di Giuliano Orlando

MONTESILVANO. Tutti a casa dopo una sbornia di pugni giovani (15/16 anni), almeno sulla carta e mi permetto di dubitare che tutti gli iscritti fossero realmente nella norma anagrafica. Un problema ricorrente al quale non si è ancora trovato rimedio. L’Italia, pur partendo ad handicap (nella quasi totalità dell’Europa si inizia l’attività a 10 anni, in alcuni Paesi anche prima, da noi si parte dai 13 anni), ha raccolto due ori, un argento e otto bronzi. Bilancio più che buono, con l’Italia al maschile terza e quella femminile settima. Nel computo totale, sono salite sul podio 23 nazioni delle 33 presenti a Montesilvano, la bella cittadina abruzzese, nel pescarese a vocazione turistica, che ha ospitato nell’ampia struttura del Pala Dean Martin, la massima rassegna europea della boxe juniores. L’assenza della Russia ha permesso l’allargamento delle nazioni che hanno conquistato l’oro in modo esponenziale. Nel 2021 a Tbilisi in Georgia, la Russia conquistò, 18 delle 25 medaglie d’oro in palio. Otto su tredici con i maschi, dieci su dodici con le femmine. Le briciole le raccolsero l’Ucraina con tre ori maschili e uno femminile, gli altri due ori maschili toccarono al magiaro Olah e al georgiano Kajaia. A Montesilvano l’unico presente, l’ucraino Oleh Hichva non ha potuto difendere il titolo nei 66 kg. essendosi ritirata una parte della squadra per la scissione della Federazione, sospesa dall’IBA in seguito alla destituzione del presidente ucraino da parte del governo, ritenendolo filorusso. Una situazione che mi auguro venga risolta nel modo migliore con buonsenso. Le altre due titolari del 2021, la cipriota Laila Abdullatif salita dai 48 ai 52 e la romena Amalia Nita nei 66, sono giunte in finale. La prima ha perso l’imbattibilità che durava dal 2020 con l’oro nelle schoolgirl, proseguita l’anno dopo tra le jr, battendo in finale la nostra Schininà. Stavolta la prestigiosa marcia si è interrotta per merito della longilinea scozzese Lorna Mitchell, mancina lineare che ha saputo anticipare la cipriota, apparsa meno esplosiva del solito, grazie ad un terzo round più determinato. Ha fatto il bis la romena Amalia Nita, organicamente molto forte, rimasta nei 63 kg. battendo in finale la nostra Amina Golinelli, classe 2007, la gradita novità azzurra, da elogiare anche se è mancata la ciliegina d’oro. La balcanica ha fatto valere fisico ed esperienza, contro una rivale in formazione, destinata a scendere nei 60 chili. L’azzurra regalava 15 cm in altezza e altrettanti nell’allungo. Con tutto questo ha lottato con determinazione fino all’ultimo. Amina arriva da Budrio in Emilia, allieva dei maestri Eugenio Milazzo e Franco Di Bella. Entra in palestra nel 2020 per perdere peso. Partecipa al campionato schoolgirl e vince il tricolore. Chiamata da Valeria Calabrese, in una stagione scende da 75 a 66 kg. e debutta agli europei con meno di 20 incontri per fare esperienza. Aver raggiunto .la finale è stata impresa oltre le attese. Boxe molto personale, piacevole e spettacolare, anche se in formazione. L’anno prossimo sarà un’altra storia. A questi europei, l’oro se lo sono diviso otto nazioni nei maschi: Georgia, Grecia, Armenia e Italia che hanno fatto doppietta, uno a testa per G.B., Irlanda, Azerbajan e Turchia. Addirittura dieci nazioni tra le ragazze. L’Inghilterra ha centrato il tris, la Polonia il bis, per Grecia, Irlanda, Azerbajan, Scozia, CZE, Croazia, Romania e Ucraina un oro a testa. Da rilevare l’impostazione agonistica che ha privilegiato l’attacco esasperato, trascurando quasi totalmente la difesa, per cui gli attaccanti ad oltranza, hanno