di Franco Falcinelli

La 32° edizione dei Giochi Olimpici di Tokyo 2020 me la sono goduta davanti alla TV cercando di seguire anche le altre discipline olimpiche e non solo il pugilato come avveniva quando ero direttamente impegnato nel Torneo Olimpico che, come consuetudine, inizia immediatamente dopo la cerimonia di apertura e termina con la cerimonia di chiusura dei Giochi. Col rispetto di tutti i nostri valorosi azzurri che sono saliti o hanno sfiorato il podio, l’atletica leggera è la disciplina che più mi ha entusiasmato per le imprevedibili imprese dei nostri velocisti ed in particolare per Marcel Jacobs, medaglia d’oro nei 100 e nella 4×100, che voleva dedicarsi al pugilato se l’amore per l’atletica leggera non lo avesse irrimediabilmente attratto a sé. Il suo indomabile spirito di fighter e le sue eccezionali capacità atletiche ne avrebbero sicuramente fatto un campione anche sul ring. Ho seguito le nostre azzurre con grande trepidazione e sinceramente tutte le loro prestazioni sono state eccellenti. Irma Testa ci ha regalato la prima medaglia olimpica femminile. Un bronzo che lascia l’amaro in bocca in tutti coloro che l’avevano pronosticata quale naturale candidata alla vittoria finale. Cosa sia successo contro la filippina Nesthy Petecio, avversaria molto congeniale al pugilato dell’atleta delle FF.OO., consapevoli Irma e l’ottimo tecnico azzurro Emanuele Renzini.

La sconfitta di Irma non è sicuramente da imputare ad una carenza atletica o tecnico-tattica, ma a qualcosa che le ha prodotto una manipolazione della “motivazione intrinseca”, come viene definita dagli psicologi dello sport. Così come Angela Carini, battuta 3-2 dalla cinese di Taipei, Chen Nien-Chin, non ha potuto esprimersi al meglio delle sue capacità per la profonda sofferenza che ha caratterizzato l’intera preparazione ai Giochi a causa del precario stato di salute del suo adorato papà che l’ha lasciata per sempre, subito dopo il suo esordio a Tokyo. Ora le nostre quattro valorose azzurre possono confermare il loro valore ai prossimi Campionati del Mondo 2021.

Le Federazioni hanno programmato questo evento e stanno preparando le atlete a questo importante obiettivo post olimpico, ma a differenza dei maschi non sanno ancora esattamente quale saranno data e sede del Campionato mondiale femminile.

È stato davvero un piacere ammirare l’allenamento congiunto delle squadre di India, Azerbajan, Colombia, Perù, Panama, Ecuador, Polonia e Italia durante il Training Camp di Assisi per la fase finale della preparazione ai Giochi di Tokyo.

La Colombia ha fortemente protestato per il verdetto che ha visto sconfitto (4-1), il peso mosca Martinez Rivas contro il giapponese Ryomei Tanaka.

Molti tecnici ed arbitri e giudici che hanno visto il match in TV, sono concordi che il verdetto poteva essere assegnato al colombiano.

Ma anche la Francia e la Spagna hanno avanzato proteste ufficiali per la non condivisione dei risultati.

Dopo Rio, l’AIBA è stata accusata di non aver controllato i giudici nella valutazione dei risultati, di non averli scelti con cura e neutralità, oltre che non averli puniti adeguatamente quando commettevano errori evidenti per incapacità o addirittura corruzione.

Ebbene, se è vero che la Task Force del CIO, per dimostrare assoluta estraneità, ha selezionato arbitri e giudici, mediante un sorteggio, ritengo che sia stato un sistema non certamente migliore di quello che probabilmente, in passato, ha influito sulla neutralità degli arbitri e giudici. Anche se spesso alcune scelte determinavano un obbligo di riconoscenza che veniva pagato con la richiesta di particolari “attenzioni” verso qualche pugile.

In questo caso non si è tenuto conto dell’elemento più importante: le capacità e la competenza tecnica devono essere considerate prioritarie per assicurare la correttezza del risultato tecnico.

Abbiamo avuto anche a Tokyo troppi giudizi contrastanti, spesso con risultati diametralmente opposti. Con questo dettaglio. 136 i 5-0, 60: 4-1, 6: 4-0; 49: 3:2; 2: 3-0; 4: 3-1; 12: RSC; 4: KO; 2: WO; 1: DSQ.  Il 3-2 ha due visioni del confronto: l’estremo equilibrio o l’interpretazione opposta del match. I 49 verdetti espressi a Tokyo rappresentano una percentuale altissima, non certo ideale.

