di Giuliano Orlando

Sono venuto a conoscenza solo a distanza di dieci giorni dell’uccisione del cigno Brutus, la mascotte del Parco Nord, al mio rientro dalla Francia. Frequento il parco da jogger (36 maratone alle spalle, in tutto il mondo), fin dagli anni ’70, quando rischiava di scomparire, per il passaggio della famigerata Gronda Nord e l’insediamento di Milano 4, che ne avrebbe fatto l’ennesimo insediamento urbano e l’attraversamento di una grande autostrada, tagliando in due Affori. Faccio parte del gruppo che andò a protestare davanti al Comune di Milano per evitare che ciò avvenisse. Per fortuna una serie di circostanze favorevoli, compreso l’inserimento del Parco cittadino sotto la protezione dell’Unione Europa – oggi è il più vasto d’Europa -, evitarono il disastro, dando ai residenti della zona Nord di Milano, l’opportunità di poter godere di un polmone verde di eccezionale importanza. Nato nel 1967, dagli anni ’80 si è sviluppato toccando un’area di 6 milioni di mq. Più grande dei parchi di Copenaghen e Stoccolma. Nel 1980 la Nike e Longoni Sport, mi commissionarono la redazione di un opuscolo che illustrava tutti i parchi milanesi e la pubblicazione è rimasta per anni la guida delle zone verdi cittadine. Va dato atto ai responsabili del Parco di averlo ampliato e rimboscato anno dopo anno rendendolo vivibile a tutti: riferimento per famiglie e gruppi, in particolare nei week end, facendo scomparire spacciatori e clienti, grazie alla sorveglianza degli agenti e ai tanti volontari che ne rendono piacevole la frequentazione. L’interessamento delle scuole della zona a far conoscere questo gioiello verde, iniziative sempre più ampie, concerti e visite guidate, settimane verdi e festival di varia natura, gli orti e la presenza nei laghi di paperelle e in particolare di due cigni, resero il parco luogo ancora più ospitale e invitante. Questo una decina di anni addietro. Purtroppo uno dei due cigni venne trovato morto dopo pochi mesi. Si temeva che il compagno rimasto solo lasciasse in laghetto, invece questo non accadde, e pur solitario divenne una presenza che anno dopo anno, si creò una sua popolarità. Venne chiamato Brutus, per il suo carattere non troppo socievole, non certo per l’aspetto esteriore, essendo un bellissimo esemplare. Col tempo anche Brutus divenne più socievole al punto di far prevalere la parte vanitosa del carattere, lasciandosi avvicinare per le foto, in particolare dai bambini, avendo molta cura della sua pulizia personale, trovando spazi sui prati limitrofi al laghetto. In occasione di una gara riservata ai bambini su piccole imbarcazioni, infastidito per il traffico insolito, con molta dignità si andò a collocare sopra un rilievo dietro l’attiguo piazzale del bar, tornando in acqua appena terminata la manifestazione. Il lago era il suo regno e non voleva che attorno ci fossero troppi intrusi. Quando ciò accadeva, alzare le maestose ali e partiva come un aereo in picchiata, sollevandosi dall’acqua per gettarsi in picchiata verso papere e tutto quello che occupava l’area di sua proprietà acquisita. Uno spettacolo imperdibile. A fine 2019 si ferì ad un’ala e le guardie del Parco, su nostra segnalazione, lo fecero ricoverare presso il Centro di Recupero Cros a Vanzago, dove venne curato alla perfezione. Fece ritorno al suo lago il 16 gennaio 2020, perfettamente guarito e ancor più mascotte di piccoli e grandi. La scuola Achille Ricci, attigua al Parco, diede spazio all’evento, facendolo trattare da alcune classi.                                                                                                                        Ho letto che varie associazioni stanno operando nella ricerca del colpevole, un soggetto difficile da collocare sul piano umano e sociale, un omicidio odioso e brutale, contro un simbolo di amicizia e bellezza. Si pensa lo abbia fatto per fame. Bugia assoluta. A Milano ci sono associazioni di volontariato e non sono poche, che ti assicurano un pasto e un letto, gratuitamente ad ogni ora. Pare che abbia filmato il suo gesto, quindi possedeva anche il cellulare, che solitamente costa qualcosa, sempre più di un pasto. In attesa che la denuncia abbia un seguito e che venga individuato questo scellerato soggetto, con alcuni colleghi vogliamo ricordarlo coinvolgendo le tantissime persone che volevano bene al cigno, tanto da farne una presenza di famiglia allargata. La prima iniziativa riguarda una petizione volontaria per erigere una statua a ricordo di Brutus da porre nel piazzale antistante il bar dove inizia il lago. Ho parlato con molti esercenti disposti a porre la petizione sulle loro vetrine. Nella zona viene pubblicato ABC il giornale di Milano Nord, che potrebbe diventare il portavoce ufficiale per raccogliere i fondi per l’iniziativa. Convito che una costruzione metallica sia la migliore e sicuramente troveremo anche un artista disposto a eseguirla a prezzo amico. La seconda idea è più complicata, almeno in apparenza, ma non meno stuzzicante e coinvolgente. Durante il mio soggiorno a Cagnes sur Mer, cittadina sulla Costa azzurra tra Nizza e Antibes, un gioiellino dove risiedono moltissimi italiani. In un tratto di mare attiguo alla parte ovest, staziona una bellissima copia di cigni, che nei   mesi scorsi ha allargato la famiglia con ben cinque piccoli arrivi. Creare un gemellaggio tra Milano Nord e Cagnes sur Mer, con la donazione di uno o due dei giovani cigni, che troverebbero una nuova sede dove crescere al meglio. All’occorrenza potrei prendere contatto con la parte francese e portare avanti il gemellaggio, sempre che il Parco Nord sia favorevole all’idea.  Con l’amico e collega di maratone, Giuseppe Guerrini, nel frattempo speriamo di contattare l’onorevole Brambilla e l’assessore Decorato per sensibilizzarli nella ricerca dell’assassino di Brutus che deve assolutamente pagare per un gesto tanto vigliacco e crudele.

Di Alfredo

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