avuto partita vinta su avversari più tecnici, snaturando spesso quella che dovrebbe essere l’impostazione dei giovani, teoricamente di 15 e 16 anni. Il professore Mario Sturla, presidente mondiale dei medici sportivi, spettatore attento, osservandone la muscolatura, affermava con cognizione di causa, essere tipica di atleti oltre i 18 anni. Oltretutto gli arbitri nella quasi totalità, hanno lasciato correre scorrettezze, quali le sventola senza chiudere il colpo, tenute e spinte, falsando spesso la superiorità del pugile più corretto. Emblematica la sconfitta di Graziella Schininà (46), argento uscente, contro la turca Duman, alla quale l’arbitro ha permesso di tutto, dalle spinte alle sventole, senza mai girare un colpo, premiata da una giuria che ha quasi sempre privilegiato la rissa alla scherma. Lo stesso discorso in riferimento alla finale degli 80 kg. maschile tra l’azzurro Christian Sarsilli e il tedesco Sofian Bizzit, che ha sciorinato ogni tipo di scorrettezze, senza che l’arbitro lettone Sergei Petrunian, mediocre anche da giudice, intervenisse. Ragion per cui la superiorità tecnica dell’italiano veniva vanificata e gli stessi giudici seguivano l’onda, arrivando alla fine ad un 3-2 per l’azzurro, che è sembrato un regalo. Se l’arbitro fosse intervenuto con almeno un richiamo, la situazione avrebbe meglio premiato l’azzurro che meritava il verdetto unanime. L’EUBC sotto la guida del nuovo presidente greco, il dottor Ioannis Filippatos presente al torneo, seguendo la strada tracciata dal suo predecessore Franco Falcinelli, ha rotto una continuità storica, inserendo nella torre eburnea arbitrale un tecnico, nel caso specifico, l’ex presidente federale italiano Vittorio Lai, quale nuovo Responsabile arbitri e giudici, ruolo da sempre assunto da addetti ai lavori. Sono certo, conoscendo VIttorio, che saprà riportare il pugilato all’espressione schermistica e non a rissa di strada.                                                                                                    

Tra i maschi, i 13 campioni sono tutti fior di conio. Tra questi, oltre al piemontese di Verbania, che si allena a Novara, Christian Sarsilli, anche il romanino di Casal Bruciato, Antonio Marsala (48) che ha battuto nettamente l’irlandese Jamie Collins, incapace di trovare la giusta contraria alla velocità e mobilità dell’italiano, a bersaglio sempre un attimo prima del rivale. I due greci giunti all’oro, il leggero Topalos e il 63 kg. Fotiadis hanno rispecchiato lo stesso stile aggressivo. Il primo battendo il più tecnico moldovo Guranda, il secondo costringendo alla resa l’inglese Barrett prima che si chiudesse il round iniziale. Anche i due armeni dei tre finalisti, si sono imposti di forza, mostrando potenza e resistenza atletica inusuale all’età jr. Nei 52, Arstamyan ha vinto contro il talento inglese Birchall, che per due round ha mostrato qualità tecniche (anticipo e schivante, rientri e spostamenti) da fuoriclasse, nella terza venuta meno l’autonomia è uscita la forza dell’armeno che ha capovolto il risultato che sembrava acquisito per l’inglese. Il secondo oro armeno l’ha vinto Keeyan (46) offrendo ottima boxe contro l’altro inglese Varey superato chiaramente. La Georgia conferma il buon vivaio anche a livello giovanile, grazie a Tchotchua (50) impegnato fino all’ultimo dal tedesco di passaporto Daniel Balko, croato di nascita, finito alla pari. L’altro georgiano premiato è stato il medio Natroshvili, che dopo aver vinto i primi due round contro l’albanese Amarche – che aveva eliminato il nostro Giuseppe Cirillo in semifinale – ha sfiorato l’oro, con un terzo round