L’altra scelta che mi ha lasciato sensibilmente perplesso è il raddoppio di arbitri e giudici di uno stesso stato. Ovvero: Australia, Cuba, Stati Uniti, Argentina, Kazakhstan, Mongolia, Algeria e Marocco.

Anche questa fu una determinazione che avevamo fortemente contestato nei Giochi di Rio 2016, allorchè furono considerati i “5 stelle” come arbitri e giudici AIBA, quindi super partes, senza bandiera, e perciò affiancati da un arbitro o giudice dello stesso paese.

Le regole AIBA non lo consentono, ma come sempre i regolamenti non si applicano, ma si interpretano. Purtroppo!

Ebbene, dopo Tokyo senza l’AIBA, la Task Force del CIO dovrà almeno ammettere che il pugilato non è uno sport da “scienza missilistica” come ebbe a dichiarare simpaticamente il Presidente del CIO Thomas Bach, ma una disciplina olimpica tra le più complesse da praticare e da giudicare.

Gli arbitri e i giudici, in quanto esseri umani possono sbagliare senza essere corrotti!

Un’altra questione che mi ha lasciato perplesso è stata la non adozione del “Bout Analysis Review” (BAR) che io proposi subito dopo Rio 2016 e che da luglio 2021 è finalmente divenuto regola nelle competizioni youth ed élite dell’AIBA. 

Siamo fermamente convinti, e con noi lo sono anche tanti arbitri-giudici onesti e competenti, che un verdetto sbagliato va necessariamente cambiato! Solo in questo modo potremo garantire il rispetto dell’etica sportiva, eliminare il sospetto della corruzione, ridare fiducia ai pugili ed ai tecnici.

Ormai la tecnologia delle immagini è così avanzata che prima o poi qualcuno elaborerà un sistema di valutazione elettronico in cui la funzione degli arbitri e giudici sarà quella di confermarne i dati forniti dell’elaboratore elettronico senza compilare il loro cartellino.

Per ora è urgente e anche l’arbitro internazionale Alessandro Renzini ne condivide la inderogabilità, che la formazione degli arbitri e giudici va unificata.

Le future Continental Boxing Academies, dovranno definire un unico sistema formativo in cui il pugilato non è più uno sport affidato alla “soggettività” alimentata dalla propria cultura sportiva, ma dalla reale valutazione della qualità dei colpi che raggiungono il bersaglio utile. Ci sono parametri tecnici che definiscono, a parità di colpi giunti a segno, quali sono quelli che meritano una migliore valutazione. Non si può considerare di identico valore un colpo portato correttamente e con perfetto tempismo esecutivo ed uno che arriva a bersaglio con l’interno della mano, con minore efficacia e precisione.

Pertanto, vorrei rivolgere un urgente appello al Presidente del CIO Thomas Bach.

Caro Presidente, lei che è stato una gloriosa medaglia d’oro olimpica in uno sport di combattimento come la scherma, deve accogliere una richiesta che le rivolgo a nome di tutto il movimento pugilistico europeo e mondiale dalle pagine di questa gloriosa rivista sportiva (Boxe Ring): rimetta intorno ad un tavolo il CIO, l’AIBA, l’ASOIF, i NOC per ridiscutere quanto prima il futuro prossimo dell’AIBA!

A Parigi 2024, noi vogliamo rioccupare al nostro storico posto nella famiglia olimpica.  Vogliamo riconquistare il ruolo organizzativo dei prossimi eventi pre-olimpici. Assicuriamo la capacità e l’entusiasmo delle nostre Federazioni Nazionali che hanno preparato ed offerto al movimento olimpico atleti impareggiabili. Campioni che hanno scritto gloriose pagine di sport, ma anche di cultura sociale e politica.

Cassius Clay, George Foreman, Marvin Frazier, Floyd Patterson, Nino Benvenuti, Laszlo Papp, Henry Maske, Ray Leonard, Boris Lagutin, Teofilo Stevenson, i fratelli Vladimir e Vitali Klitcko, per citarne solo alcuni dei più popolari, sono stati grandi protagonisti dei Giochi Olimpici e riferimento ideologico per tante battaglie sociali e civili dell’era moderna.

L’AIBA con la nuova leadership vuole seguire le regole del CIO nel totale rispetto della Carta Olimpica.

Questa emarginazione ha provocato una tremenda confusione e ridimensionato drasticamente le possibilità di un ulteriore sviluppo del nostro movimento pugilistico che, mai come in questi anni, ha accresciuto la sua popolarità e la pratica come sport per tutti. Il popolo della boxe ha capito la lezione. Vogliamo una meritata rivincita.

Di Alfredo

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