliminato dal marocchino Nadir, ma in particolare hanno fallito col medio Bamba, sconfitto dal nostro Cavallaro in semifinale, col mediomassimo Diabira molto esperto, il mediomassimo Biongolo costretto all’abbandono al primo rond contro il croato Toni Filipi e il + 91, Aboudou, campione nazionale da tre anni, che aveva illuso col successo discutibile contro il nostro Vianello, ma bloccato dall’egiziano Hafez, che ha poi vinto il titolo. Stesso discorso per la Turchia, che ha salvato il bilancio col giovane Erdemir, il miglior talento della squadra, 22 anni e un boxe molto spettacolare, defraudato lo scorso marzo dell’europeo U22 in Romania, stavolta ha vinto senza problemi. Salvo la finale dove il marocchino Nadir lo ha impegnato niente male. L’Egitto è stato bravo e fortunato, vincendo diverse volte 3-2, compresa la finale nei mediomassimi, con Abdelgawwad, premiato dalla giuria contro il tunisino Malkan, che in avvio aveva eliminato l’azzurro Manfredonia, apparso impreciso e poco tonico. La Spagna ha vinto con Escobar nei 52 con pieno merito. Bene è andata la Siria, che ha da sempre tradizioni pugilistiche, anche se non vinceva dal 1991 ad Atene (tre ori). Stavolta lo ha fatto col suo capitano il medio Ahamad GHosoun, campione nazionale dal 2013, elemento molto forte atleticamente, che ha battuto in finale Salvatore Cavallaro, forse un po’ affaticato per aver sostenuto un torneo decisamente più faticoso, battendo il turco Ozkal e il francese Bamba due clienti alla vittoria. Mentre il siriano incrociava i guantoni con rivali meno impegnativi. Forse questa la ragione di una sconfitta comunque discutibile, di stretta misura. Detto della concorrenza, il bilancio italiano anche se quattro medaglie non sono da buttare, va considerato inferiore alle attese. Su Iozia (60) e Magrì (69) quasi debuttanti non era pensabile il podio, ma almeno un passetto avanti era auspicabile. Invece si sono fermati al primo ostacolo senza dare l’impressione di crederci troppo. Il mediomassimo Manfredonia, che ha disputato i Giochi di Rio, era un punto interrogativo, dopo la sosta per infortuni vari. Il rientro a Tarragona non è stato brillante. Dominato dal turco Malkan. Di Vianello, confesso che non vorrei parlarne. Conoscendolo bene e apprezzandone i suoi valori morali. Un gran bravo atleta, che si applica in allenamento, ma da tempo incapace di compiere l’auspicato salto di qualità, che i suoi mezzi atletici dovrebbero consentirgli. Dal 2016 ha fallito tutti i traguardi, dai Giochi ai mondiali, dagli europei al Mediterraneo. In Spagna l’ha superato il francese Aboudou, che solo due mesi prima aveva battuto nettamente in Italia. Cosa succede? Difficile dare una spiegazione. Non condividiamo neppure la convinzione che sia responsabile, l’atterramento subito dall’inglese Clarke nelle World Series ad aprile. Tra pesi massimi, i conteggi fanno parte del rischio, purchè non sia una continuità. Il francese era battibile eccome. Per i responsabili tecnici, un problema di non facile soluzione. Le note positive arrivano da Di Serio, 21 anni, casertano che dopo aver dominato negli jr. e youth in campo europeo, ha stentato a farsi luce negli elite. Diciamo che ha avuto una crescita lenta. La vittoria nel Mediterraneo è importante perché significa fiducia nei propri mezzi. Dopo gli ultimi europei U22, il mondiale 2017 e altri tornei, dove si è sempre fermato prima del podio, stavolta ha toccato quello più alto. Ha vinto bene, battendo due avversario tosti come il francese Rodriguez e il tunisino Mhamdi, spigoloso e scorretto. In finale non poteva farsi superare dall’albanese Zenelli residente in Italia che ben conosce e ha già battuto. Comunque un primo passo avanti importante. Ancor meglio il massimo Aziz Mouhiidine che nonostante il cognome marocchino, papà è nato a Casablanca, scomparso pochi mesi addietro, il giovanotto è nato a Salerno, parla campano e frequenta la palestra da giovanissimo. Ha fatto esperienza negli jr. e negli youth, ha vinto e perso, ma ha sempre fatto miglioramenti. Ha un carattere solare, positivo e questo lo aiuta assai. Non è un picchiatore, ma non tecnico rapido di gambe e braccia, mancino molto abile, dallo scorso anno ha iniziato a prendere l’abitudine al primo posto. Ha 19 anni e ha vinto l’europeo U22 nei +91, categoria frequentata fino ad aprile. Da massimo, si è aggiudicato il titolo del Mediterraneo alla grande. La prova più difficile all’esordio, contro il siriano Ghossoun, 28 anni e dieci di carriera, ma l’ha spuntata nonostante l’ostilità di alcuni giudici. Superato il siriano ha viaggiato a mille. Ha dominato il turco Aksin e in finale il favorito croato Toni Filipi, che si era presentato con due vittorie per KO. Contro Aziz ha spolverato l’aria e beccato i pugni precisi e rapidi dell’italiano. Un 5-0 che fotografa la superiorità di Aziz.

Di Alfredo

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