furibondo, non sufficiente a ottenere il successo. L’Ungheria centra l’oro nei 70 kg., senza fatica con Nileborg, vincitore per wo, sul georgiano Ohanyan, ferito in semifinale contro il polacco Rondon. Adam Maca (52) salva l’onore inglese (un solo oro su quattro finalisti) con un finale pirotecnico sull’azero Ashiraliyev dalla struttura imponente. Irlanda, Turchia e Azerbajan completano il quadro maschile di vertice. O’Donnell si impone sul polacco Urbanski, nei +80 la spunta il turco Tarhan sull’israeliano Prilutsky, mentre Gasimzade (57) si impone sul bulgaro Iliev dopo un confronto equilibrato. A sorpresa nazioni quotate come Polonia, Romania, Croazia e Germania restano all’asciutto. Nel settore femminile, festa inglese con tre ori (Pumphrey; Lonsdale e White) decisamente le migliori delle categorie 50, 54 e 48, la Polonia vince con le monumentali Kostrzewa (80) e Zanden (+80) due carri armati che hanno sgretolato la resistenza della turca Ozdemire e della krukka Gatt. Gli altri ori (già detto dei 66 e 52), assegnati all’ucraina Taran (75) sull’irlandese McDonagh, all’azera Rzayeva (70) sulla polacca Araszewska, all’ottima Jlkova (CZE) nei 57, capace di tenere e bada l’irruente greca Kouzilou, abituata a vincere di forza, mentre l’altra ellenica Trifylli (46) ha insegnato alla turca Duman, giunta in finale portando sventole e spinte, come si fa la boxe corretta, visto che arbitri e giudici non ci sono riusciti. La scoperta più piacevole è stata la longilinea croata Mariele Steko (63), la sorella di Balko, argento maschile, fisico da modella, allenata dal papà, residente a Monaco di Baviera, che ha offerto boxe elegante e pregevole, muovendosi con tempismo e abilità ha dominato la turca Babbat, spesso andata a farfalle, inseguendo un’ombra imprendibile. La croata, alta 1,80, passata dalla kick al pugilato, studentessa modello, indecisa per un futuro da medico o avvocato, adora le moda italiana e vorrebbe visitare il nostro paese. Il percorso dell’Italia presente in tutte le categorie nei maschi, nove azzurre nelle jr. è stato onorato anche con cinque bronzi maschili e tre femminili. Sul podio maschile Francesco Crucillà (52), allievo del Team Tranchina di Palermo, ha battuto Kucera (CZE) e il forte ma anche scorretto lettone Sidorenko nei quarti. In semifinale contro il talento inglese Birchall, ha pagato lo scotto dell’inesperienza, fermato con molta precipitazione al secondo round. Il casertano Francesco Savarese (66), classe 2007, allievo delle FFOO sezione giovanile, ha sconfitto due rivali quotati come lo spagnolo Montoya e il turco Babbat entrando in semifinale, dove ha trovato l’irlandese O’Donnell, alto e veloce, oltre che esperto, cedendo ai punti. O’Donnell ha poi vinto l’oro comodamente.  Nei 70 il c.t. Franco Federici, aveva pronosticato che il siciliano della Dresda di Siracusa, Gabriel Morale, classe 2007, potesse arrivare sul podio, dopo il bronzo negli schoolboy dello scorso anno a Sarajevo. Un bronzo che avrebbe meritato la finale se le solite giurie non lo avessero punito (2-3) contro lo spigoloso armeno Ohanyan in semifinale. In avvio ha battuto il turco Celebi e ha poi saltato i quarti per la rinuncia dell’ucraino Zakharchenko. Adesso deve salire sul ring più spesso e creare i presupposti per l’anno prossimo dell’ulteriore salto di qualità. Il medio Giuseppe Cirillo, 27 match dopo gli europei, allievo dell’Excelsior di Marcianise del maestro Brillantino, ha preso parte al torneo, sostituendo il pugliese Paolo Fasanelli, campione italiano in carica. Nonostante la scarsa esperienza, contro avversari dai record almeno doppi, ha vinto due incontri importanti, battendo l’irlandese Dunlop e il romeno Teodosescu, papabili al podio. Contro l’albanese Amar, dal fisico impressionante e dall’età molto sospetta, ha ceduto nell’ultimo round, dopo una buona partenza, facendo valere la migliore impostazione tecnica. Nella seconda parte la potenza atletica dell’albanese, che sembra un ventenne, ha avuto la meglio. In finale contro l’armeno Keyan, pareva di assistere al confronto tra due élite e non certo jr. Il quinto bronzo azzurro, vale più dell’oro che ha conquistato il turco Tarhant, sull’israeliano di radici russe Prilutscky in finale. Vincenzo Guida aveva dominato l’israeliano in Serbia. Il giovanotto di Maddaloni, allievo della Boxe del maestro Ciaramella, avrebbe meritato ampiamente il titolo, non ci fossero state condizioni decisamente avverse a cominciare da un raffreddore maligno che ne ha condizionato il rendimento. Ugualmente, dopo aver dominato il georgiano Morgoshia, nei quarti, incrociava l’irlandese Olaniyan un gigante sul quale i suoi mentori giuravano per l’oro. In effetti l’inizio era da paura per l’azzurro, colpito al fegato da un montante terribile, veniva contato due volte e finiva il round indietro di due punti per tre giudici. Solo un miracolo poteva cambiare l’andamento della sfida. Incredibile ma vero, Guida, ben guidato dall’angolo si presentava meno frontale e colpiva duro a sua volta; mettendo in difficoltà l’avversario, sorpreso dalla reazione dell’italiano, aggiudicandosi il round per tre giudici. A quel punto tutto era possibile. Infatti Guida trovava la forza per mettere in crisi l’irlandese, addirittura contato e alla fine battuto (3-2) con grande sconcerto dall’angolo di Olaniyan. Purtroppo lo sforzo pazzesco della sfida precedente e la difficoltà respiratoria incidevano sul confronto del giorno dopo in semifinale contro il turco. Dopo aver vinto il primo round (4-1), le forze si esaurivano e l’arbitro ci metteva del suo, ignorando gli abbracci di Tarhan, che aggiudicandosi la terza ripresa arrivava in finale e poi vinceva l’oro! Resta il fatto che la sfida tra Guida e l’irlandese va indicata come la più spettacolare degli europei. Il prossimo anno, potremmo vedere un Guida più asciutto e forse anche negli 80 kg. e saranno guai per tutti gli avversari.  Anche gli azzurri che non sono saliti sul podio meritano elogi, avendo pagato l’handicap dell’inesperienza. Il lucchese Sasha Mencaroni (46), 19 incontri, si è tolto la soddisfazione di vincere il match d’esordio, battendo il serbo Maksimovic, lottando quasi alla pari col bulgaro Popov, per il bronzo. Giuseppe Dell’Aquila (50), 34 incontri, allievo di Francesco Rossano e Dario Vangeli, nella sezione giovanile FFOO, dopo l’inizio vincente contro l’azero Nasibov, veniva punito clamorosamente dai giudici nella sfida contro l’armeno Safaryan, che aveva perduto netto il round iniziale ma tre giudici lo premiano e l’arbitro bulgaro Pavlov faceva il resto. Chiaro che l’azzurro nella fase finale sia parso scoraggiato e demotivato. Verdetto bugiardo, ma quando il giudice romeno ed estone segnano 30-27 per l’armeno, ti cascano le braccia. Non è stato certo fortunato neppure il romano Davide Perrone (54) altro allievo del gym della Casalbruciato. Dopo la vittoria sul tedesco-croato Denis Balko all’esordio, incrocia l’inglese Maca, dominatore della categoria. L’azzurro è già bravo a limitare i danni. Anche l’ennesimo romano Tiziano Alciati (57), della Sparta Pugilato, parte bene superando l’estone Kamanin, poi inciampa sull’inglese Rodda, che senza essere un fenomeno ha più mestiere e lo elimina. Debbo dire che da Andrea Capitani (60) mi aspettavo qualcosa di meglio contro lo spagnolo Lanzarote, che lo ha superato chiaramente all’esordio del torneo. Un campionato da dimenticare per Karol Cristian Harpula, (63), mamma italiana, papà polacco residenti a Ravenna dove Karol è nato, passato alla sezione giovanile FFOO di Roma. Purtroppo la dissenteria ha cancellato ogni speranza di podio. Dopo aver battuto Pesek (CZE) ha trovato l’inglese Barrett che ha vinto un match dove l’azzurro era l’ombra del vero Harpula. Peccato, anche se oltre al malanno ci sono stati errori collaterali. Nel complesso la squadra azzurra completata dall’’altro tecnico Simone Autorino, della Roma Est e dal fisioterapista Giuseppe Russo, può essere soddisfatta, nonostante alcuni verdetti negativi dovuti a giudici di scarsa competenza.  La compagine femminile, guidata da Valeria Calabrese con Gianfranco Rosi e Lorenzo Di Giacomo al fianco, non ha raggiunto quell’oro al quale aspirava. Ma ha scoperto Amina Golinelli, che alla vigilia non figurava tra le aspiranti al podio. Di Graziella Schininà ho già detto. Diventa quasi noioso discutere sui 3-2 a nostro sfavore, ma quando lo trovi ai danni di Giulietta Marongiu (48), di Aprilia, contro la turca Kokduman ti girano i santissimi, anche se l’inglese White avrebbe messo tutti d’accordo. Brunilde Barca (50), della sezione giovanile FFOO in Campania è decisamente ancora tenera e lo ha dimostrato cedendo nettamente alla spagnola Gutierrez. Diverso il discorso sulla brevilinea romana Martina Vassallo (52) di Roma, giunta dai campionati di categoria, esordiente assoluta che ha battuto la tedesca Dick e si è difesa bene contro la cipriota Abdullatif, la favorita del torneo, poi battuta in finale. La veronese Stella Tosadori (54) anche lei brevilinea, ha disputato gli europei schoolgirl, subito stoppata dalla Benek in un match impostato sullo scambio e la turca aveva più forza. Sara Battistella (57) di Latina, campionessa italiana, ha battuto la turca Odun e la kosovara Canolli, ha cercato da resistere contro la greca Kouzilou, ma ha dovuto cedere ad una rivale che potrebbe battersi alla pari con colleghi maschi. La romana Ginevra Muzzi (60) è avanzata fino al bronzo, a spese della romena Andor e della slovena Naca, ma ha dimostrato limiti tecnici contro l’irlandese Lyndon che poi ha vinto l’oro. Due osservazioni sulla potente romana: punta troppo sul pugno pesante e potrebbe scendere di categoria tranquillamente. Infine Giulia Molinari (70), che come ha detto Valeria Calabrese, era la più inesperta, ma vista la carenza italiana nelle categorie pesanti, è sembrato giusto provare a farla combattere in un contesto importante. Fisicamente è bene costruita, deve sicuramente dare consistenza alla sua boxe. Ha trovato subito la polacca Araszewska giunta in finale, lottando per tre round con grande coraggio. Di più non poteva fare. Presenti il presidente federale Flavio D’Ambrosi, il presidente onorario EUBC Franco Falcinelli, che rappresenta il dirigente più importante della storia di vertice mondiale, la cui esperienza resta un punto di riferimento assoluto, il segretari generale Alberto Tappa, il vice presidente vicario Fabrizio Baldantoni, il consigliere dell’Abruzzo, Mariangela Verna, il tecnico Emanuele Renzini e Patrizio Oliva oro olimpico e tanto altro, tornato con la FPI nel ruolo di tecnico degli schoolboy. Visto anche Roberto Cammarelle.                                                                                                                                                                                      

Di Alfredo

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